Il Tirreno

Toscana

Il racconto

Livorno e il battesimo al mare con la ghiacciaina

di Ilenia Reali
Livorno e il battesimo al mare con la ghiacciaina

A Livorno, se non ce l’hai, sei straniera. E l’ignoranza arriva... dall’entroterra

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«Non hai una ghiacciaina? ». A Livorno Elisa, 45 anni, capelli lunghi e mossi, telo mare panterato, rossetto e cappello a tesa larga mi guarda con gli occhi della forma di un’emoticon. Io balbetto. Non ho una ghiacciaina, non l’ho mai avuta e, tra me e me, 43 anni suonati, penso – ma non lo dico – di aver vissuto bene anche senza.

Torno indietro negli anni. Una volta una banca del Pistoiese, mia terra di origine, regalò degli zainetti frigo blu ai propri clienti. A casa mia ne entrarono due, ci andammo al mare una volta poi furono riposti in cantina. Erano sempre in mezzo e nessuno che volesse portarli. Un oggetto che ritenemmo inutile e anche un po’da sfigati. Quando si andava al mare si prendeva un primo al bar del bagno o, se erano periodi di vacche magre, un panino. Ma portarsi riso freddo e manicaretti fatti a casa nei bagni di Viareggio non era cosa. Al limite c’era la casa in affitto, o di proprietà, talvolta la pensioncina, a due passi dove tornare a mangiare e fare una pennichella. Per poi tornare al mare, alle 16, per il bagno passate le rigorose due ore della digestione. La nonna il panino della merenda lo avvolgeva nella carta stagnola e lo metteva in borsa. Poi te lo dava, mencio e calduccio.
Lo dichiaro da subito e spero di essere ancora in tempo per calmare le polemiche e le infamie del “de’, ha scoperto l’acqua calda”: sono pentita. Non sapevo, non capivo. Faccio mea culpa e non se ne parli più. Non c’erano le basi del mare. Perché a Livorno senza diacciaina al mare – ora lo so – non ci si va.


Al Tirreno al racconto della mia esperienza i colleghi singhiozzano dal ridere. Sembrerà inverosimile ma credetemi: per chi con il mare non ci vive a due passi da casa la ghiacciaina non è così scontata. Almeno per chi, come me, era bimbo tra Prato Pistoia e Firenze negli anni Ottanta. Ah quanta sfortuna.

Fine maggio 2017: da due mesi sono a Livorno per lavoro. È il mio primo giorno di mare con una collega e una sua amica, Elisa appunto. «E l’acqua dove la metti? », incalza. «Ma lo sai che le creme solari si conservano meglio? Rimangono fresche e quando te le spalmi è tutta un’altra cosa». Balbetto. Cerco con lo sguardo la sua, di ghiacciaina, e intorno al lettino non la scorgo. Apre la borsa da mare, zac! È lì dentro. «Ne ho una per ogni occasione. Una se vengo al mare da sola, una se c’è il mio compagno. Una se vengo al bagno, una se vado sullo scoglio».

Mi sento come se dovessi tornare alle elementari per imparare l’abc. Elisa beve, mi offre un frutto. Dentro quella borsina ha tutto il mondo. Io mi alzo per andare a comprare l’acqua, poi il panino, vorrei un gelato. Spendo e mi sento triste. Lei è libera, io no e se fossimo più a sud, sugli scogli del Romito, morirei di sete. Ho bisogno di un sacco di cose mentre Elisa si gode il sole.

Io intanto comincio a vedere ghiacciaine ovunque. Al supermercato ci sono reparti interi di ghiacciaine e contenitori da riporre all’interno. Ce ne sono nei negozi di casalinghi a scaffali e perfino in un negozio di intimo mi pare di scorgerne in regalo per chi compra due costumi. A fiori, grandi, piccole, medie a tracolla, col manico. Col coperchio in un modo o in quell’altro. Diventa il mio incubo. Come quando devi cambiare cellulare, computer o abbonamento per il wi fi. Mi gira la testa. Ok Ilenia, mi dico, è arrivato il tuo momento: comprala! Ma a Livorno non riesco a scegliere, ce ne sono troppe, di tutti i tipi. Io la vorrei piccola, per nasconderla se mi vergogno di averla portata o se mi accorgo di non essere nel posto giusto e mi sento un po’ “cafona”. La comprerò a Prato: qui si può scegliere tra due, tre tipi al massimo e mi sembra di non entrare in confusione, mi sento protetta nella mia ignoranza.

Faccio tesoro dei consigli di Eleonora e ne compro due: una per me, una per il mio compagno. Piccole che stanno dentro la borsa da mare. Una fucsia e una azzurra. Mentre scelgo il colore l’ansia mi molla e mi godo quei pochi euro di spesa come se stessi comprando un paio di scarpe di Prada.

Arriva il primo giorno libero (ancora non ho imparato ad andare al mare nella pausa pranzo) e “rinnovo” le ghiacciaine. Il mio compagno è più grande di me di una decina d’anni. Andava al mare con la famiglia, tutti stipati nella Seicento, e aveva la ghiacciaina formato maxi, come quelle che vedo appoggiate in un angolo del bagno con dei teli sopra. Lui critica subito la misura: «Ma sono piccole», esclama. Poi ricicla i contenitori della frutta del supermercato e sfrutta la sua tecnica dell’incastro, prende le bottiglie di plastica dell’acqua da mezzo litro. Divide in due: fatto. Siamo liberi.

Mea culpa numero due: sono servite settimane per farlo ma ora mostro, orgogliosa, le mie ghiacciaine e non le occulto più nella borsa da mare. Ho ancora un handicap però. Cosa ci si mette dentro da mangiare? Io faccio il panino col pomodoro. E godo, quando lo mordo, fresco, ripensando a quello molliccio di quand’ero piccina. Vorrei andare a curiosare dentro quella degli altri. Loro sì che sanno come si sta al mare. Ma ancora mi vergogno.


 

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