La protesta
Dipendente delle Poste sottraeva gli oggetti preziosi dalle lettere
Dopo la condanna penale, ora la sentenza della Corte dei Conti: dovrà pagare all'azienda un risarcimento di oltre 9.000 euro, più gli interessi legali. Aveva rubato di tutto: soldi, gioielli, orologi, occhiali, maglie, dvd e penne Usb
FIRENZE. Approfittava del suo ruolo di addetto alla corrispondenza delle Poste di Firenze per rubare all’interno delle lettere. Da vari plichi sono spariti soldi, un orologio, un bracciale in oro bianco, due ciondoli, un paio di occhiali, stoffe, due maglie Ralph Lauren, penne Usb, dvd e persino della minuteria metallica inviata da una ditta di avvolgibili a un cliente. Il tutto tra il settembre e l’ottobre 2008.
Per questo Pierdomenico Naselli, fiorentino di 41 anni, è stato condannato dal tribunale penale, per peculato, a 3 anni e quattro mesi, pena poi diventata definitiva, rideterminata in un anno e sei mesi. Alla sentenza di condanna penale è seguita, nei giorni scorsi, quella della Corte dei Conti: l’addetto alla corrispondenza dovrà pagare alle Poste un risarcimento di 9.070 euro più interessi legali e spese di giudizio. Del totale, 3.070 euro sono gli stipendi percepiti senza averne diritto e 6mila il risarcimento per il danno all’immagine provocato alle Poste. Il procuratore regionale aveva chiesto il pagamento di 13.070 euro totali in quanto a suo avviso la somma dovuta per il danno alla reputazione delle Poste doveva essere di 10mila euro.
Secondo i giudici contabili, al 45enne, in quel periodo, lo stipendio non spettava in quanto lui era impegnato «in via continuativa in attività illecite». Di conseguenza c’era stato un «mancato svolgimento della regolare prestazione lavorativa».
Quanto al danno di immanine, Naselli, come appurato dal giudice, poteva disporre della corrispondenza, visto il lavoro che svolgeva. Però di quel ruolo ha abusato, aprendo alcune missive e svuotandole. Così facendo, secondo la Corte dei Conti, ha danneggiato l’immagine delle Poste: va detto che a causa del suo comportamento, 18 destinatari non hanno ricevuto la corrispondenza che aspettavano, inviata da altrettanti mittenti, sia privati cittadini sia aziende.
Al livello penale, l’accusa di peculato deriva dal fatto che Naselli «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, agendo nella sua qualità di incaricato di un pubblico servizio, in quanto dipendente dell’Ente poste (...) si appropriava di quanto in tale corrispondenza contenuto».
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