Il Tirreno

Toscana

Spunta la pinna, sono gli squali di Castiglioncello 

di Alfredo Faetti
Spunta la pinna, sono gli squali di Castiglioncello 

Avvistati ieri mattina a circa 3 metri dalla riva: si sono spinti vicino a terra probabilmente inseguendo un branco di sardine 

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CASTIGLIONCELLO. Abbastanza grande da capire subito cos’era, ma troppo vicino per pensare che fosse vero. Gianni Bottoni, bagnino dei bagni Aurora, l’ha vista chiaramente ieri mattina intorno alle 9.30: era la pinna di uno squalo, che nuotava a pelo d’acqua a circa tre metri dalla riva. Erano due in realtà gli squali e nel giro di pochi secondi hanno catturato l’attenzione (e suscitato un bel po’ di paura) di tutti i bagnanti della baia del Quercetano, a Castiglioncello, caratteristica per i suoi fondali scogliosi alternati agli accumuli di rena sospinta dalle correnti. È proprio qui che i due esemplari sono stati avvistati e filmati.

La Capitaneria di Porto, visionate le immagini, ritiene che possa trattarsi di verdesche, una specie diffusa nelle acque del Tirreno. Meno facile imbattersi nella femmina di Mako pescata pochi giorni fa al largo della Meloria, o nelle altre tipologie di squali che popolano il mare che bagna Toscana e Liguria. «Il pericolo per l’uomo è praticamente inesistente – spiega Yuri Tiberto, esperto e responsabile dell’Acquario dell’Elba – La probabilità di un attacco è la stessa di un cornicione che ti cade in testa: bassissima».

Difficile, però, restare impassibili se a pochi metri dalla riva, mentre fai il bagno, vedi spuntare dall’acqua una pinna lunga circa 30 centimetri. Tanto misurava quella del primo esemplare avvistato ieri a Castiglioncello, a detta dei testimoni: una verdesca grande almeno un metro. Decisamente più piccolo, invece, il suo compagno di caccia. Ci sono pochi dubbi infatti sul perché i due animali si siano avvicinati così tanto a riva, spiega l’esperto. «Quasi certamente stavano inseguendo delle prede, come possono essere delle acciughe, e si sono ritrovati a pochi metri dalla riva. Ma non è un fatto anomalo – dice Tiberto – In mare non ci sono regole: le varie specie di squalo vivono molto al largo e coprono distanze enormi. Quindi, durante la caccia, possono essersi spostasti verso terra». A confermare questa teoria, il fatto che dopo una decina di minuti e centinaia di foto, i due esemplari hanno girato la pinna e sono tornati nelle profondità al largo di Castiglioncello. Con la preda ormai fuggita, tanto valeva tornarsene nel proprio habitat.

La Capitaneria ha inviato il Casm (Centro assistenza e soccorso in mare) per un pattugliamento fino a Rosignano, ma non è stato avvistato nulla. Quelle che si ritengono essere due verdesche, ormai erano sparite. Anche il Mako della Meloria è stato tirato su con la rete dal pescatore livornese Andrea Brogi a cinque miglia dalla costa e da una profondità di 24 metri. Sono molti gli squali nel mar Tirreno, per il semplice motivo che queste acque sono ricche di calamari e pesci, dai tonni alle sardine. Branchi che per lo squalo significano un banchetto. «Gli squali sono dei super predatori, quindi sono rari», spiega Tiberto. «E più sono grossi più sono pochi», seconda regola. Più grande è il predatore, più territorio conquista. La gran parte delle specie comprese nell’arcipelago toscano sono comunque innocue per l’uomo (verdesche comprese), mentre sono poche quelle che possono rappresentare un pericolo, come lo squalo volpe, lo squalo elefante o lo squalo bianco. «Sono talmente rari da essere protetti – continua l’esperto – ma il pericolo di un attacco è un milionesimo più piccolo rispetto a quello di uno choc anafilattico dovuto al pinzo di un’ape. Poi ci possono essere condizioni particolari in cui un determinato animale attacca l’uomo, ma può capitare una volta ogni cinquant’anni». La mente così va a Luciano Costanzo e al febbraio dell’89, quando il sub piombinese venne ucciso e divorato da uno squalo a tre miglia dal golfo di Baratti. Un caso di cui si occupò anche Roberto Bedini, biologo marino dell’istituto di biologia marina di Piombino. «Lo squalo non viene a cercare noi, ma tonni o altre prede: per attaccare l’uomo significa che questo ha interrotto la normale caccia. Significa trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato». Sul numero crescente di specie di predatori nel Mediterraneo, poi, Bedini si stupisce poco: «Da qualche anno abbiamo anche lo squalo tigre – dice – È un processo irreversibile: come una specie aliena trova un nuovo habitat adatto alle sue caratteristiche ci si instaura. Quando viene segnalato un barracuda, ad esempio, significa che ce ne sono già centinaia». È una delle leggi più semplici in natura, del resto: dove c’è cibo c’è chi lo mangia.



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