La manifestazione
La cosparge con l’alcol per bruciarla: arrestato
Cinque anni di vessazioni, minacce, insulti, botte, umiliazioni di ogni genere, che avvenivano anche davanti alla loro bambina
FIRENZE. Cinque anni di vessazioni, minacce, insulti, botte, umiliazioni di ogni genere, che avvenivano anche davanti alla loro bambina. Fino a che lei non ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai carabinieri, prima che fosse troppo tardi. Prima che lui l’ammazzasse. Così per l'uomo, un 45enne di origini svizzere, residente in provincia di Firenze, si sono aperte le porte del carcere. Nella tarda serata di giovedì i militari lo hanno rintracciato e portato in una cella di Sollicciano. Le accuse, oltre alle lesioni aggravate, sono maltrattamenti in famiglia, atti persecutori. Durati anni.
Il carcere arriva , appunto, dopo 5 anni di calvario, iniziato nel 2012, con la relazione. Nei mesi scorsi, dopo la rottura e la separazione lui aveva iniziato a pedinarla. Nell’appuntamento di “chiarimento” Era arrivato anche a cospargerla di alcol, lei e la sua auto, come per darle fuoco. Pochi giorni dopo l'aveva aggredita ferendola alla testa. Un pericoloso crescendo di violenze, che ha spinto la pm Beatrice Cento a chiedere alla gip Anna Liguori di Firenze, ottenendola, la misura della custodia cautelare in carcere. Quando vivevano insieme la donna veniva offesa, minacciata con coltelli e picchiata ogni giorno. Spesso lui la prendeva a cinghiate davanti alla loro bambina di tre anni. Lei non ha mai denunciato. La coppia, seguita dai servizi sociali, aveva deciso di separarsi dopo l'allontanamento della figlia dall'abitazione familiare, a causa dei problemi di alcol e droga dell'uomo, seguito dal servizio dipendenze dell'Asl. Da quel giorno, la piccola e la madre vivono in una struttura protetta.
Dopo la separazione però il 45enne si è trasformato in uno stalker, perseguitando la donna con appostamenti, pedinamenti, vessazioni psicologiche, sms e telefonate con minacce e con insistenti richieste di incontri chiarificatori. In almeno due occasioni, a maggio e a giugno, lei ha acconsentito a vederlo. A maggio, durante uno di questi appuntamenti, lui l'ha cosparsa di alcol. A giugno poi l'ha aggredita mandandola in ospedale. Le si è parato davanti brandendo un coltello, dicendole che se avesse voluto ucciderla lo avrebbe fatto anni prima, e che gliela avrebbe fatta pagare per tutto.
Poi all'improvviso l'ha afferrata per i capelli tirandola a sé, e dopo averle stretto le mani al collo ha iniziato a colpirle la testa con una raffica di pugni e gomitate. Lei ha iniziato a gridare aiuto, senza ottenere soccorso: si trovavano in una zona isolata e nessuno poteva sentirli, ma per fortuna è riuscita a divincolarsi dalla presa e a scappare via. In ospedale i medici le hanno riscontrato lesioni guaribili in 30 giorni. Solo dopo quest'ennesimo episodio di violenza la donna ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri, denunciando l'ex compagno. Poi è arrivato l'arresto. E la messa in sicurezza della donna e della figlia. Ma solo momentanea.
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