La manifestazione
Quella torre senza legge
di Alessandro Guarducci
Livorno: occupata abusivamente da 200 sfrattati le istituzioni tollerano, il problema casa cresce
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LIVORNO. Sono sempre gravissime le condizioni di Marcella Ribechini, la 53enne sindacalista livornese ricoverata al Centro grandi ustionati di Cisanello (Pisa) per le lesioni riportante nell’incendio divampato nel suo alloggio all’alba di mercoledì scorso.
Un’abitazione, quella della donna, ricavata nella Torre della Cigna, occupata, già sede per pochi anni dell’Agenzia dell’Entrate e del Catasto e ben visibile per chi arriva a Livorno dalla Variante Aurelia: è collocata tra l’area industriale, il parco commerciale di Porta a Terra e il cavalcaferrovia della stazione. Fu costruita negli anni Novanta, l’epoca della smania edilizia, per accogliere gli uffici finanziari che si trovavano in centro nel Palazzo di Vetro destinato - com’è avvenuto - ad essere trasformato in appartamenti di pregio.
Un’operazione che si è rivelata sbagliata, con la Torre - un grattacielo spuntato praticamente nel nulla - che ha avuto una vita brevissima: inaugurata il 20 febbraio 2001 la sede dell’Agenzia delle Entrate, già nel 2006 la società proprietaria dell’immobile, la San Teodoro, fu messa in liquidazione in seguito al pignoramento da parte della Bnl. Gli uffici chiusero uno alla volta e così la Torre fu lasciata vuota e abbandonata per poi essere messa all’asta: ventuno volte dal 2008, sempre senza esito, col prezzo a base d’asta precipitato da 20 a 3,5 milioni.
Poco più di un anno e mezzo fa, è stata poi occupata da decine di famiglie alla ricerca di un tetto, alcune delle quali in seguito allo sfratto per morosità incolpevole. Oggi, dentro la Torre, si contano 56 famiglie per un totale di 201 persone e il loro numero potrebbe crescere ancora anche se, in seguito all’incendio, gli occupanti hanno blindato l’immobile spiegando «che per alcuni giorni non saranno gradite visite da parte di nessun soggetto all'interno delle strutture», come se gli alloggi fossero di loro proprietà e non occupati abusivamente.
La loro paura è che dopo il rogo qualcuno vada davvero a sgomberare l’immobile: il custode giudiziario dell’edificio ha infatti dichiarato al Tirreno che in passato il Tribunale aveva già disposto lo sgombero della Torre della Cigna con una ordinanza che richiedeva l’uso della forza pubblica. Ma che però non è mai stata messa in pratica. Una ricostruzione dei fatti che è stata confermata dalla Prefettura: «Il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico ha valutato l’ordinanza giudicando, anche in base al decreto Minniti, che non sussistessero i requisiti per impiegare la forza pubblica». Il fatto è che enti e istituzioni - Prefettura, Questura e Comune in primis - non hanno una soluzione alternativa a questa situazione, e infatti gli occupanti della Torre della Cigna, di fronte all’ipotesi di sgombero, replicano con forza: «Ma dove penserebbero di mettere 200 persone?»
C’è dunque in atto a Livorno un preoccupante scontro tra diritti: quello previsto dalla legge che difende la proprietà privata e vieta le occupazioni da una parte e dall’altra quello che scaturisce dallo stato di necessità di dover dare un riparo alle famiglie - quasi tutte con minori a carico - che altrimenti si ritroverebbero in mezzo alla strada.
