Il dolore
Noi della Vab, eroi per scelta: "Così impariamo a combattere il fuoco"
“Il Tirreno” nel centro dove si addestrano ogni anno 1300 volontari toscani. A Monticiano l'unica struttura del genere in Italia. Le materie di insegnamento sono "bonifica" e "fuoco prescritto"
TOCCHI (SIENA). «Ero in cattedra a fare lezione ai ragazzi quando ho incrociato il suo sguardo. Catia era una volontaria antincendio ed era bellissima. È stato un colpo di fulmine. Ci siamo frequentati, sposati, ora abbiamo due bambini e ancora condividiamo la passione per il bosco. La fiamma... quella volta ha vinto lei! » . Enrico Magnani, pistoiese, 44 anni, al Centro addestramento Antincendio boschivo regionale La Pineta di Tocchi, a Monticiano, nel Senese ci ha trovato l’amore. Lui è uno dei dieci istruttori che ogni anno formano 1300 tra volontari e operai forestali. Un’eccellenza toscana: la struttura è l’unica nel suo genere in Italia. «Abbiamo il piacere di confrontarci al livello internazionale con altre realtà in Spagna, Francia e Portogallo», dice orgogliosa la direttrice, Paola Pasquinelli.
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UN PO’ DI NUMERI
Un centro di addestramento, inaugurato nel 2007, punto di riferimento per i 4200 volontari, i 500 operai forestali e i 200 direttori operazioni che vanta la macchina antincendio boschivo della Regione Toscana. Lì nel Senese arrivano persone – l’80% sono uomini – che hanno già frequentato un corso di preparazione e che sono pronti per una full immersion di 3 giorni, al termine della quale sostenere un esame e ottenere l’attestato che permette di operare in situazioni di emergenza. Alcune lezioni si svolgono in aula, con la possibilità di fare simulazioni in 3D, guardare video e studiare le cartografie, ma la parte più importante del periodo di perfezionamento avviene sul campo, con uscite nel bosco che circonda la struttura. Il centro dispone anche di 35 posti letto, una mensa da 100 persone, due alloggi per gli equipaggi dell’elicottero, un eliporto, un laghetto, magazzini per mezzi e attrezzature e oltre un chilometro di strade forestali e ostacoli per i corsi di guida. Vi opera uno staff di 4 coordinatori dipendenti della Regione del comparto Forestazione, e personale che fa capo a quattro ditte esterne tra cui la Dream che fornisce gli istruttori. Per un costo totale di 500mila euro l’anno più Iva. Senza contare la convenzione da un milione di euro che la Regione ha col volontariato.
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ETTARI IN FUMO TRIPLICATI
Una macchina operativa importante quella dell’Anticendio boschivo toscano, che da gennaio a luglio ha fatto fronte a 527 incendi di bosco con 1700 ettari andati in fumo. «La media è di tre ettari bruciati a rogo – spiega Pasquinelli – ed è triplicata rispetto allo scorso anno».
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COSA SI IMPARA
Sono le 8.30: in cattedra oggi sale Magnani. Sorride, fa battute, ma in veste docente non lascia scampo: «L’attenzione è fondamentale – dice – gli allievi migliori sono gli studenti universitari, attenti anche dopo pranzo, quando a molti viene l’abbiocco... I più spigolosi sono gli anziani, coloro che spengono incendi da una vita e credono di non aver nulla da imparare. Poi però anche loro si ammorbidiscono: qui il tempo è denaro». Le lezioni vanno avanti fino alle 13, e poi dalle 14. 30 alle 18. Volontari e operai forestali imparano in primis le normative, quindi a usare l’acqua senza sprecarla, come farla arrivare su un incendio, attraverso le vasche che vengono riempite nei laghetti e che diventano sorgente per i dieci elicotteri della Regione. Essenziale poi saper guidare i mezzi piccoli, quelli ideali per infilarsi nel bosco, anche quando il fuoco imperversa e sembra non lasciare un varco. Fondamentale capire come si usano gli attrezzi manuali per dividere ciò che sta bruciando da ciò che potrebbe bruciare. Da non sottovalutare la bonifica. «Spesso con gli alunni del centro si torna sul luogo del rogo il giorno dopo – spiega Pasquinelli – Il problema della ripresa del fuoco è centrale».
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«La materia che preferisco – dice l’istruttore Simone Scopetani, 33 anni di Scandicci – è l’analisi cartografica: la conoscenza del territorio è essenziale. Gli alunni non sono passivi, anzi: ci riempiono di domande e questo è un grande stimolo». Gli fa eco Pietro Balloni, 29 anni, di Firenze: «Con loro instauriamo un vero e proprio rapporto di fiducia. Io sono qui alla Pineta da un anno e mi trovo bene: non è stato difficile trovare lavoro, questo è un ambito molto specializzato».
IL FUOCO PRESCRITTO
È una delle tecniche più all’avanguardia, su cui si studia da tempo, ma che viene applicata sistematicamente negli ultimi anni. «Si fa soprattutto di inverno – spiega Pasquinelli – Insegnamo agli allievi a ripulire il bosco tramite il fuoco per ricavare dei corridoi liberi in cui operare in sicurezza in caso di incendi».
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LA GIOVANE ISTRUTTRICE
«Ho 29 anni e non ho mai avuto dubbi: volevo lavorare nel bosco sin da bambina. Ci sono nata, sono di Casole d’Elsa, e voglio proteggerlo». Martina Pettenuzzo è l’unica istruttrice donna del gruppo della Pineta: «È un mestiere maschile, ma io mi trovo bene. A volte qualcuno fa qualche battutina, ma c’è rispetto».
QUEL FILO ROSSO
Ma che cosa spinge una persona a occuparsi di fuoco? «È innegabile: c’è qualcosa di speciale nel rapporto con la fiamma, è affascinante – spiega Magnani – A volte scherzando diciamo di essere dei piromani mancati! È una battuta, ma è vero che c’è qualcosa di viscerale, un desiderio forte di spegnere quel fuoco e ripristinare la pace».
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