Il Tirreno

Toscana

Telefonate moleste

«Non vuoi chiamate? Devi andare al negozio»

Ilaria Bonuccelli
«Non vuoi chiamate? Devi andare al negozio»

Dall’Albania il call center si rifiuta di cancellare l’utente dall’elenco dei clienti. Il gestore telefonico ammette: «Informazione errata, il consenso si può revocare»

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«No, io non la cancello dalla lista. Se vuole essere tolta dall’elenco delle chiamate e non essere più disturbata, vada al negozio». Accento straniero. Informazione è falsa. L’operatrice T823 parla per conto di Vodafone. Vodafone Albania. Si presenta al telefono per un’offerta commerciale e non molla. L’hanno istruita così e, tutto sommato, fa bene il suo lavoro. Salvo l’informazione scorretta. Far sembrare in salita un’operazione ordinaria: eliminare il numero di telefono dalla lista dei clienti contattabili.

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LEI È CLIENTE: ORA ASCOLTI


La telefonata inizia come tutte le chiamate commerciali. «Parlo con Tizia Caia?». Attimo di silenzio, in attesa del fatidico “sì”. Invece, no. «Chi la desidera?». E parte a raffica è il copione: «Qui è Vodafone Albania, la informiamo che ai sensi della legge... può richiedere di essere contattata da un call center italiano....» e una valanga di parole. «La chiamiamo per offrirle un servizio speciale...». Impossibile interrompere se non quasi gridando. «Un momento: ma chi l’ha autorizzata a telefonarmi?». Allora l’operatrice tutta soddisfatta cita una risposta semplice : «Lei è cliente Vodafone. Quindi ci ha autorizzato lei». «Mi dice quando? E mi dà gli estremi dell’autorizzazione?». L’operatrice non risponde. Sei cliente e tanto basta: la chiamata commerciale ti tocca. Non c’è modo di farle capire il contrario. Che esiste il diritto a sapere a quando risale il tuo consenso, se hai firmato il consenso all’utilizzo dei tuoi dati per fini commerciali, quando. «La legge italiana....». «Lei è nostra cliente, ora mi ascolti». È anche perentoria.

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NON LA CANCELLO


E allora scatta la difesa. Il call center sarà anche in Albania, ma il contratto telefonico è italiano. La compagnia pure. E fino a prova contraria in Italia valgono ancora le leggi italiane. «In base alla legge nazionale, lei ha il dovere di darmi le informazioni richieste. E se non me le vuole dare facciamo prima: ho dato il consenso alle chiamate commerciali? Bene, ora lo ritiro. Mi cancelli subito dalla sua lista».
L’operatrice, però, non si arrende: «No, non lo faccio. Io sono solo un’operatrice. Non lo posso fare. Se lei vuole rititare il consenso, va al negozio Vodafone e chiede di essere cancellata».


I DIRITTI DEGLI ABBONATI


La legge non dice questo. L’articolo 7 del Codice della Privacy assicura che l’utente ha diritto a conoscere (fra l’altro): a) l'origine dei dati personali; b) le finalità e modalità del trattamento (a che cosa serve il numero, insomma);c) chi sia responsabile del trattamento dei dati; e) a chi i dati personali possono essere comunicati. Inoltre lo stesso articolo assicura al cittadino il diritto di ottenere: a) l'aggiornamento, la rettificazione e anche l'integrazione dei dati; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge.

L'APPROFONDIMENTO: LO SPECIALE DEL TIRRENO

Ma l’elemento rivoluzionario - come fa spesso presente il Garante - sta nell’articolo 8 del Codice che recita: «I diritti elencati all'articolo 7 sono esercitati con richiesta rivolta senza formalità al titolare o al responsabile, anche per il tramite di un incaricato, alla quale è fornito idoneo riscontro senza ritardo».
In altre parole, un abbonato può richiedere la cancellazione dagli elenchi dei call center anche solo con richiesta verbale, per telefono. Non per l’operatrice di Vodafone Albania.

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REVOCA DEL CONSENSO
PER TELEFONO O VIA WEB


In realtà Vodafone (Italia) ha un’altra politica. Assicura che anche tutti i propri clienti che avessero dato il consenso al trattamento dei propri dati per fini commerciali - e che quindi avessero autorizzato la società a usare il numero di telefono per le chiamate promozionali - possono «revocare tale consenso in qualunque momento. E possono esercitare questo diritto sia chiamando il 190 sia andando sul sito della società nell’area dedicata alla privacy. «Non abbiamo dato indicazioni ai nostri partner di invitare i clienti a recarsi ai nostri negozi per revocare il consenso all’uso commerciale dei propri dati. L’operatrice ha dato un’informazione sbagliata». Anche perché nei punti vendita non è prevista un’attività del genere. Il cliente rischia di vedersi rimandare indietro senza nulla di fatto. Quando può ottenere il risultato desiderato per telefono o via web. «In ogni caso - garantisce la società - stiamo già verificando perché sia stata data una risposta del genere. A termini di buon senso, l’operatrice, anche nel dubbio di poter revocare direttamente il consenso, avrebbe dovuto registrare la richiesta dell’utente e farla presente all’azienda. Noi selezioniamo partner che formino personale in grado di dare risposte in linea con le normative italiane».

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