Il dolore
Sempre meno e più vecchi la Toscana ora si allarma
di Stefano Taglione
Ogni giorno nella regione ci sono in media 75 nascite e 116 decessi, in due anni persi 10mila abitanti. Neanche gli immigrati riescono a riequilibrare i conti
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Ogni giorno, in Toscana, nascono 75 bambini e muoiono 116 persone. Ogni giorno, in Toscana, stiamo diventando sempre più vecchi e sempre di meno. E ormai neanche gli immigrati – nonostante siano più giovani e facciano ancora più figli di noi – riescono a riequilibrare una bilancia che negli ultimi due anni, al livello assoluto, da Carrara a Capalbio ci ha visto perdere 10mila persone.
È un allarme sociale quello lanciato dalla Regione a Firenze, durante il convegno “Lo stato della salute dei toscani e del servizio sanitario regionale” svoltosi martedì mattina all’Istituto degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata. E l’assessora alla Salute, Stefania Saccardi, prendendo la parola davanti alla folta platea non ha potuto non notare come «anche gli immigrati si stanno italianizzando», nel senso che pure loro, ormai, fanno sempre meno figli.
L’ETÀ MEDIA AVANZA
Secondo l’Istat la Toscana è la quarta regione più anziana d’Italia, con due ultrasessantenni (over 64) per ogni ragazzo sotto i 15 anni. È così che l’Istituto nazionale di statistica calcola il cosiddetto “Indice di vecchiaia”. Nella graduatoria nazionale ci precedono solamente il Molise, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria, mentre a risultare più giovani sono i campani, con 117 over 64 ogni 100 ragazzi. La media italiana è invece di 161 a 100. Nella nostra regione, inoltre, l’età media avanza piuttosto velocemente: se nel 2010 si fermava a 45,6 anni, nel 2016 (è l’ultimo dato disponibile) siamo arrivati a quota 46,5. La seconda e la terza cifra, insomma, si sono invertite. E per gli esperti non è una buona notizia. «La sfida – ha spiegato, durante il convegno, il direttore dell’Agenzia regionale per la sanità toscana, Andrea Vannucci – è sostenere questo trend dal punto di vista finanziario. Bisognerà investire in cure eque per tutti».
SALE LA SPERANZA DI VITA
Se stiamo invecchiando sempre di più è anche merito dell’aumento della speranza di vita. E la Toscana, in questo, si distingue come una delle migliori regioni d’Italia, con sei mesi in più rispetto alla media nazionale. «Significa che abbiamo vissuto anni in buona salute – spiega Vannucci – altrimenti, senza la qualità, della quantità non ce ne faremmo niente». Secondo i dati presentati a Firenze, nel Granducato le donne hanno un’aspettativa di vita di 85,6 anni e gli uomini di 81,2.
GLI IMMIGRATI NON BASTANO Ma nonostante ciò, la popolazione da due anni cala inesorabilmente. Secondo l’Istat, infatti, nel 2017 siamo diventati 3.742.437, perdendo 10.217 abitanti rispetto al 2015. «Se gli immigrati non favoriscono il ricambio generazionale – spiega Paola Garvin, responsabile del settore Welfare e sport della Regione – vuol dire che la crisi ha reso la Toscana decisamente meno attrattiva». Per altro, a testimonianza del fatto che si fanno meno figli, c’è l’aumento delle famiglie unipersonali (sono il 32%) e l’inarrestabile calo dei matrimoni. «Se dovesse proseguire questo andamento – conclude Garbin – nel 2033 non avremmo più matrimoni». Ma preti e ufficiali di Stato dormano sonni tranquilli: è solo una constatazione statistica.
LE INSIDIE DEL FUTURO
Sono le malattie nervose degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson (70mila e 12mila casi in Toscana) che in futuro rischiano di dare ancora più problemi. Troppo lenti i progressi della medicina, troppo oneroso l’impegno assistenziale per le famiglie e il Sistema sanitario. «Un percorso difficile – spiega Mauro Seppia, medico e già capo reparto alla Medicina generale prima dell’ospedale di Livorno – considerati i crescenti problemi logistici e di spesa. Importanti, ma contenibili, sono invece gli effetti delle malattie cardio e cerebrovascolari quali infarto e ictus (10mila e 15 mila nella nostra Regione) in ogni caso sostanzialmente stabili». Qui, le novità farmacologiche e riabilitative consentono di controllare i costi. «Analogo discorso vale per le malattie endocrinologiche, come il diabete (ne soffrono 180mila toscani). Si tratta di attuare per tempo un attento e costante programma di educazione sanitaria e stili di vita, fin dall’età scolare. Chi non si controlla nell’alimentazione da giovane – conclude il medico livornese – rappresenterà purtroppo il diabetico di domani. Prevenire è sempre meglio che curare».
