Il Tirreno

Toscana

L’incubo morìa nella laguna d’alghe 

di Ivana Agostini
L’incubo morìa nella laguna d’alghe 

Sui barchini dei pescatori torna l’ansia per il caldo anomalo Dopo l’alluvione e la strage di pesci si teme il colpo di grazia 

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ORBETELLO. Sospesi a un filo. Vivono così i pescatori della laguna di Orbetello. Uno specchio d’acqua che abbraccia la città a levante e a ponente. Un ecosistema delicato e bellissimo che, con l’arrivo dell’estate, fa stare tutti col fiato sospeso. Il ricordo del luglio 2015 è ancora davanti agli occhi dei pescatori e di tutti gli orbetellani: 200 tonnellate di pesci morirono per mancanza di ossigeno proprio nella laguna simbolo naturalistico della Maremma. Le temperature si alzarono, la laguna divenne un’enorme pentola d’acqua a 30 gradi, lo scirocco iniziò a soffiare e orate, anguille, spigole e cefali rimasero a boccheggiare senza ossigeno fino a che non sopraggiunse la morte.

Un dramma, un evento che ha segnato la cooperativa dei pescatori che nella laguna ha il diritto esclusivo di pesca. Era il 24 luglio 2015. Oggi, a distanza di due anni, con un caldo anomalo rispetto al periodo, la paura che tutto possa ripetersi è fortissima. Per cercare di salvare i pesci e le sorti di una economia che si basa sul turismo e sulla pesca, la Regione Toscana che dal 6 marzo ha la gestione della laguna in virtù di un accordo sottoscritto col Comune di Orbetello, ha dato il via ai pompaggi: le idrovore immettono acqua dal mare per far salire il livello. La siccità di quest’anno riaccende l’apprensione. Perché la pioggia mancata ha asciugato la laguna. Con l’incubo che la catastrofe possa tornare, i pescatori della cooperativa escono tutti i giorni col barchino per monitorare la situazione.

Ieri mattina abbiamo accompagnato uno dei pescatori, Diego Crocetti, solcando sul barchino le acque dello specchio d’acqua croce e delizia del paese. Davanti a noi saltano alcuni “mazzoni” (mugil cephalus). È dai mazzoni che si ricava la bottarga, prelibato presidio Slow Food. Vederli saltare è un buon segno. Attraversiamo il lago per avvicinarci alla zona di Fibbia. Mettiamo le mani nell’acqua. La temperatura è accettabile e l’acqua in alcuni punti è cristallina. In prossimità di Fibbia l’acqua diventa grigiastra. Forse dipende dalla corrente che arriva dal canale che ancora – sostengono i pescatori – contiene i residui dell’alluvione del 2012.

Quell’anno, il 12 novembre, la Maremma venne devastata da una tremenda alluvione. Il fango del fiume Albegna arrivò fino al canale di Fibbia e in laguna, facendo danni per i quali i pescatori sono ancora in attesa di un rimborso. Un canale di cui tutti aspettano la pulizia e il dragaggio perché, secondo i guardiani-pescatori della laguna, se fosse pulito l’habitat ne trarrebbe un grande giovamento. Lasciandoci alle spalle Fibbia, il barchino si dirige verso Nassa, a Santa Liberata. Qui in alcuni punti l’acqua è limpida. Ma la sorpresa è dietro l’angolo: basta voltare lo sguardo per scorgere banchi di alghe che affiorano sull’acqua. Sono quelle che tolgono ossigeno ai pesci e che spesso impediscono ai barchini di navigare. Quelle alghe che rimangono impigliate nelle reti e impediscono di pescare.

A Nassa ci accoglie il capo pesca Francesco Mengoni. Non un biologo, né un ingegnere idraulico: il suo curriculum è una vita intera passata a solcare la laguna. «Non ho la verità in tasca – dice – ma se non si scavano e si puliscono i canali qui si mette male. Non possiamo sempre arrivare all’estate e temere il disastro. Anche le strutture vanno sistemate. Qui molte cose sono rimaste come nel 2012 quando l’alluvione devastò tutto». Sulla rotta verso terra il barchino plana placido sull’acqua. A un certo punto nel motore qualcosa cambia: l’elica ha trovato un banco di alghe. Ce ne sono tantissime proprio in mezzo alla laguna, a poche centinaia di metri dal paese. Sono grossi, viscidi, ammassi algali.

Le alghe in laguna ci sono sempre state. Negli anni della gestione commissariale venivano raccolte. Dal 2013 invece non si rimuovevano più: venivano spezzate e rimescolate come la pasta nel brodo. Alla raccolta si è tornati da pochi giorni, come prevede il protocollo Comune-Regione.

La laguna è come un’anziana signora. Sembra stare bene ma basta poco però perché la sua salute precipiti. Un vento che soffia dal verso sbagliato. Temperature troppo alte. L’anossia è sempre in agguato. E anche quel senso di impotenza che anno dopo anno non fa dormire sonni sereni ai pescatori. Loro che quella laguna la amano perché è il loro sostentamento e la loro storia vorrebbero una soluzione definita. Vorrebbero smettere di affidarsi alla speranza che tutto vada bene. Una vita sul filo, precaria come la scia dei barchini che solcano la laguna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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