Attenzione
La vigna ha sete: a rischio il 30% della produzione
Allarme di Coldiretti: si vendemmierà un mese prima. Le aziende agricole irrigano le viti e invocano la pioggia
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LIVORNO. Gli indiani d’America danzavano per evocare la pioggia: un rito propiziatorio che spesso funzionava. «Ballare tra le vigne sperando che piova? Dopo quattro mesi di siccità, non c’è rimasto altro da fare... Speriamo che il Cielo ci grazi», ironizza ma non troppo Nicola Pirozzi, viticoltore della Tenuta I Cavallini a Manciano, in provincia di Grosseto. La siccità in Toscana sta mettendo a dura prova i vigneti tanto da spingere molti produttori a irrigare i terreni, operazione inusuale, soprattutto a giugno, per le piante arboree, che di solito sopportano meglio il caldo rispetto ad altre coltivazioni. Morale della favola: se la colonnina di mercurio continuerà a segnare temperature così alte, senza precipitazioni, si potrebbe vendemmiare con venti giorni, anche un mese di anticipo. Ma non è tutto. «Il rischio è che ci sia un calo di produzione di circa il 30%», avverte Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana. Un timore condiviso anche da Axel Heinz, numero uno di Ornellaia, a Bolgheri, con i suoi oltre 100 ettari. «Le minacce sono due: prima di tutto con questa siccità potrebbero esserci abbassamenti produttivi di almeno il 15/20%. In secondo luogo, si dice che quando la vite soffre il vino sarà buono. Ma lo stress non deve essere eccessivo altrimenti la qualità è a rischio. È dunque necessario fare un’attenta selezione delle uve e sacrificare il volume alla qualità. Fortunatamente noi abbiamo vigneti in zone fantastiche che garantiscono ottimi vini».
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Ma se a Bolgheri la crisi idrica è meno sentita grazie al suolo arenario che assorbe meglio l’umidità, la Maremma è uno dei territori toscani più colpiti dalla siccità. E fa coppia con la Val di Cornia. Forti disagi anche nel Chianti, Fiorentino e Senese; alti e bassi più a nord, dalla Lucchesia a Massa.
Ed è crisi anche per gli oliveti. Lo spiega Paolo Granchi, responsabile degli agronomi di Terre dell’Etruria, a cui aderiscono 2600 olivicoltori: «Gli agricoltori stanno irrigando da aprile. E vedendo le piante, c’è pericolo di un calo del 50% della produzione di olive». Nella piana del Grossetano è andato perso oltre il 50% del raccolto di grano. Non a caso la scorsa settimana, visto anche il prosciugamento di molti corsi d’acqua, la Regione Toscana ha dichiarato lo stato di emergenza, per tutelare l’agricoltura e in particolare la viticoltura, che comprende circa 15mila aziende con una produzione di quasi 4 milioni di quintali per un business di 1,3 miliardi.
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IRRIGAZIONE CONTRO LA SICCITÀ
Insomma, la vendemmia è in pericolo. «Il rischio è concreto – avverte De Concilio – e i nostri tecnici stanno monitorando con attenzione la situazione. È opportuno ricorrere a un’irrigazione di sostegno perché il pericolo è che i vigneti si stressino». La maggior parte delle aziende è dotata di impianti a goccia, con cui bagnare il suolo. Nei casi più difficili c’è anche chi annaffia dall’alto per refrigerare tutta la pianta. Ma c’è anche chi non ha abbastanza acqua: in questi casi la speranza è che intervengano le istituzioni. «I produttori sono preoccupati, per questo alcuni hanno iniziato a irrigare – dice Granchi di Terre d’Etruria, che raccoglie 120 soci viticoltori – I vigneti che soffrono di più sono quelli inerbiti, in cui cioè l’erba assorbe l’umidità togliendola alla vite, e quelli giovani, dove ci sono carenze nutrizionali. I due fattori che preoccupano di più sono l’abbassamento del livello delle falde acquifere e le temperature alte, che favoriscono la perdita d’acqua da parte della foglia. Infatti, i valori dell’evaporazione e della traspirazione delle piante quest’anno sono al di sopra della media sia del 2016 sia del 2015: viene consumato un litro a metro quadro in più al giorno». Si prepara ad irrigare anche Alberto Poggi dell’azienda Montepepe a Montignoso (Massa): «Per ora le piante sono in salute, ma abbiamo un impianto a goccia pronto, se occorre, ad annaffiare 6 ettari di viti e 2mila olivi».
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I VIGNAIOLI CONSIGLIANO
Oltre ad irrigare, per dare sollievo alle piante si possono seguire altri accorgimenti. Uno lo suggerisce Gabriele Da Prato, viticoltore biodinamico del Podere Concori, quattro ettari e mezzo a Gallicano (Lucca): «Non bisogna cimare le piante togliendo il verde perché le foglie proteggono il frutto. Le mie vigne sono posizionate in forte pendenza, così il caldo si raddoppia. La preoccupazione c’è ed è tanta, ma non stiamo ancora irrigando perché le nostre vigne, grazie alla biodinamica, sono in equilibrio con la natura. E i suoli seguono bene il ritmo delle stagioni». Pirozzi invece, in Maremma ha giocato di anticipo: «Abbiamo lavorato la terra per far sì che assorbisse meglio l’acqua e abbiamo tolto l’erba tra le vigne». Un altro consiglio arriva da Granchi: «Alcuni dei nostri produttori stanno usano prodotti a base di alghe e potassio da mettere sulle foglie per mitigare l’afa. Se a luglio le temperature saliranno sopra i 35 gradi, si rischia la cottura della bacca dal sole».
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VENDEMMIA AD INIZIO AGOSTO?
E infatti «un altro pericolo – come dice De Concilio – è la maturazione precoce dei grappoli: molti produttori stanno immaginando che si possa anticipare di un mese il raccolto. Tutto dipende dal meteo delle prossime settimane. E dobbiamo anche sperare che ci siano precipitazioni normali e non eccezionali per evitare danni». A questo punto, urge una ventata di ottimismo: «Ma se si dosano bene le irrigazioni di soccorso – aggiunge il direttore di Coldiretti – si potrebbe anche avere un annata eccezionale nella qualità».
L’APPELLO ALLA POLITICA
Oggi c’è un incontro della Coldiretti in Regione per discutere su tutto ciò che è possibile mettere in campo per far fronte all’emergenza. «Un piano idrico a protezione dell’agricoltura manca dall’inizio del 900 – tuona Granchi – Basterebbe poco per risolvere il problema. Per le vigne sono sufficienti 20-30 litri al minuto per un ettaro di vigneto. E per gli olivi anche meno».
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