Sicurezza
ritratto
Il protagonismo, i progetti e il carcere di undici anni fa
«Il cittadino desidera un rapporto diretto quotidiano. Oggi, salvo rare eccezioni, non ha alcun contatto con la politica nazionale». Massimo Mallegni lancia questo tipo di messaggi (questo è un tweet...
2 MINUTI DI LETTURA
«Il cittadino desidera un rapporto diretto quotidiano. Oggi, salvo rare eccezioni, non ha alcun contatto con la politica nazionale». Massimo Mallegni lancia questo tipo di messaggi (questo è un tweet del 2 agosto). Ecco, lui vorrebbe essere una delle “rare eccezioni”. In ogni caso Silvio Berlusconi guarda ai sindaci come lui per fare “disintermediazione”; cioè per accorciare il rapporto con gli elettori. Amministratori rapidi e decisionisti, abili nella comunicazione, decisi al punto giusto. Proprio come lui, no?
Mallegni ha 49 anni, una moglie (Paola), un figlio. Guida un hotel 4 stelle luxury a Marina di Pietrasanta; il turismo è il suo mondo, anche in famiglia, prima con la gestione di uno stabilimento balneare e ora, appunto, con l’albergo. Ma la passione è un’altra, la politica. Ha quarantanove anni ma di cose nella sua vita ne sono successe moltissime, su tutte il famoso arresto del 2006, la lunga reclusione nel carcere di San Giorgio a Lucca, un processo lunghissimo e sfibrante con accuse prevalentemente ridimensionate o cadute. E la condanna per abuso d’ufficio (per un passo carrabile), violenza privata (contro alcuni vigili urbani) e corruzione impropria (per un viaggio fatto a Venezia con un imprenditore). «I reati per i quali in primo grado c’è stata condanna sono «sussistenti, ancorché ad oggi estinti per intervenuta prescrizione», scrive nel 2015 la Corte d’Appello, nelle motivazioni.
Così, anche comprensibilmente, accade che uno dei fatti più importanti della sua vita sia assente dal suo curriculum ufficiale, quello che sul sito del Comune lo racconta come sindaco della città amatissima, Pietrasanta, per la terza volta, dopo aver debuttato con la fascia tricolore nel 2000. Parla correttamente inglese, francese e tedesco. Il carcere – ma forse anche il tempo, semplicemente – lo ha cambiato: da Grande Antipatico è diventato un uomo di dialogo. Anche verso il centrosinistra renziano (ma quello nazionale, perché in loco è guerra su ogni delibera, comunicato o ordinanza). Proprio lui, il capetto, amante dei bracci di ferro e dei titoli di giornale, ora danza, come un democristiano dei bei tempi, tra gli attacchi pubblici e le conversazioni private. Dieci anni fa si vestiva da Re Magio e saliva su un cavallo per la festa dell’Epifania a Tonfano; oggi conferma questa vena da showman, si mette in calzamaglia per le rievocazioni storiche ma viaggia anche a Roma per le ospitate nei talk-show della Rai e ad Arcore per incontrare lo zio Silvio. Prima amava lo show, ora punta alla sostanza. Fa il sindaco ma strizza l’occhio a Montecitorio e dintorni. E uno così, con Renzi, anche se è dall’altra parte del campo, qualche partita deve giocarla.
Mallegni ha 49 anni, una moglie (Paola), un figlio. Guida un hotel 4 stelle luxury a Marina di Pietrasanta; il turismo è il suo mondo, anche in famiglia, prima con la gestione di uno stabilimento balneare e ora, appunto, con l’albergo. Ma la passione è un’altra, la politica. Ha quarantanove anni ma di cose nella sua vita ne sono successe moltissime, su tutte il famoso arresto del 2006, la lunga reclusione nel carcere di San Giorgio a Lucca, un processo lunghissimo e sfibrante con accuse prevalentemente ridimensionate o cadute. E la condanna per abuso d’ufficio (per un passo carrabile), violenza privata (contro alcuni vigili urbani) e corruzione impropria (per un viaggio fatto a Venezia con un imprenditore). «I reati per i quali in primo grado c’è stata condanna sono «sussistenti, ancorché ad oggi estinti per intervenuta prescrizione», scrive nel 2015 la Corte d’Appello, nelle motivazioni.
Così, anche comprensibilmente, accade che uno dei fatti più importanti della sua vita sia assente dal suo curriculum ufficiale, quello che sul sito del Comune lo racconta come sindaco della città amatissima, Pietrasanta, per la terza volta, dopo aver debuttato con la fascia tricolore nel 2000. Parla correttamente inglese, francese e tedesco. Il carcere – ma forse anche il tempo, semplicemente – lo ha cambiato: da Grande Antipatico è diventato un uomo di dialogo. Anche verso il centrosinistra renziano (ma quello nazionale, perché in loco è guerra su ogni delibera, comunicato o ordinanza). Proprio lui, il capetto, amante dei bracci di ferro e dei titoli di giornale, ora danza, come un democristiano dei bei tempi, tra gli attacchi pubblici e le conversazioni private. Dieci anni fa si vestiva da Re Magio e saliva su un cavallo per la festa dell’Epifania a Tonfano; oggi conferma questa vena da showman, si mette in calzamaglia per le rievocazioni storiche ma viaggia anche a Roma per le ospitate nei talk-show della Rai e ad Arcore per incontrare lo zio Silvio. Prima amava lo show, ora punta alla sostanza. Fa il sindaco ma strizza l’occhio a Montecitorio e dintorni. E uno così, con Renzi, anche se è dall’altra parte del campo, qualche partita deve giocarla.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
