Il dolore
parla il nuovo direttore
ChiantiBanca, slitta la scelta del partner
«Cominceremo a discutere dell’adesione a Iccrea o Ccb in tempi brevi. Penso che dal mese di giugno la discussione inizierà»: parla il nuovo direttore generale
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FIRENZE. «Cominceremo a discutere dell’adesione a Iccrea o Ccb in tempi brevi. Penso che dal mese di giugno la discussione inizierà». Nella sua uscita pubblica in un salone del Four Seasons, a Firenze, il nuovo direttore di ChiantiBanca Mauro Focardi Olmi non si sbilancia. «È di pertinenza del consiglio di amministrazione a quale gruppo aderire», dice. Nella sostanza il più importante credito cooperativo della Toscana si prepara a rimettere in discussione l’ipotesi di adesione al nascente gruppo cooperativo Ccb (Cassa centrale Banca di Trento) per la quale si erano espressi i soci in due assemblee tra il dicembre 2016 e maggio 2017, prendendo in considerazione anche l’ipotesi di aderire al gruppo Iccrea (Istituto centrale del Credito cooperativo di Roma).
Trapela comunque una certa soddisfazione per il semplice fatto che i due gruppi siano interessati all’istituto chiantigiano. Ma c’è un elemento forte che attualmente lega ChiantiBanca alla trentina Ccb. È il bond toscano da 20 milioni sottoscritto in parti uguali nel 2016 dalla holding trentina e la società di informatica bancaria Phoenix. Il bond scade tra 7 anni, ma il direttore generale ricorda che si tratta di un normale prestito subordinato. «Quindi è rimborsabile dopo 18-24 mesi dalla stipula del contratto, basta che ci sia l’autorizzazione della Banca d’Italia», spiega. Ma evidentemente ChiantiBanca è ancora in mezzo al guado. Potrebbe mollare Ccb rimborsando il prestito e andando con Iccrea o rimanere con Ccb. Tutto è ancora da decidere. Focardi Olmi, comunque, ci tiene a lanciare un messaggio rassicurante ai clienti. «La nostra banca è sana. Le operazioni di accantonamento sono state rispettate come ci chiedeva Bankitalia e non faremo altre cessioni di crediti deteriorati, quelle si sono chiuse il 1° luglio del 2016. Ora puntiamo a raggiungere 1,5 milioni di euro di utile entro la fine dell’anno». Pare dunque finita la stagione delle cessioni di pacchetti Npl (Non-performing-loan). E sembra ormai acqua passata il terremoto che colpì il quarto credito cooperativo d’Italia quando lo scorso marzo saltarono le poltrone dell’ex direttore generale Andrea Bianchi e di cinque consiglieri del cda. (s.b.)
Trapela comunque una certa soddisfazione per il semplice fatto che i due gruppi siano interessati all’istituto chiantigiano. Ma c’è un elemento forte che attualmente lega ChiantiBanca alla trentina Ccb. È il bond toscano da 20 milioni sottoscritto in parti uguali nel 2016 dalla holding trentina e la società di informatica bancaria Phoenix. Il bond scade tra 7 anni, ma il direttore generale ricorda che si tratta di un normale prestito subordinato. «Quindi è rimborsabile dopo 18-24 mesi dalla stipula del contratto, basta che ci sia l’autorizzazione della Banca d’Italia», spiega. Ma evidentemente ChiantiBanca è ancora in mezzo al guado. Potrebbe mollare Ccb rimborsando il prestito e andando con Iccrea o rimanere con Ccb. Tutto è ancora da decidere. Focardi Olmi, comunque, ci tiene a lanciare un messaggio rassicurante ai clienti. «La nostra banca è sana. Le operazioni di accantonamento sono state rispettate come ci chiedeva Bankitalia e non faremo altre cessioni di crediti deteriorati, quelle si sono chiuse il 1° luglio del 2016. Ora puntiamo a raggiungere 1,5 milioni di euro di utile entro la fine dell’anno». Pare dunque finita la stagione delle cessioni di pacchetti Npl (Non-performing-loan). E sembra ormai acqua passata il terremoto che colpì il quarto credito cooperativo d’Italia quando lo scorso marzo saltarono le poltrone dell’ex direttore generale Andrea Bianchi e di cinque consiglieri del cda. (s.b.)
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