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Toscana

Lo molla, aggredita con l’ascia

Lo molla, aggredita con l’ascia

L’uomo sospetta il tradimento e le massacra la faccia: solo denunciato

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VIAREGGIO. Due storie di violenza agghiacciante sulle donne in una manciata di ore, tra mezzanotte e l’alba sotto il cielo di una Viareggio in piena estate. Due storie che hanno visto, per tutta la giornata di ieri, l’intenso lavoro dei carabinieri della Compagnia di Viareggio da anni, ormai, preparati a far fronte a questo tipo di emergenze.

Lei non l’ha denunciato. Non ancora, almeno. Nonostante il padre della sua creatura le abbia sbattuto il volto, ripetutamente e con tutta la violenza che aveva in corpo, sul pavimento. Dove l’aveva trascinata direttamente dal letto, nel cuore della notte, mentre lei dormiva. Ad un passo da quella culla che avrebbe dovuto tenerli uniti, tenerli insieme nella cura di chi hanno appena messo al mondo. E nonostante non fosse la prima volta che l’uomo alzava le mani.

L’altra, invece, dai carabinieri si è presentata. Decisa a mettere nero su bianco la persecuzione di quell’uomo con il quale era stata fidanzata: oggi lui di tempi coniugati al passato non intende ascoltarne. Così che, nel primo mattino di ieri, si è acquattato nell’albeggiare, nascosto dal giardino di casa della sua ex, armato di ascia. Deciso ad avere ragione della porta dell’abitazione, unico ostacolo al suo desiderio di vendetta.

La prima storia si consuma nella notte. Quando lui rientra in casa e mette le mani sul telefono cellulare della compagna. Una serie di sms che a lui, già alterato, appaiono come un unico segnale: lei ha un altro. Nonostante il lavoro, i bambini, la casa, il compagno. La furia di scatena. Lei dorme. Lui l’afferra per i capelli mentre lei è ancora nel sonno, la butta a terra ed inizia a batterle ripetutamente il volto nel pavimento. Quando arriverà in Pronto soccorso, il referto sarà di 25 giorni. Ma la vittima dovrà essere operata. E ne avrà sicuramente per più giorni. Per lui la denuncia a piede libero: maltrattamenti con lesioni. Nessun altro provvedimento, se non l’allontanamento del bambino. Volendo potrebbe andare a trovarla in ospedale. Perché provvedimenti restrittivi a suo carico ancora non ce ne sono.

Un’accusa, quella riscontrata in questa vicenda, che nessuno formulerebbe mai nei confronti di chi avesse compiuto una violenza analoga a scopo di furto, rapina, stupro senza avere mai avuto alcun rapporto con la vittima. Ma l’amore è per sempre. Anche per il codice penale. Tatuato sulla pelle nel color violaceo dei colpi, e nell’anima con ferite che mal si rimarginano. Chissà se il/la sostituto Procuratore che avrà tra le mani questi carte vorrà smentire questo quadro che fa male alla giovane donna picchiata e a tutte le altre.

La seconda vicenda, invece, ha come scenario l’alba. E come protagonista positivo una madre. Che uscendo di casa per andare al lavoro, con la coda dell’occhio intravede un’ombra e decide di tornare indietro. Andando a sbattere contro la furia umana in cui si è trasformato l’ex fidanzato della figlia. Lui tenta di abbattere la porta di ingresso - così la ricostruzione dei carabinieri subito intervenuti - e pretende di entrare nell’abitazione mentre grida che vuole dare fuoco alla donna. Motivo di tanto accanimento il fine corsa che lei aveva messo alla loro relazione alla fine dello scorso anno. Basta questo per pretendere di abbattere una porta a colpi d’ascia pronti al rogo, chi c’è c’è. È finita con l’arresto dell’uomo, un cittadino straniero noto alle forze di polizia, 47 anni. Arresto per reati di tipo persecutorio, convalidato dopo l’interrogazione di garanzia che ha disposto la permanenza in carcere per il protagonista in negativo della vicenda.

Due donne che dovranno affrontare l’incubo di sapere liberi, prima o poi, i propri aggressori. Mentre il braccialetto che segnala l’avvicinamento alla vittima, e che è da mesi l’oggetto di una campagna de Il Tirreno, resta ancora una chimera. Informazione ai “naviganti”: non è necessario tempestarlo di diamanti perché diventi il migliore amico di una donna spaventata.

Donatella Francesconi



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