Finanza
Banche, tagli choc: via 200 sportelli
di Ilenia Reali
In Toscana 1.500 esuberi, senza contare il riassetto delle Bcc
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LIVORNO. Una piccola rivoluzione è alle porte per il sistema del credito toscano su cui pioveranno entro due-tre mesi gli effetti delle riorganizzazioni dei grandi gruppi bancari. Le misure di razionalizzazione imposte per i salvataggi o per le fusioni avranno ricadute pesanti anche nella nostra regione.
Monte dei Paschi e Banche venete hanno annunciato, con i loro piani industriali, rispettivamente 5.500 e 4.000 esuberi a livello nazionale. Poi ci sono i tagli di Ubi-Banca Etruria e quelli di Carismi. Tradotto per la Toscana si parla – stime sindacali – di circa 1.500 dipendenti dichiarati in esubero e 200 filiali considerate di troppo. Un ridimensionamento a cui si sommeranno i tagli del circuito delle Banche di credito cooperativo, stimato nel 15% del personale con le definitive adesioni ai Gruppi Iccrea e Banca Centrale. La dieta qui è quindi appena cominciata e se ne vedranno gli effetti nell’arco del 2018.
Sono due fattori che rendono la Toscana area non secondaria per le razionalizzazioni. Il primo è il radicamento forte delle banche in crisi nella regione: la Banca popolare di Vicenza è frutto dell’acquisizione dell’ex Cassa di Risparmio di Prato e quindi di una presenza capillare nell’area metropolitana fiorentina, per Cassa di risparmio di San Miniato si è in attesa della conclusione dell’acquisto da parte di Credit Agricole si parla già di 120 esuberi, tutti toscani. Poi c’è la banca toscana per eccellenza, Monte dei Paschi che, domani e giovedì, illustrerà il piano industriale ai sindacati regionali che si aspettano un taglio in linea con il peso che la Toscana ha sull’intero istituto di credito, il 20% dei 5. 500 esuberi totali dichiarati. Infine c’è il caso Banca Etruria che ha anticipato un piano da 1. 381 tagli a livello nazionale. È considerata dai sindacati la situazione più complessa dal momento che ancora non è stato attivato per questa banca il fondo di solidarietà (i dipendenti col Fondo possono essere esodati fino a 5 anni - e per le venete 7 - prima all’età della pensione).
«Per quello che riguarda Monte dei Paschi – è il commento di Daniele Quiriconi, segretario regionale del sindacato dei bancari della Cgil – la trattativa è tutta da svilupparsi. Come condiviso con il presidente Rossi è necessario difendere la banca in prospettiva anche quando lo Stato se ne andrà: con il Monte si gioca tanta parte del finanziamento delle nostre imprese e 7.000 posti di lavoro».
In tema di radicamento non si può prescindere dal capire cosa accadrà nel mondo del credito cooperativo che fino al 2016 è cresciuto, come filiali e dipendenti in modo esponenziale nonostante la profonda crisi che stava vivendo il mondo bancario. «Qui – interviene Silvia Biagi, delegata regionale Fisac per le Bcc – la riorganizzazione vera arriverà con l’adesione ai due gruppi e al conseguente efficientamento delle banche. All’inizio del 2016 avevamo 27 Bcc, già ora 15. Noi ci aspettiamo una riduzione del 15% del personale entro la fine del 2018». Quanto accade in Toscana era prevedibile. Lo conferma Paolo Comune Compagnoni, direttore della filiale della Banca d’Italia di Livorno. «È un fenomeno di razionalizzazione che sarebbe dovuto avvenire per logiche di mercato a prescindere dalle crisi straordinaria degli istituti di credito: il processo è stato solo accelerato». «Sul punto di arrivo – conclude – è difficile fare previsioni solide. Si può dire che ci sarà certamente un’ulteriore razionalizzazione di personale e di filiali per la crescita dell’utilizzo da parte della clientela delle vie telematiche e per il rapporto molto più elevato di filiali/abitanti rispetto al Paese e all’Europa».
Monte dei Paschi e Banche venete hanno annunciato, con i loro piani industriali, rispettivamente 5.500 e 4.000 esuberi a livello nazionale. Poi ci sono i tagli di Ubi-Banca Etruria e quelli di Carismi. Tradotto per la Toscana si parla – stime sindacali – di circa 1.500 dipendenti dichiarati in esubero e 200 filiali considerate di troppo. Un ridimensionamento a cui si sommeranno i tagli del circuito delle Banche di credito cooperativo, stimato nel 15% del personale con le definitive adesioni ai Gruppi Iccrea e Banca Centrale. La dieta qui è quindi appena cominciata e se ne vedranno gli effetti nell’arco del 2018.
Sono due fattori che rendono la Toscana area non secondaria per le razionalizzazioni. Il primo è il radicamento forte delle banche in crisi nella regione: la Banca popolare di Vicenza è frutto dell’acquisizione dell’ex Cassa di Risparmio di Prato e quindi di una presenza capillare nell’area metropolitana fiorentina, per Cassa di risparmio di San Miniato si è in attesa della conclusione dell’acquisto da parte di Credit Agricole si parla già di 120 esuberi, tutti toscani. Poi c’è la banca toscana per eccellenza, Monte dei Paschi che, domani e giovedì, illustrerà il piano industriale ai sindacati regionali che si aspettano un taglio in linea con il peso che la Toscana ha sull’intero istituto di credito, il 20% dei 5. 500 esuberi totali dichiarati. Infine c’è il caso Banca Etruria che ha anticipato un piano da 1. 381 tagli a livello nazionale. È considerata dai sindacati la situazione più complessa dal momento che ancora non è stato attivato per questa banca il fondo di solidarietà (i dipendenti col Fondo possono essere esodati fino a 5 anni - e per le venete 7 - prima all’età della pensione).
«Per quello che riguarda Monte dei Paschi – è il commento di Daniele Quiriconi, segretario regionale del sindacato dei bancari della Cgil – la trattativa è tutta da svilupparsi. Come condiviso con il presidente Rossi è necessario difendere la banca in prospettiva anche quando lo Stato se ne andrà: con il Monte si gioca tanta parte del finanziamento delle nostre imprese e 7.000 posti di lavoro».
In tema di radicamento non si può prescindere dal capire cosa accadrà nel mondo del credito cooperativo che fino al 2016 è cresciuto, come filiali e dipendenti in modo esponenziale nonostante la profonda crisi che stava vivendo il mondo bancario. «Qui – interviene Silvia Biagi, delegata regionale Fisac per le Bcc – la riorganizzazione vera arriverà con l’adesione ai due gruppi e al conseguente efficientamento delle banche. All’inizio del 2016 avevamo 27 Bcc, già ora 15. Noi ci aspettiamo una riduzione del 15% del personale entro la fine del 2018». Quanto accade in Toscana era prevedibile. Lo conferma Paolo Comune Compagnoni, direttore della filiale della Banca d’Italia di Livorno. «È un fenomeno di razionalizzazione che sarebbe dovuto avvenire per logiche di mercato a prescindere dalle crisi straordinaria degli istituti di credito: il processo è stato solo accelerato». «Sul punto di arrivo – conclude – è difficile fare previsioni solide. Si può dire che ci sarà certamente un’ulteriore razionalizzazione di personale e di filiali per la crescita dell’utilizzo da parte della clientela delle vie telematiche e per il rapporto molto più elevato di filiali/abitanti rispetto al Paese e all’Europa».
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