Sicurezza
«Stai giù o ti stacco il collo e ti metto dentro la bara»
di Alessandra Vivoli
Minacce e maltrattamenti registrati e filmati nella casa famiglia “Il giardino fiorito” Nelle intercettazioni risultano le suppliche: «Stasera per favore non mi picchi»
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CARRARA. «Mettiti giù, mettiti giù. Non parlare che ti faccio una puntura che dormi per sette giorni. Ti stacco il collo e ti metto dentro una bara. Dammi la dentiera. Ora ti lego, ti lego. Fino a domani stai nuda, è proibito pisciare nel letto».
È il 5 marzo scorso. Sono da poco passate le 22 nella casa famiglia “Il Giardino Fiorito” di Avenza, prima periferia industriale di Carrara. La direttrice della struttura Luana Ginesi si rivolge a una delle sette anziane ospiti che, quella sera di marzo, non vuole andare ancora a dormire. Non sa di essere ripresa, non sa di essere intercettata e neppure che quelle parole e il suono degli schiaffi finiranno nel faldone di una maxi indagine che ha portato al suo arresto e a quello di due collaboratrici (altre due sono state denunciate) .
Oggi quella casa con un pezzo di giardino accanto alle segherie del marmo e al fiume Carrione è diventata per la comunità carrarese, sconvolta, l’ospizio lager. Lo è diventata dopo che la Guardia di Finanza ha diffuso alcuni dei filmati sui maltrattamenti e ha squarciato il velo del silenzio su quello che accadeva in quella struttura alla quale venivano affidati gli anziani. Le intercettazioni, le conversazioni “rubate” e le immagini documentano un diario di botte, minacce, e crudeltà.
La violenza esplode all’improvviso. Lo si vede già nei filmati delle Fiamme Gialle. In uno si vede la direttrice andare dietro a un uomo anziano, seduta sulla sedia a rotelle: prima delle parole si sente il rumore degli schiaffi. E poi quel «Ora basta, ora basta, cosa vuoi?» Urlato da dietro, senza neppure guardare in faccia quell’anziano chino sul piatto. Nell’altro un paziente ha bagnato il letto: viene strattonato, umiliato. Si sentono i suoi lamenti.
Di pianti nelle 108 pagine di trascrizione delle intercettazioni ambientali, ce ne sono davvero tanti. Vengono sospesi in mezzo alle parentesi tonde, a margine degli episodi che sono diventati materia di accusa nei confronti della responsabile della casa famiglia e delle sue collaboratrici Sara Luisotti e Simonetta Menconi che come lei sono agli arresti domiciliari: la misura è stata confermata ieri mattina dal gip Ermanno De Mattia davanti al quale le tre donne hanno fatto scena muta.
Il 6 marzo un altro pianto. Una supplica: «Non mi picchi, non mi metta le mani sul viso»: così piange una delle ospiti dell’ospizio quando la direttrice piomba in camera per farla rimanere a letto: «Mettiti giù e dormi, non devi saltare le sbarre, se ti ritrovo le gambe di fuori te le lego».
In quelle stanze con i letti di ferro e i plaid colorati quello che viene registrato, messo nero su bianco, sembra un film dell’orrore. Dove per gli spasmi della malattia si viene legati, stretti, alla propria sedia a rotelle. È sempre la direttrice il 2 aprile a inveire contro un’anziana “colpevole” di cercare di liberarsi della fascia con cui è immobilizzata alla carrozzina. «Non ti puoi slegare, sei dura. Stai attenta io oggi ti addormento con un colpo secco. Tira su le mani perché ti affetto».
In quella casa famiglia bisognava stare fermi “come le bestie”. Lo dice a più riprese la responsabile, lo ripetono le sue collaboratrici. E per far stare tranquilli gli anziani si usavano i farmaci. Troppi farmaci, soprattutto ansiolitici: è questo che hanno denunciato i medici che hanno effettuato gli accertamenti sugli ospiti alla luce delle prime denunce.
