Finanza
Diritto ad ammalarsi per le partite Iva
di Ilaria Bonuccelli
Modificato lo Statuto dei lavoratori autonomi grazie alla battaglia di una consulente di Grosseto
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GROSSETO. Nel 2013, il 6 agosto Daniela Fregosi ha 46, un tumore al seno appena operato, il drenaggio ancora attaccato al corpo e la certezza di non avere coperture dall’Inps per la malattia come lavoratrice autonoma a partita Iva. Nel 2017, il 6 agosto Daniela Fregosi - ormai Afrodite K - ha il tumore sotto controllo, 50 anni e 127mila persone che la ringraziano: da sola, con uno sciopero contributivo - ha smesso di pagare i contributi all’Inps - è riuscita a far cambiare lo Statuto dei lavoratori automi. Sa che d’ora in avanti molti lavoratori autonomi - le partite Iva, i free lance, ma non i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti- iscritti alla gestione separata dell’Inps si potranno «ammalare gravemente» con meno preoccupazione di quattro anni fa. Avranno una diaria più sostanziosa dallo Stato.
LA PETIZIONE
La guerra non è vinta, ma molte battaglie sì. L’annuncio compare sulla piattaforma Change.org dove Daniela ha lanciato la sua petizione on line per cambiare la legge. Efficace lo slogan: «I lavoratori autonomi non hanno diritto di ammalarsi.. Vallo a dire al mio cancro». E via con la lettera al premier Paolo Gentiloni, al ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Il senso è semplice: anche gli autonomi pagano le tasse. Quindi quando si ammalano hanno diritto a riscuotere un’indennità come i dipendenti-
Fino alla modifica dello Statuto dei Lavoratori - spiega Daniela Fregosi - le partite Iva «riscuotevano una diaria bassa in base a fasce il cui calcolo è complicato. Io nel 2013 riscuotevo 13 euro al giorno, per un massimo di 61 giorni». Limite inderogabile a meno che non ci fosse una «degenza ospedaliera»: in quel caso la diaria (più alta) arrivava fino a 180 giorni. «Ma era di fatto inapplicabile perché tutti sanno che quando ti operano dopo 3 giorni ti dimettono. Se ti tengono di più è perché sei moribondo e a quel punto poco ti importa del lavoro e di tutto il resto».
800 EURO E 8 MESI DI MALATTIA
Con un calcolo rapido, 13 euro per 61 giorni, sono 793 euro. Ecco quanto è toccato a Daniela Fregosi per i mancati introiti da lavoro, anche se è stata ferma 8 mesi. Facile intuire perché abbia intrapreso la battaglia, anche se da sola. E dopo 4 anni la legge è arrivata «pubblicata in Gazzetta, anche se mancano alcuni decreti attuativi. E se non è applicabile a tutti». A molti, comunque, sì.
SOSPESI I VERSAMENTI ALL’INPS
Il primo successo è che il lavoratore autonomo che si ammala gravemente ha il diritto di sospendere per 24 mesi il pagamento dei contributi all’Inps senza alcuna sanzione. «Il difetto di questa norma - evidenzia Daniela Fregosi - è rimasto quello di 4 anni fa. Intanto vale solo per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata: quindi non vale per gli artigiani, i piccoli imprenditori che hanno le stesse problematiche delle partite Iva». Non solo.
LE CONDIZIONI DELLA DOMANDA
C’è un altro problema che è rimasto tale e quale alla vecchia normativa: l’indennità di malattia o di degenza ospedaliera può essere richiesta solo chi nell’anno precedente alla malattia abbia versato almeno 3 mesi di contributi. «Faccio un esempio - riprede Daniela Fregosi - : io ho iniziato a versare contributi alla gestione separata Inps nel 1996. Nel 2013 avevo versato 75mila euro. Se per caso fra il 2012 e il 2013 avessi versato meno della quota dovuta, per qualsiasi altra ragione, malgrado quello versato in precedenza, non avrei potuto chiedere l’indennità. Oggi questa limitazione è rimasta».
PAGAMENTI PIÙ LUNGHI
In compenso, è aumentato il periodo di pagamento. ««Con un trucco», rivela Afrodite K. L’indennità di malattia «è rimasta 61 giorni ma abbiamo ottenuto di poter equiparare le cure invasive, come chemioterapia e radioterapia che si effettuano in ospedale, alla degenza ospedaliera. Questo significa che oltre ai 61 giorni di malattia, i lavoratori a partita Iva possono chiedere di attivare l’indennità di degenza ospedaliera : si tratta di un’indennità che si paga per 180 giorni ed è il doppio di quella di malattia. Nel mio caso sarebbe stata di 26 euro al giorno. Non è altissima, ma meglio di nulla». Anche questa va a fasce. Ma non è riconosciuta - insiste Daniela Fregosi - per altri tipi di cure: ad esempio per chi ha bisogno di riabilitazione non si attiva.
