Il Tirreno

Toscana

Strage sfiorata nella Torre dei 200 sfrattati

di Federico Lazzotti
Strage sfiorata nella Torre dei 200 sfrattati

Scoppia un incendio nel grattacielo di 19 piani occupato abusivamente da decine di famiglie

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LIVORNO. Doveva essere la Torre che guardava al futuro: diciannove piani in cemento e vetro costruiti all’ingresso di Livorno, tra la Variante Aurelia, la zona industriale e il parco commerciale.

Invece ieri mattina il grattacielo dalle fondamenta di argilla, dove ora tra le parabole sventolano i panni stesi, ha rischiato di diventare una trappola per le duecento persone, tra cui molti bambini, che lo occupano abusivamente dal febbraio 2016, in una situazione paradossale in cui per una necessità umana, politica, istituzioni e forze dell’ordine tollerano l’illegalità e dunque anche rischi simili.

A scatenare il panico – intorno alle 7,30 – un incendio che si è propagato in uno dei locali trasformati in appartamenti al terzo piano della struttura che per un paio di anni è stata anche la sede dell’Agenzia delle Entrate e del Catasto.

Marcella Ribechini, 54 anni, originaria di Pomarance, sindacalista e anima del Comitato che si spende per dare un tetto a chi ne ha bisogno, viveva all’interno di quell’alloggio arrangiato con il suo cane Lucky. Quando ha visto le fiamme ha avuto solo il tempo di andare nell’altra stanza e aspettare i soccorsi. Ora è ricoverata in gravissime condizioni con ustioni sul 70% del corpo, mentre i vigili del fuoco sono riusciti ad estrarre vivo l’animale.

Ad innescare le fiamme è stata molto probabilmente una sigaretta spenta male finita sul divano o forse il corto circuito di uno degli elettrodomestici attaccati abusivamente alla rete. La Procura che ha disposto il sequestro dell’area dove si sono sviluppate le fiamme e l’interdizione a tutto il piano, oggi riceverà gli atti da parte dei vigili del fuoco e della polizia e aprirà un fascicolo ipotizzando i reati di incendio colposo e lesioni.

Ma il vero problema, sia politico che di ordine e sicurezza pubblica, adesso riguarderà la gestione di tutti gli edifici, circa una decina tra pubblici e privati, che negli ultimi anni sono stati occupati in città facendola diventare la capitale toscana dell’emergenza abitativa.

Soprattutto per evitare che in casi come questo, sperando che non ne accadano altri, ci sia il più classico degli scaricabarile sulle responsabilità nel tentativo di individuare poi chi dovesse prevenire e intervenire.

È stato il sindaco di Livorno Filippo Nogarin il primo a sollevare il problema. «È chiaro – spiega – che è necessaria una riflessione più ampia, in una città che detiene il poco lusinghiero record di sfratti per morosità incolpevole e che in meno di 10 anni ha visto il proprio patrimonio abitativo pubblico ridursi da 12mila a 8mila unità. Noi abbiamo fermato l’emorragia di case, contrastato i furbetti degli alloggi popolari, e cominciato ad assegnarli a chi ne ha davvero diritto, ma la domanda supera di gran lunga l’offerta. È un circolo vizioso che necessita di misure straordinarie, a partire da una legge seria sull’autorecupero. Sennò i Comuni rimarranno sempre con le spalle al muro a combattere da soli un’emergenza senza precedenti». E aggiunge: «Va fatta al più presto una valutazione puntuale delle condizioni di sicurezza della Torre che ospita quasi 60 famiglie».

Duro, invece, il Pd che ha governato la città fino a tre anni fa tollerando a sua volta le prime occupazioni. «Neanche un gravissimo incidente come questo – scrivono – sembra risvegliare l’amministrazione sul tema delle occupazioni abusive. Nell’indifferenza della nostra amministrazione sono ormai centinaia le persone, spesso anche non livornesi, dato che la voce “a Livorno si può occupare” si è sparsa ormai oltre la provincia, che vivono in appartamenti di fortuna ricavati da strutture pubbliche e private occupate abusivamente, del tutto non idonee a essere civili abitazioni, senza che sia rispettata la benché minima norma relativa alla sicurezza degli ambienti. Era evidentemente soltanto questione di tempo, prima che avvenisse qualcosa di grave».

Chi invece sostiene le occupazione come l’Unione sindacale di base Asia, di cui fa parte anche la donna ferita, non fa un passo indietro. «Chi oggi chiede lo sgombero della struttura senza interrogarsi su quale sarà il futuro delle oltre 200 persone, tra cui 40 minori, che vivono alla Cigna, è un criminale. Chi oggi si indigna per il presunto proliferare delle occupazioni abitative invece che attivarsi per combattere le vere cause di questa situazione è un criminale anch’esso. A Livorno – concludono – ci sono 40 sfratti esecutivi al mese e 30mila disoccupati censiti. Chi occupa lo fa per salvaguardare la vita e la salute dei propri cari scegliendo la via più difficile ma anche quella più coraggiosa. Il loro è un percorso di dignità e riscatto. L’alternativa sarebbe la strada o la coabitazione forzata in situazione di estremo disagio».



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