Il dolore
Elezioni a Pistoia, la rimonta (im)possibile dell’outsider
Dieci anni di gavetta per il sindaco Tomasi. L’uomo della svolta a destra debutta con la Cgil
PISTOIA. La sera dell’ultimo comizio, in piazza Gavinana, aveva detto ai suoi che comunque fosse andato il ballottaggio, avevano già vinto, perché d’ora in poi anche i militanti di destra, a Pistoia, avrebbero avuto dignità politica. Sembrava quasi il discorso di uno che si accontentava di aver messo paura agli eterni padroni della città. Invece Alessandro Tomasi non si è accontentato, soprattutto non l’hanno fatto i pistoiesi, che domenica scorsa l’hanno rivotato come sindaco, regalandogli oltre 8. 600 consensi in più rispetto a due settimane prima. E soprattutto, regalandogli un posto nei libri di storia locale come il primo sindaco di centrodestra del dopoguerra.
LA GAVETTA POLITICA
Ma chi è Alessandro Tomasi? 38 anni, laurea in scienze politiche, un lavoro nel forno di famiglia, in piazza San Francesco, una carriera nel movimento giovanile di Alleanza nazionale prima di approdare in consiglio comunale nel 2007 ed essere riconfermato nel 2012. In Comune tanto lavoro sulle carte. È stato lui, ad esempio, a parlare per primo dei conti che non tornavano, due anni fa, alla Farcom, la società comunale delle farmacie, grazie ad una lunga serie di richieste di accesso agli atti, poi portate in consiglio comunale. Quella vicenda creò non pochi imbarazzi alla giunta di Samuele Bertinelli, che dovette cancellare gli introiti previsti dagli utili delle farmacie e metter mano ad un ricalcolo di tutti i dati di bilancio.
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Insomma, un lavoro incisivo, ma con rari momenti da leader: tanto per dire, non è mai stato capogruppo. Insomma, Tomasi sembra proprio quello che ha vinto perché ha pescato il jolly all’ultimo giro di carte. «No – ammette – all’inizio non pensavamo di vincere. Siamo partiti con un pensiero fisso, quello di costruire le condizioni per potercela giocare al meglio». Condizioni che via via si sono concretizzate, come il compattamento delle forze di centrodestra, da FI alla Lega Nord, la giusta intuizione di affiancare una lista civica ( “Pistoia concreta”) alle tre liste di partito, soprattutto un fronte di centrosinistra spaccato (con 3 candidati sindaci d’area oltre a Bertinelli) e un mandato amministrativo, quello 2012-2017, che ha visto crescere i motivi di malcontento e contestazione contro il primo inquilino di Palazzo di Giano, nonostante i successi ottenuti, come il titolo per Pistoia di Capitale italiana della cultura.
LA STRANA ALLEANZA
Così, coalizzando i voti di una destra che trovava il coraggio di provare a “sfondare il muro” (come lo ha chiamato lo stesso Tomasi) con i mugugni di una certa sinistra che ha sempre avversato Bertinelli (troppo anti– renziano per alcuni, troppo filosofo e poco concreto per altri), davanti a Tomasi si è spalancata la strada che lo ha portato diritto a Palazzo di Giano. E lui, con quell’aria un po’ incredula, quasi non gli paresse vero, ci si è incamminato sempre più convinto, fino alla vittoria di domenica notte. Lo ha fatto sostenuto da una strana alleanza tra ragazzi giovani che si sono fatti le ossa nei circoli culturali della destra cittadina e collaudatissimi consiglieri, come Alessio Bartolomei (ex centrista cane sciolto, ora approdato alla Lega) o l’inossidabile Giampaolo Pagliai, vicesindaco socialista trent’anni fa, ora passato in FI, (all’ottava esperienza in consiglio).
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L’AMICIZIA CON CASA POUND
In campagna elettorale gli hanno rinfacciato la provenienza politica e culturale dalla destra sociale e le sue amicizie con esponenti di CasaPound, il movimento di estrema destra. L’argomento evidentemente non deve aver fatto presa più di tanto. Tra i candidati sindaci al via l’11 giugno c’era anche un esponente della stessa CasaPound.
E ora, il “vincitore per caso” come farà a gestire il governo di una città che, per la prima volta dopo 70 anni, cambia sponda politica e che oltretutto, come Capitale italiana della cultura 2017, sarà sotto i riflettori fino alla fine dell’anno?
Tomasi, per il momento almeno, non si fa prendere dall’entusiasmo. «No alla demonizzazione delle cose fatte bene dalla precedente amministrazione; non ho preclusioni a chiedere a persone che hanno una cultura diversa dalla mia, di essere coinvolte nel governo». E sul mega progetto di recupero dell’ex ospedale del Ceppo, uno dei cavalli di battaglia dell’ex avversario Samuele Bertinelli? «Sarebbe irragionevole buttare tutto all’aria», anche se qualcosa andrà cambiato. Insomma, avanti ma “con giudizio”, come il manzoniano Pedro alla guida della carrozza di don Ferrer.
SINDACO DI TUTTI
«Tutti a Pistoia devono guardare con più fiducia al futuro, io voglio essere il sindaco di tutti», ribadisce Tomasi. E a chi gli chiede se sarà presente alla kermesse di Cgil Incontri, che prende il via tra qualche giorno a Pistoia e che si immaginava, invitandolo, di avere a che fare con un altro sindaco, risponde prontamente che andrà molto volentieri.
Ma le vere prove, per Tomasi, arriveranno con le prime scelte da fare, a partire da quelle della nuova giunta. La vittoria del centrodestra ha rinfocolato le pressioni e i desideri (legittimi, per carità) di partiti abituati a stare ai margini, almeno a Pistoia. Il tranquillo Tomasi dovrà munirsi di lancia e scudo da battaglia per resistere alle richieste e ai veti incrociati che gli pioveranno addosso. Giunta a parte, ci sono tanti consigli d’amministrazione in scadenza: a Tomasi non mancherà il lavoro.
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