Attenzione
«Bar e ristoranti: a sfruttare sono gli improvvisati»
di Tommaso Silvi
La maggior parte delle segnalazioni viene dai locali pubblici Cursano (Fipe): condanniamo chi lavora in modo scorretto
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Un fiume di segnalazioni arrivate negli ultimi giorni nelle nostre redazioni, da parte di lavoratori irregolari, spesso sfruttati. Contratti "ballerini", ore di servizio non pagate e tutele inesistenti. La maggior parte dei casi finiti sulle nostre scrivanie è ambientata in bar e ristoranti. Dunque il “lavoro” da fame è un problema soprattutto loro? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Cursano, presidente regionale di Fipe, l’associazione che rappresenta le imprese che svolgono attività di ristorazione e intrattenimento. «Condanno chi lavora in modo scorretto, queste persone danneggiano dipendenti, avventori e soprattutto la categoria degli esercenti che è fatta anche di tante persone per bene».
Allora perché, secondo lei, le segnalazioni arrivano soprattutto dal settore dei locali pubblici?
«Perché si tratta di un segmento commerciale dove dominano precarietà e improvvisazione. Dove sono presenti queste componenti, si annidano situazioni ai limiti della legalità. Le attività stagionali sono un esempio concreto. Sono legate spesso a giovani che tendono a improvvisare modo e metodo di lavorare pur di racimolare qualche soldo. L’improvvisazione di chi si approccia a questo settore porta precarietà. Un'azienda stabile dà lavoro stabile. La liberalizzazione del settore, che consente a chiunque di aprire un locale, porta all'instabilità. Chi improvvisa spesso non conosce indagini di mercato ed economia del territorio e semplifica il processo economico. Poi, a fine mese, si accorge che non è così tanto semplice. E a quel punto iniziano i problemi».
Agli esercenti che aggirano le regole sui contratti di assunzione, lei cosa dice?
«Io questa gente non la rappresento. Chi non rispetta eticamente e socialmente i clienti e chi usa i giovani per fare business deve essere perseguito da istituzioni locali, forze dell’ordine e colleghi. Invito chi vede episodi sospetti a denunciare».
In che modo la Fipe si occupa di controllare che bar e ristoranti assumano regolarmente il personale?
«Abbiamo richiesto controlli alle feste di paese e alle sagre, che stanno diventando un business. Si sfruttano ragazzi facendoli passare come volontari, quando invece operano da lavoratori a tutti gli effetti, retribuzione compresa. La sanità e le norme del lavoro devono essere regolate, e deve farlo il legislatore. Le amministrazioni comunali, inoltre, devono controllare il profilo di chi decide di aprire un pubblico esercizio sul territorio. Ci sono locali in mano a delinquenti».
Il mondo dei locali pubblici sta facendo una figuraccia...
«Il settore del pubblico esercizio è continuamente esposto a un danno d' immagine. I nostri numeri indicano che il turnover nel settore è velocissimo, dai tre ai sei mesi. E si torna al concetto di partenza: la gente improvvisa. Detto questo, non si deve generalizzare, ma avere la consapevolezza che c’è un mondo nuovo che si sta inserendo nel settore, abitato da personaggi che, in nome del business, stanno danneggiando tutti»
Qualche proposta concreta?
«Tutti vogliono fare il cosiddetto “food e beverage”, ma questo settore va governato. Firenze ha bloccato le licenze e ha fatto bene».
Un lettore ci ha segnalato che le ispezioni nei ristoranti non sono proprio a sorpresa. Le risulta?
«Fosse così sarebbe gravissimo. L'accanimento verso gli esercenti è sbagliato, ma è giusto perseguire severamente chi fa male il suo lavoro. Le Asl operano su un territorio ristretto, sanno perfettamente chi non rispetta le regole. Gli organi di controllo non possono e non devono perdere di vista loro funzione».
Allora perché, secondo lei, le segnalazioni arrivano soprattutto dal settore dei locali pubblici?
«Perché si tratta di un segmento commerciale dove dominano precarietà e improvvisazione. Dove sono presenti queste componenti, si annidano situazioni ai limiti della legalità. Le attività stagionali sono un esempio concreto. Sono legate spesso a giovani che tendono a improvvisare modo e metodo di lavorare pur di racimolare qualche soldo. L’improvvisazione di chi si approccia a questo settore porta precarietà. Un'azienda stabile dà lavoro stabile. La liberalizzazione del settore, che consente a chiunque di aprire un locale, porta all'instabilità. Chi improvvisa spesso non conosce indagini di mercato ed economia del territorio e semplifica il processo economico. Poi, a fine mese, si accorge che non è così tanto semplice. E a quel punto iniziano i problemi».
Agli esercenti che aggirano le regole sui contratti di assunzione, lei cosa dice?
«Io questa gente non la rappresento. Chi non rispetta eticamente e socialmente i clienti e chi usa i giovani per fare business deve essere perseguito da istituzioni locali, forze dell’ordine e colleghi. Invito chi vede episodi sospetti a denunciare».
In che modo la Fipe si occupa di controllare che bar e ristoranti assumano regolarmente il personale?
«Abbiamo richiesto controlli alle feste di paese e alle sagre, che stanno diventando un business. Si sfruttano ragazzi facendoli passare come volontari, quando invece operano da lavoratori a tutti gli effetti, retribuzione compresa. La sanità e le norme del lavoro devono essere regolate, e deve farlo il legislatore. Le amministrazioni comunali, inoltre, devono controllare il profilo di chi decide di aprire un pubblico esercizio sul territorio. Ci sono locali in mano a delinquenti».
Il mondo dei locali pubblici sta facendo una figuraccia...
«Il settore del pubblico esercizio è continuamente esposto a un danno d' immagine. I nostri numeri indicano che il turnover nel settore è velocissimo, dai tre ai sei mesi. E si torna al concetto di partenza: la gente improvvisa. Detto questo, non si deve generalizzare, ma avere la consapevolezza che c’è un mondo nuovo che si sta inserendo nel settore, abitato da personaggi che, in nome del business, stanno danneggiando tutti»
Qualche proposta concreta?
«Tutti vogliono fare il cosiddetto “food e beverage”, ma questo settore va governato. Firenze ha bloccato le licenze e ha fatto bene».
Un lettore ci ha segnalato che le ispezioni nei ristoranti non sono proprio a sorpresa. Le risulta?
«Fosse così sarebbe gravissimo. L'accanimento verso gli esercenti è sbagliato, ma è giusto perseguire severamente chi fa male il suo lavoro. Le Asl operano su un territorio ristretto, sanno perfettamente chi non rispetta le regole. Gli organi di controllo non possono e non devono perdere di vista loro funzione».
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