In assenza di una soluzione - comunque molto complicata - la scelta della Prefettura e dell’amministrazione dal Movimento 5 Stelle è dunque quella di tollerare le occupazioni, che però vuol dire solo far slittare in avanti nel tempo il problema: attualmente a Livorno sono già una quindicina gli edifici pubblici occupati per un totale di oltre 500 persone. Più o meno lo stesso numero delle famiglie in lista d’attesa per una casa popolare. Numeri, quelli dell’emergenza abitativa, che indicano una situazione di grave criticità che da un momento all’altro potrebbe deflagrare in una città già provata da una crisi economica ed occupazionale che non sembra avere fine. Ma ora il pensiero di tutti deve andare a Marcella Ribechini, che sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Cisanello: la sindacalista nata a Pomarance e vissuta a Collesalvetti prima di trasferirsi a Livorno ha ustioni su oltre il 70% del corpo e i medici si riservano la prognosi, definendo «gravissimo» il quadro clinico della donna. Forza Marcella.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’abitazione, quella della donna, ricavata nella Torre della Cigna, occupata, già sede per pochi anni dell’Agenzia dell’Entrate e del Catasto e ben visibile per chi arriva a Livorno dalla Variante Aurelia: è collocata tra l’area industriale, il parco commerciale di Porta a Terra e il cavalcaferrovia della stazione. Fu costruita negli anni Novanta, l’epoca della smania edilizia, per accogliere gli uffici finanziari che si trovavano in centro nel Palazzo di Vetro destinato - com’è avvenuto - ad essere trasformato in appartamenti di pregio.
Un’operazione che si è rivelata sbagliata, con la Torre - un grattacielo spuntato praticamente nel nulla - che ha avuto una vita brevissima: inaugurata il 20 febbraio 2001 la sede dell’Agenzia delle Entrate, già nel 2006 la società proprietaria dell’immobile, la San Teodoro, fu messa in liquidazione in seguito al pignoramento da parte della Bnl. Gli uffici chiusero uno alla volta e così la Torre fu lasciata vuota e abbandonata per poi essere messa all’asta: ventuno volte dal 2008, sempre senza esito, col prezzo a base d’asta precipitato da 20 a 3,5 milioni.
Poco più di un anno e mezzo fa, è stata poi occupata da decine di famiglie alla ricerca di un tetto, alcune delle quali in seguito allo sfratto per morosità incolpevole. Oggi, dentro la Torre, si contano 56 famiglie per un totale di 201 persone e il loro numero potrebbe crescere ancora anche se, in seguito all’incendio, gli occupanti hanno blindato l’immobile spiegando «che per alcuni giorni non saranno gradite visite da parte di nessun soggetto all'interno delle strutture», come se gli alloggi fossero di loro proprietà e non occupati abusivamente.
La loro paura è che dopo il rogo qualcuno vada davvero a sgomberare l’immobile: il custode giudiziario dell’edificio ha infatti dichiarato al Tirreno che in passato il Tribunale aveva già disposto lo sgombero della Torre della Cigna con una ordinanza che richiedeva l’uso della forza pubblica. Ma che però non è mai stata messa in pratica. Una ricostruzione dei fatti che è stata confermata dalla Prefettura: «Il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico ha valutato l’ordinanza giudicando, anche in base al decreto Minniti, che non sussistessero i requisiti per impiegare la forza pubblica». Il fatto è che enti e istituzioni - Prefettura, Questura e Comune in primis - non hanno una soluzione alternativa a questa situazione, e infatti gli occupanti della Torre della Cigna, di fronte all’ipotesi di sgombero, replicano con forza: «Ma dove penserebbero di mettere 200 persone?»
C’è dunque in atto a Livorno un preoccupante scontro tra diritti: quello previsto dalla legge che difende la proprietà privata e vieta le occupazioni da una parte e dall’altra quello che scaturisce dallo stato di necessità di dover dare un riparo alle famiglie - quasi tutte con minori a carico - che altrimenti si ritroverebbero in mezzo alla strada.
In assenza di una soluzione - comunque molto complicata - la scelta della Prefettura e dell’amministrazione dal Movimento 5 Stelle è dunque quella di tollerare le occupazioni, che però vuol dire solo far slittare in avanti nel tempo il problema: attualmente a Livorno sono già una quindicina gli edifici pubblici occupati per un totale di oltre 500 persone. Più o meno lo stesso numero delle famiglie in lista d’attesa per una casa popolare. Numeri, quelli dell’emergenza abitativa, che indicano una situazione di grave criticità che da un momento all’altro potrebbe deflagrare in una città già provata da una crisi economica ed occupazionale che non sembra avere fine. Ma ora il pensiero di tutti deve andare a Marcella Ribechini, che sta lottando tra la vita e la morte all’ospedale di Cisanello: la sindacalista nata a Pomarance e vissuta a Collesalvetti prima di trasferirsi a Livorno ha ustioni su oltre il 70% del corpo e i medici si riservano la prognosi, definendo «gravissimo» il quadro clinico della donna. Forza Marcella.
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