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Indossa i pantaloncini, il fratello la pesta 

di Ilaria Bonuccelli
Indossa i pantaloncini, il fratello la pesta 

Curata in ospedale, è rimandata a casa col familiare musulmano che la maltratta

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ROMA. Senza difesa. Le donne sono senza difesa di fronte alla violenza. Soprattutto di fronte alla recidiva. Al ripetersi degli atti di violenza. Più di 8 uomini su 10 - dicono le statistiche - tendono a ripetere gli atti di violenza se non si interviene sui loro comportamenti, ma lo Stato non dà risposte adeguate. Un mese di audizioni e la commissione di inchiesta sul femminicidio al Senato arriva già a questa conclusione.

La senatrice Pd, Francesca Puglisi, che la presiede parla chiaro. Manca un sistema efficace di protezione per le «vittime ad alto rischio». Antonella Faieta, l’avvocato di Telefono Rosa sostiene: «È necessario rivedere alcune norme sull’applicazione delle misure cautelari, così come anche sugli ordini di protezione contro gli abusi familiati...Abbiamo verificato che nei casi di stalking e maltrattamenti in famiglia l’autore della violenza che viene allontanato è comunque in grado di riavvicinare la donna, riuscendo, purtroppo, a commettere anche gesti efferati». È quanto sostiene Il Tirreno con la sua campagna, anche sul mancato uso dei braccialetti elettronici anti-stalker. E sull’impiego discutibile delle risorse pubbliche. Denunciato alla commissione di inchiesta dalle associazioni anti-violenza. Compresa la Rete Dire. Che cita la Corte dei Conti: «Del tutto insoddisfacente è risultata la gestione delle risorse assegnate negli anni 2013 -2014....I fondi assegnati alle Regioni (16,5 milioni) sono andati solo per il 20% al finanziamento dei centri anti-violenza e per il 10% alle case rifugio». In sostanza, in Italia «a ogni centro anti-violenza sono stati assegnati in media 5862,28 euro; a ogni casa rifugio 6720,18» nel biennio.

Senatrice Puglisi, c’è un problema con le risorse destinate al contrasto della violenza.

«La commissione ha appurato che nell’attuale legislatura sono stati erogati oltre 70 milioni fra il 2013 e il 2016 alle Regioni, ma solo una minima parte ha raggiunto i centri anti-violenza che sono una rete fondamentale per sostenere le donne».

Sembra, quindi, che ci sia ancora molto da lavorare.

«Siamo di fronte a un fenomeno tragico e trasversale che riguarda oltre il 70% di uomini italiani, partner o ex partner delle vittime di violenza. Perciò in larghissima misura parliamo di violenza domestica, secondo quanto emerge dalle audizioni che ci hanno consentito di individuare già alcune criticità».

Quali sono i nodi irrisolti?

«La protezione delle vittime ad alto rischio e l’inefficacia delle misure di protezione».

Partiamo da qui: la protezione delle vittime.

«Abbiamo riscontrato la totale assenza di normativa per la protezione delle vittime di violenza nel momento in cui il maltrattante finisce di scontare la pena. Esiste un problema segnalano le ricercatrici del Cnr che lavorano sul fenomeno: molti uomini tendono a ripetere gli stessi atti di violenza e non ci sono strumenti in grado di mettere al sicuro le donne».

Lei parla di protezione di vittime ad alto rischio: ma chi sono?

«Sono le donne che hanno già sporto querela e che non vengono protette dagli uomini violenti in modo adeguato, come dimostra la sentenza dei giudici di Messina contro la Procura di Caltagirone che ha sottovalutato le 12 denunce presentate dalla donna uccisa dal marito. Questa sentenza stabilisce che se i magistrati non proteggono in modo adeguato le donne a rischio, se ne assumono la responsabilità. Una responsabilità grave».

In realtà l’Italia era già stata sanzionata dall’Europa per aver sottovalutato la denuncia di violenza di una donna.

«La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sanzionato a marzo l’Italia (sentenza Talpis) perché ha ignorato le denunce di violenza di una donna e così il marito ha ammazzato suo figlio dopo aver tentato di assassinarla. Questo ci insegna che serve un’accurata formazione di tutti i soggetti coinvolti nel sistema di protezione delle donne».

Si parla sempre di formazione, ma perché tarda ad arrivare?

«In verità molti sforzi sono stati fatti anche tra le forze dell’ordine e, ci risulta, che su indicazione di Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura in molte procure si stiano riorganizzando gli uffici giudiziari per creare sezioni specializzate sulla violenza contro le donne».

La commissione conviene che le donne non sono protette in modo adeguato. Eppure nessuno solleva il problema del mancato utilizzo dei braccialetti elettronici salva-vita.

«La questione verrà affrontata, ma per quello che ci è stato riferito finora è che nell’unico caso in cui è stato attivato è stata la donna che lo ha sperimentato a chiederne la disattivazione per lo stato di ansia che le causava il costante beep di allarme (circostanza smentita dal suo avvocato a Il Tirreno: la vittima aveva chiesto la conferma della misura cautelare, ndr)».

Anche in commissione, invece, è stato sollevato il problema di non ammettere a rito abbreviato gli imputati di femminicidio. Come pensate di pronunciarvi al riguardo?

«Il tema è controverso. E non solo perché c’è da valutare una questione preliminare di costituzionalità sulla possibilità di escludere alcuni reati da un rito che garantisce benefici e sconti di pena. Il tema è che alcune donne sostengono che il rito abbreviato consenta una rapida conclusione del procedimento giudiziario, senza imporre alla donna di rivivere con un processo tutte le violenze subite (fra queste c’è Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido, oggi consulente del Dipartimento delle Pari opportunità sui temi della violenza di genere, ndr). Altre donne, invece, vorrebbero l’esclusione del femminicidio dal rito abbreviato. Ne dobbiamo parlare, anche se la violenza non si contrasta solo con provvedimenti penali».

In quale direzione pensate di agire?

«Vogliamo intervenire anche nell’affidamento dei figli. E impedire che ci sia un affidamento congiunto nel caso in cui il partner sia accusato o condannato di violenza nei confronti della ex compagna».

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