Gioco
Tour de France, Aru è maglia gialla sui Pirenei
Il sardo sogna il tour: "Nella vita bisogna provarci, io l'ho
fatto oggi, a 300 metri dall'arrivo. Questa maglia è un'emozione indescrivibile, il massimo per un corridore"
Il sogno in giallo di Fabio Aru si realizza in un pomeriggio di pioggia e nuvole, sole e nebbia.
Tanto umido. Che riporta a un ciclismo in bianco e nero. Di corsa d'antan, però, quella di oggi - la prima tappa con arrivo sui Pirenei di questa edizione 2017 del Tour de France - non ha molto.
Tutti i big, tranne Quintana e Contador, procedono insieme appassionatamente fino agli ultimi metri, ma le bollicine sono negli ultimi 300 metri. E' a quel punto, in vista dell'arrivo a Peyragudes, dopo 214,200 chilometri, che Fabio Aru scatta con classe, rabbia, determinazione, mettendo in crisi sua maestà Chris Froome. "Nella vita bisogna sempre provarci, io ci ho provato oggi, a 300 metri dall'arrivo: lo strappo era duro, ma ho resistito - confessa, quasi candidamente, il 'Tamburino sardo' dell'Astana -. Questa maglia è un'emozione indescrivibile, il massimo per un corridore. Mi mancava la maglia gialla, dopo avere indossato quella rosa al Giro d'Italia di due anni e quella rossa alla Vuelta".
Peccato che domani non ci sia l'arrivo a Parigi, però. "Ancora mancano tante tappe e non sarà facile conservare la leadership - aggiunge il corridore di Villacidro, che puntava al Giro d'Italia numero 100 ed è stato catapultato al Tour, dopo avere smaltito un infortunio al ginocchio -. Questo risultato ripaga il lavoro dei miei compagni: ieri Cataldo si è dovuto fermare, oggi Fuglsang ha fatto una fatica tremenda per arrivare fino al traguardo. E' dedicata a loro questa maglia". Aru racconta la tappa che l'ha consacrato, facendolo entrare definitivamente nella leggenda del ciclismo italiano. In questo Tour ha già indossato la maglia a pois di migliore scalatore, adesso è in giallo. Un exploit dietro l'altro. "Il Team Sky ha impresso alla tappa un ritmo molto alto, io sono partito lungo e Bardet ha fatto un gran numero. Sono molto contento.
E' un piccolo vantaggio, ma il Tour è ancora molto lungo".
C'è chi gioisce e chi viene respinto dai Pirenei: Quintana e Contador escono con le ossa rotte da questa tappa, Froome con delle certezze in meno. "Non avevo più le gambe nel finale, ma c'è ancora molta corsa davanti", confessa il capo degli 'Skymen' quest'anno in maglia bianca. L'ex leader della classifica generale, che quest'anno cerca il poker al Tour si complimenta "con Bardet", per "la bellissima vittoria" e "anche con Aru".
Domani la tredicesima tappa partirà da Saint Girons e arriverà a Foix, dopo 101 chilometri con tre salite di 1/a Categoria: il Col de Latrape (5,6 km al 7,3 per cento), il Col d'Agnes (10 km all'8,2 per cento) e il Mur de Peguere (9,3 km al 7,9 per cento).
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