È quello che già avevano notato i dottori che nei mesi scorsi avevano visitato alcune delle ospiti. Ma per la direttrice neppure quelli erano stati campanelli d’allarme e al Giardino Fiorito avevano continuato a somministrare i “cocktail”. «Ho sentito una in camera mugugnare - si legge in una intercettazione del 2 febbraio, a parlare con una delle sue collaboratrici è Luana Ginesi - Non dormiva a mezzanotte e gli ho rischioccato le gocce. Ho detto ora dormi». Poi si sentono quattro schiaffi. «I quattro schiaffi- si legge nell’ordinanza - risultano sia dal rumore che, immediatamente dopo, dal lamento di dolore dell’anziana».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È il 5 marzo scorso. Sono da poco passate le 22 nella casa famiglia “Il Giardino Fiorito” di Avenza, prima periferia industriale di Carrara. La direttrice della struttura Luana Ginesi si rivolge a una delle sette anziane ospiti che, quella sera di marzo, non vuole andare ancora a dormire. Non sa di essere ripresa, non sa di essere intercettata e neppure che quelle parole e il suono degli schiaffi finiranno nel faldone di una maxi indagine che ha portato al suo arresto e a quello di due collaboratrici (altre due sono state denunciate) .
Oggi quella casa con un pezzo di giardino accanto alle segherie del marmo e al fiume Carrione è diventata per la comunità carrarese, sconvolta, l’ospizio lager. Lo è diventata dopo che la Guardia di Finanza ha diffuso alcuni dei filmati sui maltrattamenti e ha squarciato il velo del silenzio su quello che accadeva in quella struttura alla quale venivano affidati gli anziani. Le intercettazioni, le conversazioni “rubate” e le immagini documentano un diario di botte, minacce, e crudeltà.
La violenza esplode all’improvviso. Lo si vede già nei filmati delle Fiamme Gialle. In uno si vede la direttrice andare dietro a un uomo anziano, seduta sulla sedia a rotelle: prima delle parole si sente il rumore degli schiaffi. E poi quel «Ora basta, ora basta, cosa vuoi?» Urlato da dietro, senza neppure guardare in faccia quell’anziano chino sul piatto. Nell’altro un paziente ha bagnato il letto: viene strattonato, umiliato. Si sentono i suoi lamenti.
Di pianti nelle 108 pagine di trascrizione delle intercettazioni ambientali, ce ne sono davvero tanti. Vengono sospesi in mezzo alle parentesi tonde, a margine degli episodi che sono diventati materia di accusa nei confronti della responsabile della casa famiglia e delle sue collaboratrici Sara Luisotti e Simonetta Menconi che come lei sono agli arresti domiciliari: la misura è stata confermata ieri mattina dal gip Ermanno De Mattia davanti al quale le tre donne hanno fatto scena muta.
Il 6 marzo un altro pianto. Una supplica: «Non mi picchi, non mi metta le mani sul viso»: così piange una delle ospiti dell’ospizio quando la direttrice piomba in camera per farla rimanere a letto: «Mettiti giù e dormi, non devi saltare le sbarre, se ti ritrovo le gambe di fuori te le lego».
In quelle stanze con i letti di ferro e i plaid colorati quello che viene registrato, messo nero su bianco, sembra un film dell’orrore. Dove per gli spasmi della malattia si viene legati, stretti, alla propria sedia a rotelle. È sempre la direttrice il 2 aprile a inveire contro un’anziana “colpevole” di cercare di liberarsi della fascia con cui è immobilizzata alla carrozzina. «Non ti puoi slegare, sei dura. Stai attenta io oggi ti addormento con un colpo secco. Tira su le mani perché ti affetto».
In quella casa famiglia bisognava stare fermi “come le bestie”. Lo dice a più riprese la responsabile, lo ripetono le sue collaboratrici. E per far stare tranquilli gli anziani si usavano i farmaci. Troppi farmaci, soprattutto ansiolitici: è questo che hanno denunciato i medici che hanno effettuato gli accertamenti sugli ospiti alla luce delle prime denunce.
È quello che già avevano notato i dottori che nei mesi scorsi avevano visitato alcune delle ospiti. Ma per la direttrice neppure quelli erano stati campanelli d’allarme e al Giardino Fiorito avevano continuato a somministrare i “cocktail”. «Ho sentito una in camera mugugnare - si legge in una intercettazione del 2 febbraio, a parlare con una delle sue collaboratrici è Luana Ginesi - Non dormiva a mezzanotte e gli ho rischioccato le gocce. Ho detto ora dormi». Poi si sentono quattro schiaffi. «I quattro schiaffi- si legge nell’ordinanza - risultano sia dal rumore che, immediatamente dopo, dal lamento di dolore dell’anziana».
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