Sicurezza
Telefonate moleste, «La tutela è di 3 mesi»: l’ultima bugia di certi call center
La denuncia di un abbonato viareggino: «Mi hanno detto che era scaduta l’iscrizione al Registro delle Opposizioni»
VIAREGGIO. «Deve rinnovare l’iscrizione al Registro delle Opposizioni ogni tre mesi. Altrimenti non funziona. Le scade, non è più valida. Per questo, la possiamo chiamare quando vogliamo». Gionata Aladino Canova, 46 anni, informatico viareggino, resta un attimo con la cornetta del telefono in mano, poi parte all’attacco. È la mattinata sbagliata per ricevere telefonate promozionali. Due, poi, una dopo l’altra è decisamente troppo. Perciò si rivolge alla polizia postale: pensa a una denuncia per molestie telefoniche. E a una segnalazione di violazioni accessorie. Prima fra tutte, l’impossibilità di risalire alla posta elettronica certificata di chi chiama. Non un dettaglio: «Niente posta certificata, niente mail legale per imporre di non chiamarmi più».
Fra menzogne e burocrazia, però, la questione si fa ingarbugliata. La Polizia postale non se ne occupa. Ma Canova non desiste. E ottiene l’attenzione del Garante della Privacy che assicura di verificare le sue informazioni per aprire un’istruttoria.
NIENTE DATI PER IDENTIFICARE I CALL CENTER
La mattinata incubo inizia allo studio. La prima chiamata arriva da un numero toscano: 0587 390820. Un call center. Proposta commerciale. Canova prova anche a richiamare per avere i dati sulla società che lo molesta, ma non c’è modo. Un risponditore automatico recita: «Numero con chiamate in ingresso disabilitate». E arrivederci. «Questa risposta mi manda su tutte le furie - sottolinea l’informatico - perché da anni esiste una legge che impone alle imprese con un sito di pubblicare sul web partita Iva e la ragione sociale, in modo da renderle identificabili. Ma se i call center neppure ti rispondono alle domande, come riesci a recuperare queste informazioni?». Semplice, non le recuperi.
NIENTE POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA
Mentre rimugina sul primo scontro, squilla di nuovo il telefono fisso dello studio. Questa volta è Roma: 06/85955200. È Eni-Vodafone. Riprende Canova: «Mi chiedono: “Vuole fissare un appuntamento per venerdì?”. La mia risposta è stata chiara: “No, voglio la vostra posta elettronica certificata (Pec) per farvi scrivere dal mio avvocato”. Io, infatti, sono iscritto al Registro delle Opposizioni da maggio 2012 ma continuo a ricevere chiamate commerciali, senza aver dato il consenso». L’operatrice replica di non avere la Pec da dare. In compenso precisa che l’iscrizione al Registro delle Opposizioni deve essere rinnovata ogni tre mesi, pena la decadenza: informazione assolutamente falsa. L’iscrizione al Registro è «gratuita, a tempo indeterminata e revocabile (in qualsiasi momento) su richiesta dell’interessato».
Canova, però, insiste. Non si ferma al primo rifiuto della posta certificata. Tanto più dopo essersi sentito dire che a nulla vale la sua iscrizione al Registro delle Opposizioni. Così chiede di parlare con la responsabile. «Gliela passo». Ma la linea cade, prima che l’abbonato riesca a parlare con la fantomatica responsabile del call center Eni-Vodafone. «Stavolta, però - aggiunge - non ho mollato. E ho chiamato l’Autorità garante nelle comunicazioni che mi ha detto di non aver competenze nella materia».
SOS GARANTE
Allora si rivolge al Garante della Privacy con una domanda semplice: «Come faccio a esercitare il diritto di revoca del consenso all’utilizzo dei miei dati? Mentre per i siti web esiste l’obbligo di pubblicare la ragione sociale e la partita Iva - in modo da poter risalire agli estremi dell’azienda - non esiste obbligo analogo per i call center. Per loro sembra che non esista neppure l’obbligo di rispondere alle domande. Infatti quando mi chiama lo 0587 390820 se domando chi sono o come hanno avuto i miei dati, buttano giù. Ho telefonato a Telecom per sapere a chi corrisponda questa utenza e mi hanno detto che per “privacy” non me lo possono dire. E la Polizia postale non si occupa di questi problemi».
Il Garante, invece, dice che «nei limiti delle risorse disponibili e delle priorità fissate l’ufficio utilizzerà le informazioni della segnalazione, specialmente se puntuali, per effettuare ulteriori accertamenti e approfondimenti nell’ambito dell’attività di contrasto già avviata nel settore che ha giù riguardato 2 milioni di utenze».
POSSIBILE REVOCARE IL CONSENSO
Quanto alla revoca del consenso a ricevere chiamate, il Garante ricorda che in base all’articolo 7 del Codice della Privacy ciascun abbonato ha diritto a imporre al call center (con richiesta a voce, per telefono)la cancellazione del proprio numero dalla lista utilizzata per le chiamate commerciali. Inoltre ha diritto di sapere da chi sta ricevendo la chiamata, per conto di chi e come la società abbia avuto il suo numero. La mancata risposta autorizza l’abbonato a presentare un esposto al Garante della privacy su modulo gratuito scaricabile dal sito www.garanteprivacy.it. È consigliabile nella segnalazione indicare anche orario e numero di telefono del call center.
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