Il Tirreno

Toscana

LE TESTIMONIANZE INVIATE AL TIRRENO 

Quattro storie di baristi in nero e di controlli poco a sorpresa

Continuano ad arrivare le vostre testimonianze di sfruttamento sul lavoro. Omettiamo i nominativi dei firmatari delle lettere per non esporli a ritorsioni. Ecco le ultime in ordine cronologico.1) IL...

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Continuano ad arrivare le vostre testimonianze di sfruttamento sul lavoro. Omettiamo i nominativi dei firmatari delle lettere per non esporli a ritorsioni. Ecco le ultime in ordine cronologico.



1) IL BAR IN NERO. «Voglio segnalare la mia esperienza di lavoratore sfruttato presso un bar di Pisa. Il proprietario agisce in modo indisturbato nei confronti del personale che lavora a nero in pieno centro e sotto gli occhi di tutti. L'unica ragazza assicurata è la cameriera che effettua l'orario dal mattino fino alle 16. Mentre il cuoco pensionato e la cameriera che effettuano il turno del pomeriggio sono ovviamente in “nero”. L'auspicio è che questa mia segnalazione serva ad effettuare un controllo mirato da parte delle autorità competenti affinché al lavoratore vengano riconosciuti i propri diritti».

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2) L’SMS E I CONTROLLI. «Ho lavorato quattro anni in un ristorante della costa toscana sottopagata d'estate e in nero d'inverno perchè era l' unico modo per tenermi il lavoro di cui avevo bisogno e per mantenere al limite della sopravvivenza la mia famiglia. Dalla mia esperienza posso dire che se c'erano ispezioni in giro arrivavano avvisi tramite sms tra i ristoratori che sapevano in anticipo dell’arrivo sia dell'Asl sia dell’ ispettorato del lavoro. All’arrivo dei suddetti sms il titolare arrivava in cucina e comunicava che se fosse arrivata l’ispezione avremmo dovuto dire che eravamo in prova e che tra di noi non ci conoscevamo. Nel ristorante dove lavoravo da dicembre ad aprile non risultava nessun contratto. Poi ad aprile contratti part time da 6 ore quando poi le ore erano minimo 12. In busta paga risultavano ferie, tredicesima, Tfr. Del resto il titolare ci avvisava prima che non ci avrebbe pagato quello voci. Il lavoro iniziava alle 9 e finiva alle 15 per poi riprendere alle 18 fino a chiusura che non aveva orari. Assolutamente per pranzo o cena solo roba di poco conto e acqua alla spina che dovevi chiedere, battute a sfondo sessuale e razziste erano all'ordine del giorno finchè poi non ho detto basta. E’ vero, per vivere bisogna lavorare ma la dignità di un essere umano non va calpestata».

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3) LA FINTA PROVA. «Da Lucca vi comunico che in ristoranti e pizzerie è in uso specialmente d'estate assumere - si fa per dire - belle ragazze. Si comincia a lavorare in prova, regolarmente non pagata. Poi, poi dopo qualche giorno in cui ti dicono che sarai assicurata, ti mandano via al primo sbaglio. Lo fanno perchè così risparmiano su salari e contributi. Mia figlia dopo aver fatto una prova di un’ora e mezzo protrattasi invece per quattro ore, non pagate naturalmente, il giorno dopo si è sentita dire che assumevano un altra».

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4) SETTE EURO L’ORA. «Sono una delle tante persone sfruttate e mal pagate. Sono un Osss: la terza esse significa “specializzato”. Sì, sono un operatore socio sanitario specializzato. Ho preso il diploma dopo due anni di studio e di esami e non è stato facile, anche perché è dura ricominciare a studiare dopo tanto tempo. Quindi nel 2009 ho preso il diploma e dopo varie sostituzioni fatte a Pisa ho trovato lavoro a Livorno presso una coop sociale però gestita non dall’Usl ma da privati. Non abbiamo nè ferie nè malattia pagata e la paga non arriva a 7 euro all’ora. Il nostro lavoro è basato sulla assistenza domiciliare, quindi andiamo per le case a somministrare terapie, a fare iniezioni, a misurare pressioni ma la benzina non ci viene rimborsata. Ho preso qualche giorno di ferie perché non mi posso permettere di prendere di più. Spero che la salute regga, perché se per caso mi dovessi assentare per 2 settimane perderei mezzo stipendio».

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