Gioco
Veglia di preghiera e di rabbia a Scandicci per Niccolò Ciatti. Il padre: "Quelle belve paghino"
"Farò tutto quello che è possibile contro questi delinquenti e contro la discoteca se questa è davvero responsabile". Centinaia di persone in chiesa e tante testimonianze di solidarietà alla famiglia da tutta Italia
SCANDICCI. Centinaia di persone hanno gremito, mercoledì sera, 16 agosto, la chiesa della parrocchia di Gesù Buon Pastore a Scandicci (Firenze) per la veglia per Niccolò Ciatti, il giovane italiano pestato a morte nella discoteca di Lloret de Mar, in Spagna, da tre ceceni. "Che ingiustizia è morire così?", ha esordito il parroco don Giovanni Paccosi introducendo il rosario, poi recitato dai presenti insieme alla famiglia di Niccolò. In chiesa i genitori Luigi e Cinzia e la sorella Sara, arrivati insieme, in silenzio, con riserbo; la fidanzata Ilaria.
"Le parole della fede sono domande, non risposte - ha proseguito il parroco - non si può dire 'So il perché', bisogna rivolgersi a Cristo e chiedere, forse può darci uno spiraglio di speranza in un momento come questo". Nel grande dolore, vissuto con altrettanta, grande compostezza, si chiede giustizia.
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Entrando in chiesa il sindaco di Scandicci Sandro Fallani ha ringraziato "il governo italiano per l'impegno" mentre Scandicci si prepara ai funerali di Niccolò. "Siamo pronti - ha detto il sindaco - Facciamo prima possibile". Oggi, giovedì 17 agosto, Fallani ha un appuntamento telefonico col consolato in Spagna. C'è grande impazienza per riavere la salma di Niccolò Ciatti. Non solo la famiglia, ma tutti quelli che sono in chiesa vogliono celebrare presto i funerali; gli amici di scuola, quelli dello sport, quelli di Casellina, il quartiere dove abitava e dove si trova la chiesa, quelli del mercato dove lavorava, a Firenze. Le persone sono arrivate alla spicciolata, si sono disposte sul piazzale esterno alla chiesa e poi sono entrate in fila, una per volta, e hanno preso posto sulle panche. In silenzio. Poi hanno pregato.
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Lo sfogo del padre di Niccolò: "Quelle belve paghino". "Sono contentissimo per la vicinanza di tutti i miei concittadini stasera e spero che questo serva perché voglio che venga fatta veramente giustizia per mio figlio. Spero che queste belve paghino, ma già due di loro non si sa dove sono". Così, uscendo dalla chiesa di Scandicci dove mercoledì 16 agosto si è tenuta la veglia per Niccolò, si è espresso il padre Luigi parlando con i giornalisti e dopo aver salutato numerosissime persone che si sono strette intorno alla famiglia.
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"Spero che vadano in carcere e paghino perché non si può rovinare la vita di un ragazzo di 22 anni per niente", ha aggiunto, "la rabbia è tanta e pensare di avere un figlio di 22 anni sepolto e che questi che hanno 25 anni tra 10, 15 o 20 anni saranno fuori, vuol dire che non gli sarà stato fatto un gran male. Questo non lo troverei giusto. Dovrebbero essere al posto di mio figlio".
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"Si dice sempre che certe cose non devono accadere più - ha detto ancora Luigi Ciatti - ma io so che c'erano 9 guardie della sicurezza per 2.000 ragazzi e che non sono intervenute. Sono intervenute solo quando mio figlio era già in terra, ma al momento del bisogno non c'era nessuno". Luigi Ciatti, ricostruendo la serata nella discoteca di Lorett de Mar, ha spiegato che "era la festa degli italiani quella sera, e gli amici di mio figlio mi hanno detto che loro non uscivano mai la sera tardi a ballare in quei locali perché avevano paura. Però quella sera è iniziato a piovere e allora si sono infilati dentro questa discoteca e questo è stato il risultato".
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"Seguirò il processo e farò tutto quello che posso fare per mio figlio Niccolò - ha concluso Luigi Ciatti -Tutto quello che posso fare contro questi delinquenti, e contro la discoteca se veramente è responsabile come mi hanno detto, lo farò".
Durante la veglia di preghiera il parroco della parrocchia di Ges Buon Pastore a Scandicci, don Giovanni Paccosi, ha fatto sapere che in questi giorni sono arrivate alla parrocchia telefonate da tutta Italia da parte di persone addolorate per quanto accaduto, che si immedesimano nel dolore dei genitori e vogliono far arrivare un segnale di solidarietà.
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