Sicurezza
Letti pure nella moschea Ecco la tendopoli dei 250
di Gianni Parrini
Il campo di smistamento diventa una struttura di accoglienza (quasi) permanente Nella provincia ormai la concentrazione è di un richiedente asilo ogni 3,6 abitanti
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LUCCA. Una maglietta bianca appoggiata sulle spalle, pantaloncini da basket e un paio di infradito ai piedi. Cheikh passeggia a torso nudo sotto il solleone e sulla faccia ha un sorriso che è già una mezza speranza. In testa porta delle cuffie per la musica, grandi e colorate che vanno di moda. Sono di un azzurro che sa di nuovo, come quello del cielo estivo che risalta sul nero della sua pelle bagnata da acqua e sudore. Arriva dal mercato settimanale: ha appena finito di dare una mano a ripulire l’area dopo che i banchi hanno smontato. Con altri giovani profughi sta rientrando al campo di via delle Tagliate, la più grande tendopoli della Toscana dedita all’accoglienza dei richiedenti asilo.
SI PARTE CON 40 MIGRANTI
La struttura gestita dalla Croce rossa è nata ufficialmente il 21 marzo del 2014: quel giorno a Lucca arrivano 40 migranti, sbarcati nelle ore precedenti a Lampedusa. Sembrava una sistemazione di emergenza destinata a durare poche settimane. Ma le cose sono andate diversamente: giorno dopo giorno il campo è cresciuto come una città alle porte della città, con nuovi quartieri fatti di tende e prefabbricati. Oggi – a oltre 3 anni di distanza – la struttura ospita 246 persone, conta una mensa da 250 metri quadrati, infermeria, spazio per i corsi (dall’educazione stradale a quelli di musica), magazzino, gabinetti e una sala preghiera che molti chiamano “moschea”. E oltre 30 tende per il pernottamento. Non siamo alla punta massima di presenze: nelle settimane passate si era arrivati a 273 persone: alcuni spazi comuni, la “moschea” e l’infermeria, erano stati occupati da letti di emergenza e in ogni tenda era stato sistemato un ospite in più (7 invece di 6).
LA TENDOPOLI STANZIALE
Da dentro le Mura si guarda con curiosità e (un po’ di preoccupazione) al nuovo agglomerato, che al momento non ha dato particolari problemi. Solo una volta ci fu un po’ di trambusto: alcuni ospiti riconobbero tra i nuovi arrivi un giovane “kapò”, uno di quelli che praticano torture e sevizie nelle prigioni improvvisate della Libia nei confronti di chi vuole partire per l’Europa. «Se dorme qui non passa la notte», dissero le vittime dell’aguzzino ai volontari della Croce rossa e così l’uomo fu subito trasferito. Ovviamente dopo aver informato le forze dell’ordine della sua identità. Per il resto nessun problema, merito del lavoro svolto dal personale che è qui giorno e notte.
A novembre il consiglio comunale emanò un ordine del giorno per chiedere un “alleggerimento” della struttura: «Non più di 150 ospiti». La prefettura si prese l’impegno, ma – complici i continui sbarchi – non è riuscita a rispettarlo. «Cosa ci aspettiamo per il futuro? Impossibile fare previsioni – spiega Enzo Fasano, presidente della Croce rossa di Lucca, l’uomo chiamato a gestire questa enclave di esuli fuoriusciti dal cuore di tenebra del mondo – Di sicuro non si può continuare a considerarla un’emergenza. Il modello di gestione va inquadrato nell’ottica del fenomeno strutturale».
CENTRO DI SMISTAMENTO
La tendopoli non è classificata come struttura di accoglienza: è un semplice centro di smistamento in cui i migranti dovrebbero rimanere per pochi giorni, in attesa che la prefettura trovi loro un posto nelle strutture deputate a fornire ospitalità e assistenza mentre che le commissioni territoriali esaminano le richieste di asilo. Tra arrivi e trasferimenti il via vai di ospiti è continuo: dal giorno dell’apertura al 6 luglio di quest’anno da qui sono passati 2.862 migranti, in maggioranza provenienti dalla Nigeria (27%), dalla Guinea (9%), dal Senegal e dall’Eritrea (7% caduno). Il tempo di permanenza medio è di circa 2 mesi.
Il campo è delimitato da un cancello e gli ospiti sono liberi di entrare e uscire. Gli altri, invece, non possono visitarlo: per farlo serve il lasciapassare della prefettura, l’ente chiamato a gestire l’accoglienza in provincia, dove ormai è stata raggiunta la quota di 1.450 migranti (uno ogni 3,6 abitanti), anche se la distribuzione tra i Comuni non è uniforme.
OSPITALITÀ DA 17 MILIONI
Il costo preventivato a inizio 2017 per gestire questi arrivi è di 17 milioni: soldi che vengono girati alle cooperative e alle associazioni che assistono i migranti (Odissea e Partecipazione e sviluppo le più presenti) e divisi con privati e proprietari di strutture ricettive che mettono a disposizione gli alloggi. In attesa di trovare casa, gli ospiti della tendopoli se ne stanno dentro il campo cercando un po’ di refrigerio grazie all’aria condizionata. «Ci sono poche regole, ma chi non le rispetta perde lo status di richiedente asilo e viene allontanato – spiega Fasano – La giornata comincia alle 8 con la colazione e l’avvio dei servizi di pulizia e manutenzione del campo in cui alcuni degli ospiti ci aiutano. I nuovi arrivi devono sbrigare le pratiche con la questura e poi devono svolgere le visite sanitarie. Il pranzo è uno dei momenti più importanti: le abitudini alimentari sono diverse e dobbiamo cercare di proporre un menu adeguato».
