Il Tirreno

Toscana

Parrini (Pd): la legge elettorale è morta

di Ilaria Bonuccelli
Il voto segreto alla Camera "palesato" nel cartellone in aula
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Il voto segreto alla Camera "palesato" nel cartellone in aula

M5S affossa la riforma in aula alla Camera. Il deputato toscano fra gli autori del testo: "Pentastellati inaffidabili. E' finita"

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ROMA. "Morta".  La legge elettorale alla tedesca, in salsa italiana, è "morta". Il Pd non ha dubbi. Alle 11,17 le agenzie battono una dichiarazione di Luigi Di Maio, vicepresidente pentastellato della Camera, che assicura: "Non ci sono franchi tiratori in M5s".  Quattro minuti dopo, alle 11,21 di giovedì 8 giugno, in aula a Montecitorio passa un emendamento di FI bocciato in commissione: si tratta di un emendamento della deputata Michela Biancofiore relativa alle elezioni in Trentino. Decisivi i voti di M5S, anche se, oltre ai pentastellati  risultano altri 58 franchi tiratori. Lo svela il tabellone che (accidentalmente) palesa il voto segreto.

A recitare il de profundis alla legge e agli accordi, per il Pd, è l'onorevole Dario Parrini, il deputato al quale Matteo Renzi in persona non solo ha affidato il partito in Toscana ma il compito di riformare la legge elettorale.  "E' finita". Non usa proprio queste parole, Parrini. Ma il senso della dichiarazione rilasciata al Tirreno è quella. Infatti Renzi già nel pomeriggio convoca una segreteria del Pd per il primo pomeriggio. Silvio Berlusconi chiama a raccolta i vertici di Forza Italia a Palazzo Grazioli. Invece, il leader della Lega, Matteo Salvini, è assai più sbrigativo: chiede di procedere con un decreto ad allineare i sistemi elettorali di Camera e Senato, che la Corte costituzionale ha reso distanti, e poi reclama l'indizione immediata di elezioni.

Al contrario, dalla sinistra (Mdp, Sinistra Italiana9, ma anche da Ap arrivano appelli a non mollare la riforma. A procedere ugualmente. "Fate un accordo con la sinistra e lasciate stare M5S" è il messaggio per il Pd. Che, però, non sembra intenzionato ad ascoltare. Almeno stando alle parole del capogruppo alla Camera Ettore Rosato. E dalle dichiarazioni di Parrini, appunto. Neppure l'invito alla prudenza del ministro Andrea Orlando sembra avere effetto: il titolare della Giustizia chiede di capire meglio l'atteggiamento assunto da M5S in aula.

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Parrini, però, è duro: "Il Pd ha preso sul serio l'impegno assunto con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di arrivare a una riforma ampiamente condivisa del sistema elettorale. Ci siamo impegnati a trovare un accordo - sottolinea - anche su un modello di legge elettorale lontano dalla nostra scelta primaria e abbiamo mantenuto la parola data, Ci siamo dimostrati corretti, votando in aula come in commissione. Non altrettanto possiamo dire di altre forze politiche".

A supporto di questa dichiarazione, Parrini posta sulla propria bacheca Facebook una fotogramma: è l'immagine della votazione in aula, alla Camera. Il voto avrebbe dovuto essere segreto. Invece, per un errore (?) del sistema, la votazione è stata palese. Quindi i franchi tiratori sono venuti allo scoperto. "Questo episodio - riprende Parrini - rivela che M5S è una forza politica inaffidabile, incapace di stare ai patti. Dispiace che questo sia avvenuto, ma quanto accaduto è un fatto rivelatore: il movimento di Grillo di spende in tanti proclami, eppure all'atto pratico è completamente inaffidabile". Su Facebook, Parrini affonda: "E' evidente che la  parola dei pentastellati non vale nulla. La loro inaffidabilità è vergognosa e costituisce un pugno in faccia a tutti coloro che credono in una politica trasparente fatta da partiti che prendono un impegno e lo mantengono. Non sono stati giorni inutili, al fondo: adesso gli italiani sanno con chi hanno a che fare".

Che cosa succede, però, il Pd ancora non lo dice. Non si capisce se il banco che salta, farà slittare o meno anche le elezioni anticipate. "Non tocca a noi dirlo. Il Pd non ha mai collegato il dibattito sulla riforma elettorale alla data del voto. La data del voto la decide il presidente della Repubblica".

 

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