(ha collaborato Gian Ugo Berti)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un allarme sociale quello lanciato dalla Regione a Firenze, durante il convegno “Lo stato della salute dei toscani e del servizio sanitario regionale” svoltosi martedì mattina all’Istituto degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata. E l’assessora alla Salute, Stefania Saccardi, prendendo la parola davanti alla folta platea non ha potuto non notare come «anche gli immigrati si stanno italianizzando», nel senso che pure loro, ormai, fanno sempre meno figli.
L’ETÀ MEDIA AVANZA
Secondo l’Istat la Toscana è la quarta regione più anziana d’Italia, con due ultrasessantenni (over 64) per ogni ragazzo sotto i 15 anni. È così che l’Istituto nazionale di statistica calcola il cosiddetto “Indice di vecchiaia”. Nella graduatoria nazionale ci precedono solamente il Molise, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria, mentre a risultare più giovani sono i campani, con 117 over 64 ogni 100 ragazzi. La media italiana è invece di 161 a 100. Nella nostra regione, inoltre, l’età media avanza piuttosto velocemente: se nel 2010 si fermava a 45,6 anni, nel 2016 (è l’ultimo dato disponibile) siamo arrivati a quota 46,5. La seconda e la terza cifra, insomma, si sono invertite. E per gli esperti non è una buona notizia. «La sfida – ha spiegato, durante il convegno, il direttore dell’Agenzia regionale per la sanità toscana, Andrea Vannucci – è sostenere questo trend dal punto di vista finanziario. Bisognerà investire in cure eque per tutti».
SALE LA SPERANZA DI VITA
Se stiamo invecchiando sempre di più è anche merito dell’aumento della speranza di vita. E la Toscana, in questo, si distingue come una delle migliori regioni d’Italia, con sei mesi in più rispetto alla media nazionale. «Significa che abbiamo vissuto anni in buona salute – spiega Vannucci – altrimenti, senza la qualità, della quantità non ce ne faremmo niente». Secondo i dati presentati a Firenze, nel Granducato le donne hanno un’aspettativa di vita di 85,6 anni e gli uomini di 81,2.
GLI IMMIGRATI NON BASTANO Ma nonostante ciò, la popolazione da due anni cala inesorabilmente. Secondo l’Istat, infatti, nel 2017 siamo diventati 3.742.437, perdendo 10.217 abitanti rispetto al 2015. «Se gli immigrati non favoriscono il ricambio generazionale – spiega Paola Garvin, responsabile del settore Welfare e sport della Regione – vuol dire che la crisi ha reso la Toscana decisamente meno attrattiva». Per altro, a testimonianza del fatto che si fanno meno figli, c’è l’aumento delle famiglie unipersonali (sono il 32%) e l’inarrestabile calo dei matrimoni. «Se dovesse proseguire questo andamento – conclude Garbin – nel 2033 non avremmo più matrimoni». Ma preti e ufficiali di Stato dormano sonni tranquilli: è solo una constatazione statistica.
LE INSIDIE DEL FUTURO
Sono le malattie nervose degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson (70mila e 12mila casi in Toscana) che in futuro rischiano di dare ancora più problemi. Troppo lenti i progressi della medicina, troppo oneroso l’impegno assistenziale per le famiglie e il Sistema sanitario. «Un percorso difficile – spiega Mauro Seppia, medico e già capo reparto alla Medicina generale prima dell’ospedale di Livorno – considerati i crescenti problemi logistici e di spesa. Importanti, ma contenibili, sono invece gli effetti delle malattie cardio e cerebrovascolari quali infarto e ictus (10mila e 15 mila nella nostra Regione) in ogni caso sostanzialmente stabili». Qui, le novità farmacologiche e riabilitative consentono di controllare i costi. «Analogo discorso vale per le malattie endocrinologiche, come il diabete (ne soffrono 180mila toscani). Si tratta di attuare per tempo un attento e costante programma di educazione sanitaria e stili di vita, fin dall’età scolare. Chi non si controlla nell’alimentazione da giovane – conclude il medico livornese – rappresenterà purtroppo il diabetico di domani. Prevenire è sempre meglio che curare».
(ha collaborato Gian Ugo Berti)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google