La manifestazione
Marco Remaschi ora rischia il posto di assessore regionale
Lucca: dopo che il candidato sindaco del centrodestra alle Comunali, Remo Santini, ha fatto ascolare la telefonata in cui l'esponente del Pd prometteva di aiutarlo, il governatore Rossi annulla la giunta
LUCCA. Cancellata per domani la consueta riunione della giunta regionale in agenda ogni primo giorno della settimana. Cancellata dal governatore Enrico Rossi: ufficialmente per un impegno istituzionale, in realtà - come Rossi ha confidato a chi gli ha chiesto il perchè della giunta saltata - per dare un segnale al Pd toscano all’indomani del caso scoppiato intorno alla telefonata che l’assessore regionale Marco Remaschi, in quota al Pd renziano, ha fatto a Remo Santini, candidato sindaco del centrodestra a Lucca, il 16 giugno, a una settimana dal ballottaggio.
Non una telefonata qualunque: nei ventotto secondi della conversazione, resa pubblica da Santini alla stampa il 30 giugno, Remaschi “prometteva” di aiutare Santini a raccogliere consensi in vista del secondo turno elettorale piuttosto che aiutare il suo sfidante Alessandro Tambellini, sindaco uscente e ricandidato dal Pd, poi uscito vincitore dal ballottaggio con uno scarto di 361 voti.
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Poche parole quelle pronunciate da Remaschi («se posso, quello che posso, poco, te lo do a te... fidati») ma abbastanza da avere un effetto deflagrante dentro il maggior partito toscano. La linea della parte renziana del Pd - quella che ha i suoi maggiori esponenti nel segretario Dario Parrini e nel coordinatore regionale per gli enti locali Stefano Bruzzesi, da gennaio 2017 investito anche di un ruolo lucchese come commissario comunale del Pd dopo le dimissioni del segretario locale - è stata di fare quadrato intorno a Remaschi, di minimizzare il caso. La sua telefonata aveva uno spirito «guascone» è stata la giustificazione addotta, tantopiù sulla scorta di una lunga amicizia personale dell’assessore regionale con Santini.
Ora la mossa di Rossi, fuoriuscito dal Pd per fondare il Movimento Democratico Progressista, appare chiara: attesa. Attesa che la vicenda si chiarisca fino in fondo, ma anche che il Pd regionale faccia il primo passo e inviti quanto prima Remaschi a farsi da parte. Altrimenti potrebbe procedere Rossi in persona a sostituirlo, per il quale risulta adesso assai scomodo mantenere nella sua giunta uno come Remaschi, non solo assessore ma anche componente del gruppo dei dirigenti regionali del Pd e in predicato di una candidatura alle prossime elezioni politiche.
Da parte sua, rientrato in fretta dall’Olanda dove si trovava in vacanza quando è stata messa in piazza la telefonata, Remaschi, contattato dal Tirreno, dichiara di non avere niente da aggiungere. I suoi avvocati intanto sono al lavoro per procedere contro Santini: ancora da vedere se la denuncia finirà in procura o negli uffici del garante della privacy.
Sulla vicenda ha gli occhi puntati anche il consiglio regionale, in particolare il gruppo Pd guidato dal consigliere Leonardo Marras; nelle prossime ore potranno essere chiesti chiarimenti sul caso.
«Sono profondamente amareggiato e mi auguro che il clima possa tornare sereno - afferma Bruzzesi -, senza che a dettare l’agenda per noi sia chi è stato sconfitto», dichiara riferendosi a Santini. Ma dietro all’amarezza, nelle sue parole, si avverte forte anche la rabbia, per il grande sforzo compiuto dal Pd di Parrini nell’aiutare Tambellini a vincere una battaglia che dopo il primo turno, in vantaggio solo del 2,5% (nemmeno mille voti) dall’avversario, aveva più probabilità di andare incontro a una sconfitta che a una vittoria. Battaglia vinta ricompattando il Pd lucchese ma soprattutto gli elettori del centrosinistra, quelli che avevano disertato le urne al primo turno ma si sono fatti rivedere al ballottaggio.
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