Proteste
La scia "gialla" invade la Toscana, avvelenati pesci e acque: è caccia al colpevole
Caccia alla nave che ha disperso la paraffina usata per pulire stive: 6 tonnellate finite all’Elba
LIVORNO. Sapore di mare, sapore di paraffina. Non si placa l’ondata “gialla” che ormai due settimane ha investito le coste toscane. In una scia di inquinamento e polemiche. Da una parte i Comuni che dicono di fare il massimo per la pulizia, dall’altra Legambiente che spinge per monitoraggi più attenti. In ballo anche il Parco dell’Arcipelago che chiede al ministero dell’Ambiente uno sforzo ulteriore. E anche se il peggio sembra passato, le conseguenze che il grosso carico di cera di paraffina finito in mare al largo della Liguria si porta dietro sono pesanti e spigolose. Prima di tutto perché le operazioni di pulizia (a cura a terra dei vari Comuni e in mare del ministero dell’Ambiente) non sono per nulla terminate.
Con i pallini gialli che continuano ad arrivare a riva, tra le decine di turisti che vorrebbero godersi il mare. In secondo luogo per i danni ambientali che ne derivano, in particolare alla fauna marina. I volontari di Legambiente, guidati dal direttore scientifico Giorgio Zampetti, in questi giorni hanno esplorato l’Elba per fare pulizia e tra mercoledì e ieri hanno trovato numerose spugne sia al largo sia in spiaggia. Insomma, il problema è ancora aperto. E soprattutto restano insolute le domande che tutti si pongono: quando finirà questo fenomeno? E chi è il responsabile? Sul caso sta indagando la Capitaneria dell’Elba, coordinata da Livorno. Ma gli interrogativi per ora restano aperti in quello che si manifesta come un giallo, di nome e di fatto.
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QUEL SAPONE MISTERIOSO
Come emerso dalle analisi dell’Arpat, le “spugne” sono cera di paraffina e di idrocarburi. Un materiale non tossico per le persone, ma che ha gravi impatti sull’ambiente, di solito usato dalle navi per lavare le cisterne nelle stive. Come spiegano dalla Capitaneria, si tratta di un sapone liquido, sparato ad alte temperature, che raffreddato si solidifica. Per gli investigatori ci sono ormai pochi dubbi sul fatto che una nave se ne sia disfatta in mare. A regola, la pulizia delle stive andrebbe fatta in banchina per avere poi l’opportunità di scaricare la paraffina in un container da smaltire correttamente a terra. È evidente che in questo caso così non è stato. E secondo il presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, Giampiero Sammuri, la quantità di sostanza sversata è così elevata che non si esclude che a liberarsene possano essere state addirittura due navi o comunque una molto grande. La Capitaneria sta svolgendo indagini complesse con software di modelli elettronici per ricostruire le correnti marine e sullo studio delle rotte. Dati poi da incrociare per restringere il cerchio intorno alle navi in transito in quei giorni.
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IL PRECEDENTE: SPUNTA LA CERA AL LARGO DI GORGONA
Le famigerate spugne si sono spiaggiate sulla battigia dei lidi più belli della nostra regione, da Marina di Massa a Marina di Grosseto, passando per l’Elba, a partire da sabato 17 giugno. Ma in realtà il primo avvistamento al largo risale all’8 giugno. Erano le 9. 30 di quel giovedì quando tra Livorno e l’isola di Gorgona sono state avvistate le prime “strisciate” gialle in mezzo al mare. Numerose scie, orientate apparentemente da nord verso sud, che hanno attirato l’attenzione di una navigante. Un episodio significativo che potrebbe essere d’aiuto agli investigatori della Capitaneria per risalire ai responsabili: quasi la nave ricercata viaggiava dalla Liguria verso sud. Fatto sta che le palline gialle dal largo si sono sparse a macchia di leopardo su tutto il litorale. E a partire da quel 17 giugno una raffica di segnalazioni è arrivata a guardie costiere, Comuni, Arpat. Le coste più colpite sono quelle dell’Elba, dove le tracce di paraffina hanno colpito in particolare la costa nord.
ELBA: TROVATE 6 TONNELLATE
È il quantitativo totale di spugne raccolte tra Portoferraio, Marciana e in parte Porto Azzurro con l’impiego di mezzi dell’amministrazione, e con una spesa che sfiora i 10mila euro. Tonnellate e cifre a cui aggiungere quelle del resto della Toscana. «L’attenzione è alta – dice Mario Ferrari, sindaco di Portoferraio – Appena avute le segnalazioni dalle capitaneria, la Elba servizi ambientali spa è stata subito attivata. Tuttavia, le condizioni meteo hanno creato problemi: cambia corrente e il materiale arriva a riva. Come Comune non possiamo fare niente per ridurre gli aspetti negativi se non cercare di pulire rapidamente. È inutile però che Legambiente dica che le autorità preposte debbano fare i controlli. I monitoraggi ci sono, l’impegno è massimo da parte della Capitaneria e le istituzioni fanno del loro meglio. Ma colpire un anonimo non è facile. Legambiente non può scaricare le responsabilità su chi controlla: serve meno allarmismo». Difficoltà nella pulizia delle spiagge anche nella zona della Maremma. «Per liberare il tratto di Follonica occorrono 4 giorni – spiega l’assessore alle politiche del mare del comune del Grossetano, Alberto Aloisi – Noi non abbiamo mezzi meccanici e quindi dobbiamo fare tutto a mano. Operazione non facile: il temporale di mercoledì ha portato alghe che si sono mescolate alle spugne». Ma il vero problema è che il mare continua a riversare sulle coste materiale sempre più polverizzato. La pulizia al largo spetta all’Ambiente che nei giorni scorsi ha attivato i mezzi della Castalia. Con una spesa pari a diverse migliaia di euro.
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IL PARCO: PIÙ PULIZIA, PRONTI A COSTITUIRCI PARTE CIVILE
«Siamo di fronte a un fatto molto grave di cui oggi non si sa a chi attribuire le responsabilità. L’impegno in corso è importante, ma dovranno esserci interventi più consistenti e uno sforzo in più dal Ministero – dice Sammuri – Come Parco siamo in attesa di sapere le cause dello sversamento e stiamo monitorando le conseguenze del danno. Dopodiché faremo azioni di rivalsa, costituendoci parte civile».
MAPPA: LE ZONE COLPITE
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