Il dolore
Pitti Uomo a quota 19.400 compratori
L'estero si conferma sui livelli dello scorso giugno con circa 8.400 buyer internazionali arrivati a Firenze, l'Italia in flessione del 9%. L'ad Napoleone: "Ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti"
FIRENZE. Sono stati 19.400 i compratori arrivati a Pitti Uomo n.92, il salone fiorentino della moda maschile che si svolto a Firenze dal 13 al 16 giugno, comprensivo delle presentazioni di 1.220 aziende, eventi, sfilate, mostre. Oltre 30.000 i visitatori giunti alla Fortezza da Basso. L'estero si conferma sui livelli dello scorso giugno con circa 8.400 buyer internazionali arrivati a Firenze, l'Italia in flessione del 9% (giugno 2016 fu l'edizione record degli ultimi dieci anni).
Questa la classifica dei primi 20 paesi per presenze: Germania (907 buyer), Giappone (825), Spagna (640), Regno Unito 507), Olanda (435), Cina (385), Francia (363), Svizzera (296), Turchia (369), Usa (276), Corea del Sud (241), Belgio (268), Russia (219) Austria (174), Portogallo (148), Svezia (144), Grecia (128), Danimarca (116), Polonia (96) e Canada (77).
"Sul dato italiano - dice Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine - ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti: sia sulle presenze del giovedì sia su quelle del venerdì, sia sulla pianificazione dei quattro giorni. Un vero peccato. Ma la fedeltà dei compratori a Pitti Uomo - continua Napoleone - si misura sul medio-lungo periodo: nelle edizioni estive, tra il 2009 e il 2017 i compratori esteri sono passati da 6.000 a circa 8.000, una crescita al cui interno si sono intrecciate dinamiche diverse tra paesi. Pensiamo al boom della Russia di 15 anni fa e al successivo calo: adesso i compratori russi sono nuovamente in aumento. La Cina altalenante, forse perché si tratta di un'economia di mercato centralizzata e perciò bastano poche direttive per cambiare di colpo il comportamento di tutti gli operatori. Gli Usa hanno superato l'anno elettorale e hanno ripreso a comprare, nel nord Europa c' pi voglia di moda italiana. Il Regno Unito alla prese con il post Brexit, mentre per la Germania i consumi interni sono ancora molto al di sotto delle possibilità date dalla ricchezza esistente. Per l'Italia in questi anni l'altalena è stata più marcata ma le presenze di dieci anni fa sono le stesse di oggi.
Dobbiamo pensare a cosa successo alla nostra distribuzione: il retail classico si ristretto, i consumi interni sono rimasti stazionari, un compratore di una grande piattaforma digitale acquista molto di pi di ci che pu essere ordinato da una boutique. Tutto ci si riflette sul salone".
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