Il dolore
Vince il concorso per tornare a Pisa: licenziata dal Tar
di Stefano Taglione
La ricercatrice ha lasciato la Svizzera per la Toscana ma dopo un anno di contratto si ritrova disoccupata
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PISA. È un cervello in fuga che ha deciso di tornare in Italia. Ma di fatto – l’Italia – prima l’ha illusa, poi l’ha presa a schiaffi. Francesca Dal Degan – 44 anni, di La Spezia – l’anno scorso ha vinto un concorso per diventare ricercatrice all’università di Pisa. Non vedeva l’ora di tornare in Toscana, dove aveva studiato. E per farlo ha lasciato l’ateneo svizzero di Losanna, dove pur essendo precaria aveva davanti a sé almeno un paio d’anni di carriera.
Francesca fino a pochi giorni fa insegnava Storia del pensiero economico al dipartimento di Civiltà e forme del sapere. Aveva un contratto di tre anni: peccato si sia concluso dopo 12 mesi. E ora, con tre figli a carico, all’improvviso è senza lavoro. Una sentenza del Tar – che ha dato ragione a una collega classificatasi alle sue spalle – il 16 giugno l’ha mandata a casa. E poco importa se per tornare nel suo amato Paese la ricercatrice abbia lasciato un buon posto a Losanna, facendo una scelta di vita dalla quale ormai non può tornare indietro.
LA BATTAGLIA SUI CENTESIMI
Francesca – il 21 marzo dell’anno scorso – arriva seconda al bando dell’università di Pisa per un posto di ricercatore in Storia del pensiero economico. Il concorso lo vince un elbano, che rinuncia dopo averne conquistato un altro di suo maggior gradimento. Così viene chiamata lei. Francesca ha prevalso su un’altra candidata per 60 centesimi (79 contro 78,4 punti su 100). Pochissimo. Ma la battaglia si sposta in tribunale, con il Tar chiamato a giudicare l’operato della commissione sui valori attribuiti a quattro pubblicazioni della ricercatrice spezzina. Per le quali – secondo la ricorrente – il punteggio è troppo alto: 20 centesimi in più per ogni scritto (80, visto che sono quattro). Secondo la terza classificata, insomma, le pubblicazioni della concorrente andavano valutate 30 centesimi anziché 50, perché frutto di un’opera collettiva di tre persone (uno è il punteggio pieno in caso di unico autore). È su questo tecnicismo che il Tar ha ribaltato la gara, con Francesca che – da un vantaggio di 60 centesimi – ora è dietro di 20.
LA RABBIA DI FRANCESCA
Francesca, che farà ricorso al Consiglio di Stato, è senza lavoro. «Con tre figli, non so più cosa fare. Come posso spostare di nuovo la mia famiglia? – si chiede la 44enne –. Dopo un anno i contatti universitari si perdono. Mi hanno stroncato le possibilità di carriera». Proprio in questi giorni la docente avrebbe dovuto seguire i suoi allievi per gli esami estivi. Ma non sarà lei a valutarli. «Avevo ancora due anni di contratto – sottolinea delusa la ricercatrice – e ora non posso concludere i progetti che avevo iniziato. Confido solo nella giustizia». L’ateneo pisano – fa sapere in una nota – «provvederà all’esecuzione alla sentenza, non escludendo la possibilità di un’impugnazione, previo confronto con l’Avvocatura dello Stato che la rappresenta nel contenzioso in questione».