SI PARTE CON 40 MIGRANTI
La struttura gestita dalla Croce rossa è nata ufficialmente il 21 marzo del 2014: quel giorno a Lucca arrivano 40 migranti, sbarcati nelle ore precedenti a Lampedusa. Sembrava una sistemazione di emergenza destinata a durare poche settimane. Ma le cose sono andate diversamente: giorno dopo giorno il campo è cresciuto come una città alle porte della città, con nuovi quartieri fatti di tende e prefabbricati. Oggi – a oltre 3 anni di distanza – la struttura ospita 246 persone, conta una mensa da 250 metri quadrati, infermeria, spazio per i corsi (dall’educazione stradale a quelli di musica), magazzino, gabinetti e una sala preghiera che molti chiamano “moschea”. E oltre 30 tende per il pernottamento. Non siamo alla punta massima di presenze: nelle settimane passate si era arrivati a 273 persone: alcuni spazi comuni, la “moschea” e l’infermeria, erano stati occupati da letti di emergenza e in ogni tenda era stato sistemato un ospite in più (7 invece di 6).
LA TENDOPOLI STANZIALE
Da dentro le Mura si guarda con curiosità e (un po’ di preoccupazione) al nuovo agglomerato, che al momento non ha dato particolari problemi. Solo una volta ci fu un po’ di trambusto: alcuni ospiti riconobbero tra i nuovi arrivi un giovane “kapò”, uno di quelli che praticano torture e sevizie nelle prigioni improvvisate della Libia nei confronti di chi vuole partire per l’Europa. «Se dorme qui non passa la notte», dissero le vittime dell’aguzzino ai volontari della Croce rossa e così l’uomo fu subito trasferito. Ovviamente dopo aver informato le forze dell’ordine della sua identità. Per il resto nessun problema, merito del lavoro svolto dal personale che è qui giorno e notte.
A novembre il consiglio comunale emanò un ordine del giorno per chiedere un “alleggerimento” della struttura: «Non più di 150 ospiti». La prefettura si prese l’impegno, ma – complici i continui sbarchi – non è riuscita a rispettarlo. «Cosa ci aspettiamo per il futuro? Impossibile fare previsioni – spiega Enzo Fasano, presidente della Croce rossa di Lucca, l’uomo chiamato a gestire questa enclave di esuli fuoriusciti dal cuore di tenebra del mondo – Di sicuro non si può continuare a considerarla un’emergenza. Il modello di gestione va inquadrato nell’ottica del fenomeno strutturale».
CENTRO DI SMISTAMENTO
La tendopoli non è classificata come struttura di accoglienza: è un semplice centro di smistamento in cui i migranti dovrebbero rimanere per pochi giorni, in attesa che la prefettura trovi loro un posto nelle strutture deputate a fornire ospitalità e assistenza mentre che le commissioni territoriali esaminano le richieste di asilo. Tra arrivi e trasferimenti il via vai di ospiti è continuo: dal giorno dell’apertura al 6 luglio di quest’anno da qui sono passati 2.862 migranti, in maggioranza provenienti dalla Nigeria (27%), dalla Guinea (9%), dal Senegal e dall’Eritrea (7% caduno). Il tempo di permanenza medio è di circa 2 mesi.
Il campo è delimitato da un cancello e gli ospiti sono liberi di entrare e uscire. Gli altri, invece, non possono visitarlo: per farlo serve il lasciapassare della prefettura, l’ente chiamato a gestire l’accoglienza in provincia, dove ormai è stata raggiunta la quota di 1.450 migranti (uno ogni 3,6 abitanti), anche se la distribuzione tra i Comuni non è uniforme.
OSPITALITÀ DA 17 MILIONI
Il costo preventivato a inizio 2017 per gestire questi arrivi è di 17 milioni: soldi che vengono girati alle cooperative e alle associazioni che assistono i migranti (Odissea e Partecipazione e sviluppo le più presenti) e divisi con privati e proprietari di strutture ricettive che mettono a disposizione gli alloggi. In attesa di trovare casa, gli ospiti della tendopoli se ne stanno dentro il campo cercando un po’ di refrigerio grazie all’aria condizionata. «Ci sono poche regole, ma chi non le rispetta perde lo status di richiedente asilo e viene allontanato – spiega Fasano – La giornata comincia alle 8 con la colazione e l’avvio dei servizi di pulizia e manutenzione del campo in cui alcuni degli ospiti ci aiutano. I nuovi arrivi devono sbrigare le pratiche con la questura e poi devono svolgere le visite sanitarie. Il pranzo è uno dei momenti più importanti: le abitudini alimentari sono diverse e dobbiamo cercare di proporre un menu adeguato».
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