Il Tirreno

Toscana

Non è una spiaggia privata, ma rimane l’oasi dei vip

di Manolo Morandini
Non è una spiaggia privata, ma rimane l’oasi dei vip

Tra Marina di Castagneto e Marina di Bibbona resiste un privilegio che fa ancora discutere

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CASTAGNETO CARDUCCI. L’abusivismo di classe è in una spiaggia a parte. Si deve lasciare alle spalle l’orizzonte dal disordine affollato. Quel mondo di altoparlanti, bagnanti e bagnini che in estate segna il mare di tutti. Ma risparmia quello dei vip. Tra Marina di Castagneto e Marina di Bibbona. Si cammina a piedi, lungo la riva. Per chilometri. Ed è l’unico modo per arrivare alle capanne tollerate sul demanio. A quell’ombra privilegiata che per legge non è più tale. C’è solo l’abitudine a preservarne l’uso esclusivo. Un litorale selvaggio. Una bella ricchezza di emozioni e un piacevole esercizio fisico raggiungere questi luoghi dove la natura è addomesticata ma non curata. Anche se la misura del bello si accompagna all’illegalità. E a un’esclusività degli spazi che mette in soggezione chi arriva da fuori.

Lo sa bene la signora Mariuccia Angelini di Bolzano. Una bella camminata da Marina di Bibbona con il marito e raggiungono l’oasi di Bolgheri. Incrociano una fila di casette e tettoie, fatte di pali in legno naturale con tetti di scopa. Sono tutte di questa tipologia. «Dopo un’ora che ci eravamo accomodati – racconta –, arriva una signora con famiglia che sbuffando ci dice che quello spazio è riservato a loro da quarant’anni e che lo sanno tutti. Faccio notare che non c’è nessun cartello di proprietà privata e ne nasce una discussione. Ce ne siamo dovuti andare. È spiacevole e vergognoso che esistano ancora simili privilegi senza un reale diritto».

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Lungo il litorale di competenza del Comune di Castagneto Carducci si contano 21 tettoie e 12 capanne che il Consiglio di Stato ha restituito al popolo nel 2011. Anzi, andavano demolite. Salvo lo stop nel 2012 deciso dal Comune di Castagneto Carducci in scia a una lettera della Soprintendenza, che mette in luce il valore paesaggistico di quei manufatti. Ma da allora niente è cambiato. Anche se nessuno lo ammette tutto è precipitato in un cono d’ombra. Chi poteva decidere non lo ha fatto. In Comune adesso intendono mettere un punto alla vicenda con il nuovo piano operativo, così si chiama il vecchio piano strutturale.

«Il bello di queste strutture ci ha affascinato». Arriva da Firenze Laura Bruno e col marito siedono sulla sabbia, come in disparte. Le ammirano a distanza. «Danno l’impressione di violare una proprietà privata», dice. La stessa che deve aver avuto il signor Alberto, anche lui è fiorentino. Insieme a due amici ha raccolto dei bastoni sulla spiaggia e con un telo si sono fatti una loro tettoia. «Non avevo idea che potessero essere utilizzate da tutti – afferma –. Vale la regole che chi primo arriva meglio alloggia?». A saperlo sì. «Adesso che lo sappiamo se ne avremo bisogno non esiteremo a entrare», sostengono due signore che preferiscono l’anonimato.

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«Questo è un pezzo di Maremma preservato con lungimiranza da lottizzazioni e brutture che imperversano altrove e fanno piangere il cuore». Invita ad allargare lo sguardo Sibilla della Gherardesca. Il rapporto della sua famiglia con questa terra è millenario. E lei, che è presidente del Fai per la Toscana, non si sottrae: «Qui si è preferito preservare l’anima del luogo invece di speculare». È ospite degli Antinori. E s’incontra sulla spiaggia. Alle spalle ci sono alcune delle strutture incriminate, additate a simbolo di una volontà di salvaguardia e rispetto per l’ambiente che parte da lontano, ben prima dei piani regolatori e delle norme di pubblicizzazione del demanio. Ma che oggi sfocia in una privatizzazione strisciante dell’arenile sotto Bolgheri.

La spiaggia dei vip, figlia del capitalismo familiare che protegge il territorio ma gli impedisce di crescere. Il litorale non è attrezzato e non sfugge che è una risorsa mancata. Le baracche di cui si discute sono quelle storiche dei nobili di Bolgheri – gli Incisa, gli Antinori, i della Gherardesca, gli Zileri – che sulla spiaggia tra il Seggio e Marina di Bibbona aprono le loro ville al mare.

Le baracche sono lì dai primi del Novecento. Un tempo di uso privato, con l’avvento del turismo il loro utilizzo si è allargato agli ospiti paganti. E ai fortunati possessori di pass, residenti e lavoratori delle aziende di famiglia. «Siamo arrivati da un giorno in affitto nella villa qua dietro – confessa una signora all’ombra di una tettoia –. Non conosco il problema». Invece, Diego Orsellini è documentato. Una volta alla settimana lascia la vociante Viareggio per una giornata di silenzio e mare. «Mi sono informato su internet, ma non ho mai avuto interesse a entrare in una capanna. L’idea che diventino pubbliche mi fa temere per la gestione. È difficile aver cura di un bene lasciato all’uso libero di chiunque. E chissà che una scelta del genere non apra la strada per costruirne altre. È più sicuro lasciare tutto così com’è».
 

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