La protesta
Telefonate moleste, gli danno 826 linee a sua insaputa
Stufo di passare per moroso, si rivolge al Garante e scopre che Telecom lo tartassa per errore dal 2003
ROMA. Ci ha provato per anni a dire che non erano sue quelle linee telefoniche. Ma Telecom non gli ha mai dato ascolto. E ha continuato a mandargli fatture, a centinaia. Gli ha sguinzagliato anche gli agenti del recupero crediti. Fino a quando, l’abbonato stremato, si è rivolto al Garante della Privacy. E allora il meccanismo si è interrotto. Verifiche nei sistemi operativi di Telecom e la scoperta: il tartassato risulta intestatario di 826 utenze telefoniche. Ma non sono sue.
Nella migliore (se così si può dire) delle ipotesi, fra queste linee ci sono numerazioni assegnate ad altri che, però, per anni hanno ricevuto fatture con il codice fiscale errato: quello dell’intestatario fantasma, il tartassato, catalogato da Telecom perfino come “moroso” perché non pagava conti non suoi. Altrimenti, le linee neppure erano attive. E quello che è peggio è che, dopo le ispezioni del Garante della privacy, fra dicembre 2016 e febbraio 2017, la società ha dovuto ammettere che questo caso non è isolato. Le anomalie riscontrate riconducono - scrive il Garante - a un gruppo di utenti «associati a un numero di utenze di rete fissa superiore o uguale a 5: linee per le quali l’anagrafica dell’intestatario risulti diversa dall’anagrafica del cliente al quale le linee sono associate». Risulterebbero 644 clienti «complessivamente intestatari di oltre 7000 linee». Fra questi, Telecom ha riscontrato (sul campione selezionato) 246 clienti «tuttora attivi che presentano potenziali errori, stante le difformità tra le informazioni anagrafiche relative all’intestatario e quelle relative all’intestatario della fattura». Eppure molti avevano anche reclamato per aver ricevuto fatture con un codice fiscale errato.
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Insomma, un grande pasticcio. Di cui il primo a presentare segnalazione al Garante (a giugno 2016) si era già accorto. Dal 2011. Ma ottiene un riscontro solo nel 2014 quando Telecom ammette che il codice fiscale dell’interessato «è associato a 42 utenze telefoniche “cessate”, intestate e in uso a soggetti terzi». Ma - contesta il Garante della Privacy - malgrado questo campanello di allarme, definito un “evento sentinella”, la società non prende provvedimenti seri. Non effettua una ricerca approfondita. Tanto che accoglie il reclamo dell’utente riguardo «al trattamento illecito dei dati che lo riguardano».
In che cosa consiste questo trattamento illecito? Almeno in due azioni: la prima (contestata dal Garante) è «l’indebita comunicazione di dati personali a terzi, con l’ingiustificata trasmissione a una pluralità di operatori di recupero del credito, ausiliari di Telecom, di informazioni di contatto che lo riguardano»; la seconda è legata «all’asserita circostanza che l’utente si sarebbe reso inadempiente rispetto alla fruizione di servizi di telefonia (mai fruiti): l’inserimento del suo codice fiscale in un numero imprecisato e comunque assai elevato di fatture trasmesse, fra il 2003 e il 2015, ai reali intestatari delle fatture».
In sintesi, questo utente dal 2003 al 2015 si è visto infilare il proprio codice fiscale in bollette che non gli appartenevano; si è ritrovato intestatario (a sua insaputa) di quasi 830 linee telefoniche; si è visto piombare addosso società di recupero crediti dalle quali ha tentato di pararsi in tutti i modi ed è stato bollato come moroso. Fino a quando, appunto, il Garante della Privacy ci ha messo una toppa. Censurando (con un provvedimento articolato) Telecom che - dice l’Autorità - non si può giustificare addossando la colpa di questi pasticci a una migrazione enorme di fati che ha effettuato fra il 2002 e il 2004 perché in seguito alle segnalazioni ricevute avrebbe dovuto effettuare indagini approfondite per capire che cosa accadeva.
Ora Telecom deve correre ai ripari. Entro 30 giorni deve verificare a chi ha comunicato i dati dell’abbonato in conseguenza dell’errata assegnazione delle linee telefoniche; nei 30 giorni successivi deve correggere l’intestazione delle bollette e deve eliminare la qualifica di moroso dell’utente e di tutti quelli intestatari erroneamente di linee non assegnate. E in 4 mesi, inoltre, Telecom deve anche effettuare controlli su tutti gli altri abbonati che risultino intestatari di linee non assegnate. Per vedere di rimediare.
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