La manifestazione
Lucca, il laico del Pd vince nell’ex feudo democristiano
Il sindaco Tambellini è l’uomo della terza via: «Competitivi per l’alleanza con le liste civiche». Professore in aspettativa e contadino in attività, simpatizza più per Mdp che per Renzi
LUCCA. Alla fine il Pd deve aggrapparsi a lui per salvare la faccia in un turno elettorale negativo: Alessandro Tambellini, il candidato non renziano (e anzi vicino al Governatore Enrico Rossi), prima osteggiato poi sopportato e alla fine supportato dal partito toscano. Quello che ha mantenuto Lucca nel campo del centrosinistra, battendo per 361 voti il candidato del centrodestra Remo Santini al termine di una campagna elettorale cattiva, con tanta violenza verbale e che ha spaccato la città come mai negli ultimi vent’anni. Quel candidato che ha festeggiato entrando in Comune insieme ai suoi sostenitori cantando “Bella ciao”.
Il primo a essere consapevole del significato politico della vittoria ottenuta domenica notte è proprio Tambellini: «Il voto a Lucca – ha detto ieri – ha un’importanza specifica rispetto a quello che sta avvenendo in Toscana e in Italia, con le difficoltà che abbiamo visto per il centrosinistra». Una sorta di nuova strada (o, almeno, di strada alternativa) che possa rendere competitivo il fronte progressista: «Abbiamo dimostrato di avere un centrosinistra che tiene ed è rafforzato da varie partecipazioni civiche». Soprattutto, a Lucca si è visto un Pd rimasto stabile rispetto al 2012 e che si è “coperto” a sinistra con una lista ispirata a Mdp di Bersani e (soprattutto) Rossi, confinando in una sostanziale irrilevanza le ali più radicali.
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IL “NON DEMOCRISTIANO”
Dichiarazioni e scelte strategiche che nascono non solo dalla contingenza politica, ma che hanno radici pure nella storia personale e nella figura di Tambellini, in buona parte controcorrente rispetto alla realtà di Lucca, la “mosca bianca” democristiana nella Toscana rossa, la “città dalle cento chiese”, la “città moderata per eccellenza”. Professore di materie letterarie alle superiori in aspettativa, ma anche contadino per passione e per tradizione (fino a metà anni Ottanta ha portato avanti l’azienda agricola di famiglia), Tambellini è colui che ha rotto la “democristianità” della politica lucchese con la sua prima elezione nel 2012. Le sue origini politiche sono laiche e libertarie, ma fino al crollo della Prima Repubblica non assume cariche. La prima arriva nel 1994, come consigliere di amministrazione nell’Amit, la municipalizzata dei rifiuti. A nominarlo è il primo sindaco eletto direttamente, Giulio Lazzarini: un democristiano di sinistra sostenuto da una lista (Vivere Lucca) nella quale confluiscono sinistra e cattolici progressisti, in una sorta di anticipazione dell’Ulivo. È questo il milieu politico e culturale di Tambellini. Che lo porta, nel 1996, ad assumere la presidenza di Amit e due anni dopo in consiglio comunale, in opposizione ai due mandati del forzista Pietro Fazzi. Nel 2007 perde le primarie del centrosinistra con l’ex presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi, poi sconfitto dal centrodestra di Mauro Favilla. Nel 2012 viene indicato come candidato del Pd e “passeggia” su un fronte moderato diviso.
CINQUE ANNI DIFFICILI
I suoi 5 anni di mandato non sono stati facili. Un po’ per i limiti della giunta iniziale, poi a più riprese rivista e modificata. Un po’ perché nel frattempo cambiano gli equilibri nel Pd e Tambellini, da non renziano, si trova a navigare in acque impegnative anche all’interno della sua maggioranza e del suo partito. Il sindaco rieletto non ha mai nascosto un rapporto umano e politico con il governatore Rossi. Un punto messo nel mirino dai suoi sfidanti, che hanno parlato di «servitù» di Lucca a Firenze. Ma Tambellini è intenzionato ad andare avanti nella sua collaborazione con altri enti e, in generale, con quella che si può chiamare “politica di apertura”, che ha accenti assai ampi: «Da parte nostra – spiega Tambellini – non c’è paura e chiusura, ma gerarchia di principi e valori di umanità. Per questo siamo pronti, mettendo al bando paure e preoccupazioni nel corpo sociale». A livello regionale Lucca può assumere una centralità nelle strategie di area vasta. Soprattutto se si considera il passaggio a forze “non-Pd” di Comuni importanti come Carrara (ai 5 Stelle) e Pistoia (al centrodestra), che si aggiungono a Livorno, Grosseto e Arezzo, caduti negli anni passati. In scelte delicate, su temi come i rifiuti, la mobilità o la sanità, Lucca diventa partner e supporter indispensabile della Regione a trazione rossiana, un alleato da giocarsi sui tavoli delle trattative contro le alleanze incrociate di sindaci pentastellati e di centrodestra.
IL RAPPORTO COI RENZIANI
Da valutare rimane tuttavia il rapporto di Tambellini con la componente renziana della sua maggioranza, certo non trascurabile e che avrà un peso importante nella giunta. Nell’autunno scorso da queste sponde arriva una manovra per azzopparlo con richieste continue di primarie e anche qualche smarcamento su temi delicati come l’urbanistica. È stato il referendum del 4 dicembre a cambiare completamente lo scenario, con i renziani indeboliti al tavolo di una trattativa durissima con Tambellini per la ricandidatura. Alla fine l’accordo è arrivato, anche con il concorrente interno, il consigliere regionale Stefano Baccelli. E dopo un primo turno finito con un distacco minimo e non previsto (giravano sondaggi che davano il candidato del centrosinistra 10 punti avanti), il Pd ha investito su Tambellini la sua forza organizzativa, inviando volontari da altri comuni per un porta a porta che ha portato a votare una fetta di astenuti del primo turno: quelli che hanno dato la vittoria a Tambellini per 361 voti e reso questo turno elettorale meno amaro al Pd.
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