Il Tirreno

Toscana

Carbonizzati nell’auto impazzita 

di Francesca Gori
Carbonizzati nell’auto impazzita 

Lo schianto terribile contro un pino, morti bruciati tre giovani che tornavano in città

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GROSSETO. La morte ha segnato in contropiede. È scesa in campo nel cuore della notte sulla provinciale delle Collacchie a pochi metri dall’ingresso della base dell’Aeronautica militare. Si è appostata dietro un albero e nel silenzio delle tre ha aspettato la Renault Clio che stava arrivando da Castiglione della Pescaia.

A bordo c’erano Cristian Lenzi, 31 anni, tifoso della Curva Nord del Grosseto calcio, Fabrizio Fenici, 27 anni, originario di Roma ma residente a Grosseto, e Raul Amariutei, 29 anni, originario della Romania e anche lui residente a Grosseto. Tre amici, tre ragazzi che erano stati a Castiglione della Pescaia e che poco prima delle tre del mattino sono saliti in auto per tornare a Grosseto. Sulla strada delle Collacchie non ci sono frenate: la Renault Clio è andata dritta contro un pino, poi si è incendiata. Alla base militare c’era il piantone dell’Aeronautica che ha visto sfrecciare quella scheggia impazzita ma che non ha potuto fare niente. I suoi occhi non hanno visto l’auto schiantarsi contro il pino ma le sue orecchie hanno sentito quel rumore di lamiere che ha lacerato la notte sulla provinciale. È stato uno dei primi a intervenire e a dare l’allarme. Ma la Renault Clio ha cominciato a bruciare e i corpi di Cristian, di Fabrizio e di Raul sono rimasti intrappolati là dentro.

Sono arrivate subito le ambulanze del 118, sono arrivati i vigili del fuoco e i carabinieri: bruciava tutto, bruciava l’auto, bruciava il grande pino che ieri mattina raccontava con il suo tronco nero la storia di una strage senza colpevoli. Un colpo di sonno di uno dei ragazzi che era alla guida dell’auto non è una colpa. La velocità, forse un po’ più elevata rispetto a quella richiamata nel cartello che è a pochi metri. Si legge 50, nel cerchio rosso e bianco che si trova lungo le Collacchie. Per terra ci sono i segni di una strage: pezzi di automobile ovunque, schizzati via. Impazziti, come il dolore negli occhi dei genitori dei tre ragazzi, dei loro parenti, dei loro amici ieri mattina di fronte all’obitorio dell’ospedale Misericordia. Uno dei fari della Clio è finito in pineta, sull’altro lato della carreggiata, là dove sembrava impossibile che potesse arrivare.

È questa la scena che i soccorritori si sono trovati davanti: l’auto era quasi avvolta al tronco del pino in fiamme. I corpi carbonizzati di Cristian, di Raul e di Fabrizio sono stati estratti dalle lamiere dell’auto e sono stati composti come meglio è stato possibile e portati a Grosseto. I documenti, nell’auto, erano distrutti e l’identificazione delle tre vittime non è stata ancora completata. I carabinieri della stazione di Marina di Grosseto insieme ai colleghi del nucleo operativo e radiomobile, coordinati dal sostituto procuratore Marco Nassi, si sono messi subito al lavoro. Un lavoro difficile il loro, fatto solo di testimonianze e incroci che si sono rincorsi per tutta la notte e fino a ieri all’ora di pranzo quando all’obitorio gli amici dei tre ragazzi hanno fatto i loro nomi. L’auto sulla quale i tre stavano viaggiando per rientrare a Grosseto era intesta al padre della fidanzata di Cristian: è stato questo uno dei primi elementi che i carabinieri hanno utilizzato per risalire all’identità dei tre giovani. I rilievi svolti dai militari hanno soltanto consentito ai carabinieri di dire qualcosa sulla dinamica dell’incidente. Non ci sono stati altri veicoli coinvolti. Probabilmente, chi era alla guida dell’auto ha perso il controllo della Clio ed è finito addosso al pino, buttando giù, in parte, anche la rete metallica della base militare dell’Aeronautica.

I militari ieri mattina hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza che si trovano sul grande cancello della base logistica e che potranno chiarire meglio quello che è successo.

Sulla strada delle Collacchie, ieri mattina, restavano solo i segni di una strage: tre croci, una accanto all’altra, quelle di tre ragazzi che stavano tornando da Castiglione verso Grosseto su una delle strade più pericolose della frazione balneare. Il grande pino annerito dal fuoco continuava a puzzare di bruciato: quell’odore è difficile toglierselo dal naso. La sera era sempre lì, a raccontare una tragedia che comincia con i nomi di Cristian, di Fabrizio, di Raul.

Una tragedia sulla quale ora sono concentrati i carabinieri che stanno svolgendo le indagini. I corpi dei tre ragazzi sono all’obitorio in attesa di ulteriori accertamenti. Fuori il sole è calato e risorto di nuovo sul dolore di genitori costretti a sopravvivere ai loro figli, su quello dei loro amici che ieri hanno cercato di lavare via con le lacrime dei loro occhi la disperazione di una domanda senza risposta: perché?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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