PARLA L’AVVOCATO
Se Francesca è delusa e preoccupata, la sua concorrente attende solo di essere chiamata, anche se ora sta lavorando come docente a contratto all’università di Milano. Per lei parla l’avvocato. «Nel nostro ricorso abbiamo rilevato diverse criticità – commenta il legale, Antonio Mannironi – e il Tar dice espressamente che il secondo posto in graduatoria (quindi il primo ndr) era della mia assistita». Ma ora cosa potrebbe succedere? «L’università ora non ha più una ricercatrice – spiega l’avvocato, che ha il suo studio a Milano – e può decidere sia di fare ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo magari la sospensione della sentenza, sia di riconvocare la commissione e dare quel posto alla mia assistita. Lei, anche se ora ha un diverso impiego, vuole fortemente andare a Pisa. È molto motivata». Ma intanto, fra concorsi e ricorsi, si è perso un anno. E gli studenti universitari, durante l’appello estivo, dovranno fare a meno della loro professoressa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesca fino a pochi giorni fa insegnava Storia del pensiero economico al dipartimento di Civiltà e forme del sapere. Aveva un contratto di tre anni: peccato si sia concluso dopo 12 mesi. E ora, con tre figli a carico, all’improvviso è senza lavoro. Una sentenza del Tar – che ha dato ragione a una collega classificatasi alle sue spalle – il 16 giugno l’ha mandata a casa. E poco importa se per tornare nel suo amato Paese la ricercatrice abbia lasciato un buon posto a Losanna, facendo una scelta di vita dalla quale ormai non può tornare indietro.
LA BATTAGLIA SUI CENTESIMI
Francesca – il 21 marzo dell’anno scorso – arriva seconda al bando dell’università di Pisa per un posto di ricercatore in Storia del pensiero economico. Il concorso lo vince un elbano, che rinuncia dopo averne conquistato un altro di suo maggior gradimento. Così viene chiamata lei. Francesca ha prevalso su un’altra candidata per 60 centesimi (79 contro 78,4 punti su 100). Pochissimo. Ma la battaglia si sposta in tribunale, con il Tar chiamato a giudicare l’operato della commissione sui valori attribuiti a quattro pubblicazioni della ricercatrice spezzina. Per le quali – secondo la ricorrente – il punteggio è troppo alto: 20 centesimi in più per ogni scritto (80, visto che sono quattro). Secondo la terza classificata, insomma, le pubblicazioni della concorrente andavano valutate 30 centesimi anziché 50, perché frutto di un’opera collettiva di tre persone (uno è il punteggio pieno in caso di unico autore). È su questo tecnicismo che il Tar ha ribaltato la gara, con Francesca che – da un vantaggio di 60 centesimi – ora è dietro di 20.
LA RABBIA DI FRANCESCA
Francesca, che farà ricorso al Consiglio di Stato, è senza lavoro. «Con tre figli, non so più cosa fare. Come posso spostare di nuovo la mia famiglia? – si chiede la 44enne –. Dopo un anno i contatti universitari si perdono. Mi hanno stroncato le possibilità di carriera». Proprio in questi giorni la docente avrebbe dovuto seguire i suoi allievi per gli esami estivi. Ma non sarà lei a valutarli. «Avevo ancora due anni di contratto – sottolinea delusa la ricercatrice – e ora non posso concludere i progetti che avevo iniziato. Confido solo nella giustizia». L’ateneo pisano – fa sapere in una nota – «provvederà all’esecuzione alla sentenza, non escludendo la possibilità di un’impugnazione, previo confronto con l’Avvocatura dello Stato che la rappresenta nel contenzioso in questione».
PARLA L’AVVOCATO
Se Francesca è delusa e preoccupata, la sua concorrente attende solo di essere chiamata, anche se ora sta lavorando come docente a contratto all’università di Milano. Per lei parla l’avvocato. «Nel nostro ricorso abbiamo rilevato diverse criticità – commenta il legale, Antonio Mannironi – e il Tar dice espressamente che il secondo posto in graduatoria (quindi il primo ndr) era della mia assistita». Ma ora cosa potrebbe succedere? «L’università ora non ha più una ricercatrice – spiega l’avvocato, che ha il suo studio a Milano – e può decidere sia di fare ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo magari la sospensione della sentenza, sia di riconvocare la commissione e dare quel posto alla mia assistita. Lei, anche se ora ha un diverso impiego, vuole fortemente andare a Pisa. È molto motivata». Ma intanto, fra concorsi e ricorsi, si è perso un anno. E gli studenti universitari, durante l’appello estivo, dovranno fare a meno della loro professoressa.
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