Sicurezza
Nella regione sono 14.000 in 880 strutture
Bugli: «Gli appalti non bastano, più autonomia ai Comuni». Biffoni: «La prefettura intensifichi i controlli»
FIRENZE. Arrivano a centinaia, ogni mese, da anni, con flussi in aumento. Dopo l’ultima assegnazione di 600 persone, della scorsa settimana, la presenza dei migranti in Toscana sfiora quota 14mila (circa 13mila nei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, e un po’ meno di mille negli Sprar, cioè strutture di seconda accoglienza). Per un totale di circa 880 centri. Un numero di persone importante, soprattutto se si considera che il turn over è di appena il 5% circa: arrivano in tanti, ma pochissimi vanno via. E il processo per ottenere i permessi di soggiorno (protezione umanitari o asilo politico) è lunghissimo, si parla di almeno un anno, come conferma la prefettura di Firenze. La maggior parte delle domande viene respinta dalle commissioni preposte, aprendo la strada ai ricorsi. E così si ripartire da capo. «È un continuo cercare posti e assegnarli», dicono dalla prefettura fiorentina.
Il commento del direttore Luigi Vicinanza
«Il fenomeno ormai non è più emergenziale, ma strutturale – dice l’assessore regionale all’immigrazione Vittorio Bugli – È evidente che il sistema di accoglienza basato sulle gare di appalto bandite dalla prefettura comincia a mostrare la sua fragilità. La nostra proposta è affidare di più la gestione dei centri di accoglienza al territorio, quindi ai Comuni e alle associazioni, come avviene già per gli Sprar. L’esperienza ci insegna che l’accoglienza diffusa, con tanti centri che ospitano in media non più di 15-20 persone alla volta, è il sistema migliore per accogliere i profughi perché crea meno frizioni sociali. Ma per cercare nuovi centri non bastano i bandi. Noi crediamo che ogni Comune dovrebbe farsi carico di una certa progettualità nell’accoglienza, come ad esempio avviene per la società della salute di Pisa. In Regione stiamo lavorando in questo senso, anche se poi la competenza è del Ministero dell’Interno e delle prefetture». Una proposta interessante che suscita subito delle reazioni.
In primis quella di Matteo Biffoni, presidente di Anci Toscana e delegato per l’immigrazione, oltre che sindaco di Prato: «Giusto contare sul territorio, ma ognuno deve fare la sua parte se si parla di migranti: la Regione si sta adoperando, ma anche lo Stato deve metterci del suo. E in questo senso sarebbe necessario che la prefettura intensificasse i controlli sulle cooperative sociali che gestiscono i centri: le coop proliferano e sulla carta hanno i requisiti, ma all’atto pratico emergono molte criticità».
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Coinvolgere di più le amministrazioni locali sarebbe utile anche per equilibrare la presenza dei migranti nel territorio. Lo sottolinea Bugli: «L’accoglienza deve essere diffusa in tutti i Comuni, anche in quelli che finora sono rimasti in disparte. In Toscana oggi la situazione è migliorata, ci sono solo 35 Comuni (tra cui le isole a cui i prefetti non hanno mai chiesto contributi) su un totale di 277 che non ospitano migranti. A questi se ne aggiungono altri che potrebbero partecipare di più. Ma se tutti facessero la loro parte rispetto alla richiesta di accoglienza si avrebbero ulteriori 3-4mila posti». Per parlare di questi temi, a fine mese ci sarà una riunione convocata dalla prefettura di Firenze con Anci, Regione e tutti i prefetti. Inoltre «il 14 luglio sarà una giornata dedicata all’accoglienza – aggiunge Bugli – in cui faremo proposte su come migliorare Cas, Sprar, servizi sanitari, e illustreremo un nuovo progetto formazione/ lavoro per i migranti».
Intanto il governatore toscano Enrico Rossi getta acqua sul fuoco e fa da megafono alle parole benevole del Pontefice: «Papa Francesco continua a indicare con coraggio una strada per il futuro dell’umanità. Una sinistra che vuole ispirarsi al socialismo e porsi la questione del destino dell’uomo deve necessariamente tenerne conto».
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