LEGGE DA COMPLETARE
La legge, quindi, non è perfetta e neppure completa. «Ma è sicuramente un passo avanti. C’è ancora da fare molto. Ma ora credo che sia il momento di passare il testimone. Alle associazioni di categoria che sono organizzate per queste battaglie: io mi sono impegnata per 4 anni, a spese mie, sacrificando tempo e lavoro. Ora torno alla mia vita. Lascio aperto solo il blog di Afrodite K. Per il resto, vadano avanti gli altri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
LA PETIZIONE
La guerra non è vinta, ma molte battaglie sì. L’annuncio compare sulla piattaforma Change.org dove Daniela ha lanciato la sua petizione on line per cambiare la legge. Efficace lo slogan: «I lavoratori autonomi non hanno diritto di ammalarsi.. Vallo a dire al mio cancro». E via con la lettera al premier Paolo Gentiloni, al ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Il senso è semplice: anche gli autonomi pagano le tasse. Quindi quando si ammalano hanno diritto a riscuotere un’indennità come i dipendenti-
Fino alla modifica dello Statuto dei Lavoratori - spiega Daniela Fregosi - le partite Iva «riscuotevano una diaria bassa in base a fasce il cui calcolo è complicato. Io nel 2013 riscuotevo 13 euro al giorno, per un massimo di 61 giorni». Limite inderogabile a meno che non ci fosse una «degenza ospedaliera»: in quel caso la diaria (più alta) arrivava fino a 180 giorni. «Ma era di fatto inapplicabile perché tutti sanno che quando ti operano dopo 3 giorni ti dimettono. Se ti tengono di più è perché sei moribondo e a quel punto poco ti importa del lavoro e di tutto il resto».
800 EURO E 8 MESI DI MALATTIA
Con un calcolo rapido, 13 euro per 61 giorni, sono 793 euro. Ecco quanto è toccato a Daniela Fregosi per i mancati introiti da lavoro, anche se è stata ferma 8 mesi. Facile intuire perché abbia intrapreso la battaglia, anche se da sola. E dopo 4 anni la legge è arrivata «pubblicata in Gazzetta, anche se mancano alcuni decreti attuativi. E se non è applicabile a tutti». A molti, comunque, sì.
SOSPESI I VERSAMENTI ALL’INPS
Il primo successo è che il lavoratore autonomo che si ammala gravemente ha il diritto di sospendere per 24 mesi il pagamento dei contributi all’Inps senza alcuna sanzione. «Il difetto di questa norma - evidenzia Daniela Fregosi - è rimasto quello di 4 anni fa. Intanto vale solo per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata: quindi non vale per gli artigiani, i piccoli imprenditori che hanno le stesse problematiche delle partite Iva». Non solo.
LE CONDIZIONI DELLA DOMANDA
C’è un altro problema che è rimasto tale e quale alla vecchia normativa: l’indennità di malattia o di degenza ospedaliera può essere richiesta solo chi nell’anno precedente alla malattia abbia versato almeno 3 mesi di contributi. «Faccio un esempio - riprede Daniela Fregosi - : io ho iniziato a versare contributi alla gestione separata Inps nel 1996. Nel 2013 avevo versato 75mila euro. Se per caso fra il 2012 e il 2013 avessi versato meno della quota dovuta, per qualsiasi altra ragione, malgrado quello versato in precedenza, non avrei potuto chiedere l’indennità. Oggi questa limitazione è rimasta».
PAGAMENTI PIÙ LUNGHI
In compenso, è aumentato il periodo di pagamento. ««Con un trucco», rivela Afrodite K. L’indennità di malattia «è rimasta 61 giorni ma abbiamo ottenuto di poter equiparare le cure invasive, come chemioterapia e radioterapia che si effettuano in ospedale, alla degenza ospedaliera. Questo significa che oltre ai 61 giorni di malattia, i lavoratori a partita Iva possono chiedere di attivare l’indennità di degenza ospedaliera : si tratta di un’indennità che si paga per 180 giorni ed è il doppio di quella di malattia. Nel mio caso sarebbe stata di 26 euro al giorno. Non è altissima, ma meglio di nulla». Anche questa va a fasce. Ma non è riconosciuta - insiste Daniela Fregosi - per altri tipi di cure: ad esempio per chi ha bisogno di riabilitazione non si attiva.
LEGGE DA COMPLETARE
La legge, quindi, non è perfetta e neppure completa. «Ma è sicuramente un passo avanti. C’è ancora da fare molto. Ma ora credo che sia il momento di passare il testimone. Alle associazioni di categoria che sono organizzate per queste battaglie: io mi sono impegnata per 4 anni, a spese mie, sacrificando tempo e lavoro. Ora torno alla mia vita. Lascio aperto solo il blog di Afrodite K. Per il resto, vadano avanti gli altri».
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