Sicurezza
Ho ricevuto un messaggio in una bottiglia. Di aranciata
di PAOLO NENCIONI
Viaggio in moto su via Roma a Prato; all'altezza della piscina un Suv invade la mia corsia per entrare nel parcheggio e mi fa cadere (purtroppo non è la prima volta).Mentre realizzo di aver lasciato...
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Viaggio in moto su via Roma a Prato; all'altezza della piscina un Suv invade la mia corsia per entrare nel parcheggio e mi fa cadere (purtroppo non è la prima volta).
Mentre realizzo di aver lasciato tracce di gomito caviglia ginocchio sullasfalto, un ragazzo mi libera una gamba dalla ruota e intanto il conducente del Suv scende e si avvicina, sembra sinceramente preoccupato, mi chiede se ho niente di rotto e mi consiglia di sedermi su una panchina. Quando mi volto il Suv è sparito, penso che il conducente l'abbia voluto togliere dalla strada, poi mi rendo conto che ha fatto il giro del parcheggio ed è scappato (ero troppo intronato per prendere la targa).
Intanto il ragazzo corre dall'altra parte della strada, torna con un paio di attrezzi e si mette ad aggiustare alla meglio la pedalina del cambio che si è piegata. La scena mi sembra vagamente surreale. Arriva un altro sulla trentina che si informa sulle mie condizioni. Il ragazzo riparte (la pedalina non so come è quasi a posto) ma stavolta gira l'angolo e lo vedo tornare sorridente con una bottiglietta di Fanta. Per me. Fresca.
Ecco, il ragazzo, avrà 18 anni, viene dal Pakistan, quello sulla trentina dall'Afghanistan, il conducente del Suv è italiano. Ora mi dicono che non bisogna generalizzare, che ognuno deve essere giudicato come singola persona al di là delle origini e di come appare, e in teoria sono anche d'accordo, ma siccome negli ultimi due mesi nella città dove vivo (e spesso cado) ci sono state quattro omissioni di soccorso e i non soccorsi sono tre pachistani e una cinese, e quelli che sono scappati sono quattro italiani (uno dei quali ha caricato il pachistano sul furgone e lo ha anche corcato di botte), ecco, stasera mentre aspetto il mio turno alla guardia medica ho una fortissima tentazione di generalizzare.
Davanti a me c'è un pachistano. Gli sorrido. Peccato non avere una Fanta a portata di mano.
@NencioniP. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mentre realizzo di aver lasciato tracce di gomito caviglia ginocchio sullasfalto, un ragazzo mi libera una gamba dalla ruota e intanto il conducente del Suv scende e si avvicina, sembra sinceramente preoccupato, mi chiede se ho niente di rotto e mi consiglia di sedermi su una panchina. Quando mi volto il Suv è sparito, penso che il conducente l'abbia voluto togliere dalla strada, poi mi rendo conto che ha fatto il giro del parcheggio ed è scappato (ero troppo intronato per prendere la targa).
Intanto il ragazzo corre dall'altra parte della strada, torna con un paio di attrezzi e si mette ad aggiustare alla meglio la pedalina del cambio che si è piegata. La scena mi sembra vagamente surreale. Arriva un altro sulla trentina che si informa sulle mie condizioni. Il ragazzo riparte (la pedalina non so come è quasi a posto) ma stavolta gira l'angolo e lo vedo tornare sorridente con una bottiglietta di Fanta. Per me. Fresca.
Ecco, il ragazzo, avrà 18 anni, viene dal Pakistan, quello sulla trentina dall'Afghanistan, il conducente del Suv è italiano. Ora mi dicono che non bisogna generalizzare, che ognuno deve essere giudicato come singola persona al di là delle origini e di come appare, e in teoria sono anche d'accordo, ma siccome negli ultimi due mesi nella città dove vivo (e spesso cado) ci sono state quattro omissioni di soccorso e i non soccorsi sono tre pachistani e una cinese, e quelli che sono scappati sono quattro italiani (uno dei quali ha caricato il pachistano sul furgone e lo ha anche corcato di botte), ecco, stasera mentre aspetto il mio turno alla guardia medica ho una fortissima tentazione di generalizzare.
Davanti a me c'è un pachistano. Gli sorrido. Peccato non avere una Fanta a portata di mano.
@NencioniP. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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