La protesta
Regali di lusso al doc per vendere i farmaci
di Lara Loreti
Il luminare intercettato: «Prendo soldi dall’uno e dall’altro»
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FIRENZE. Un circolo “vizioso” tra medici e case farmaceutiche, anche in Toscana. Io ti promuovo i medicinali e organizzo convegni ad hoc, tu mi fa qualche “regalino”. Yacht, auto di lusso, una villa, terreni. Così sarebbe stato riciclato il denaro destinato da imprenditori del settore farmaceutico non a un medico qualunque: a un luminare della terapia del dolore che per anni ha messo la sua professionalità al servizio dello Stato, come consulente. Guido Fanelli, 62 anni, dirigente nell’azienda ospedaliero universitaria di Parma e docente universitario, è uno dei principali artefici della legge 38 che regolamenta in Italia il settore delle cure palliative. E oggi è al centro di un’indagine del Nas di Parma che si chiama “Pasimafi”, dal nome dello yacht finito sotto sequestro insieme agli altri beni. Un’inchiesta che ieri ha portato a 19 arresti tra imprenditori e medici, e a 52 perquisizioni nelle case dei professionisti e nelle sedi di importanti società e note aziende farmaceutiche: Menarini e Molteni, in Toscana. In tutto 75 persone indagate (fra cui il rettore dell’Università di Parma, Loris Borghi): in Toscana una decina, per ora.
IL TERREMOTO SANITARIO
Altre sei le regioni in cui i carabinieri, guidati dal comandante Gianfranco Di Sario, hanno operato: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Umbria e Lazio. Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ha disposto anche i sequestri preventivi di due società di comodo, secondo l’accusa create ad hoc per riciclare il denaro ricavato dalle attività illecite, e di circa 470.000 euro di beni frutto della presunta corruzione. Emesse anche 5 misure interdittive verso altrettanti indagati (tra cui un dirigente del ministero della Salute, tre dirigenti medici e un imprenditore). Tra le accuse contestate ad alcune delle persone coinvolte, anche l’associazione per delinquere. Una situazione che il procuratore capo di Parma, Antonio Salvatore Rustico, ha definito «una corruzione quasi permanente per atti contrari ai doveri di ufficio», aggiungendo che «il rapporto tra mondo dei medici e imprenditoria farmaceutica è delicato» e che servono più controlli.
LA TOSCANA NELL’INCHIESTA
Molteni e Menarini sono le due case farmaceutiche toscane finite nel mirino del Nas di Parma, con responsabilità giudicate diverse fra la prima e la seconda società. Tra gli ordini di custodia cautelare (tutti ai domiciliari) uno riguarda, infatti, un membro del cda di Molteni. Un noto imprenditore di 48 anni che al momento non è ancora stato rintracciato dai carabinieri in quanto si trova all’estero. Le accuse nei confronti degli indagati delle due società è di aver pagato Fanelli per promuovere i propri farmaci al posto di altri. E i reati contestati sono corruzione e comparaggio, reato specifico nell’ambito della salute. Gli indagati toscani sono imprenditori delle case farmaceutiche, di società di promozione e medici. Ma su di loro per ora c’è massimo riserbo: le indagini sono ancora in corso. Interpellata sulla perquisizione, la Menarini risponde così: «Non abbiamo commenti in merito».
PERQUISIZIONI A FIRENZE
Per ora, in Toscana l’indagine, in effetti, si è concentrata tra Firenze e Scandicci, sedi delle società coinvolte. Ieri all’alba decine di militari del Nas di Parma, aiutati dai colleghi fiorentini, hanno svolto sei perquisizioni. In primis a Scandicci, negli uffici della Molteni & c. dei fratelli Alitti e poi nella sede della Menarini, a Firenze, in via dei Sette Santi. Perquisita anche la casa di un noto imprenditore fiorentino, presidente della società di comunicazione Pls, specializzata nel mettere in contatto le imprese col mondo medico scientifico. I carabinieri hanno fatto un blitz anche negli uffici della stessa Pls, in via della Mattonaia a Firenze. Allo stesso indirizzo fiorentino, i controlli del Nas sono stati estesi ad altre due società definite “di comodo”: la Doctor Consulting e la Crag Up che, per il Nas, sarebbe proprietaria dello yacht Pasimafi V, di due auto (una Porsche e una Volkswagen Touran), di terreni e di una villa in provincia di Milano. Beni finiti nelle disponibilità di Fanelli che per l’accusa usava la società di comodo proprio per riciclare.
SOTTO SEQUESTRO
Le prove di questo sistema illecito potrebbero essere anche nei computer, nelle fatture, nelle mail tra aziende, nelle penne Usb e nei dispositivi di memoria, oltre che nelle carte, sequestrati dal Nas nel corso delle perquisizioni in Toscana.
I PAZIENTI-CAVIA
Per i carabinieri, Fanelli avrebbe dato il via al sistema nel 2015, mettendo su una fitta rete di interessi, facendo nascere le società di comodo per il riciclaggio del denaro in beni di lusso. E incoraggiando la crescita di un’organizzazione in grado di fare ricerca non autorizzata su pazienti in strutture di terapia del dolore dell’Università di Parma, di allestire convegni medici con controllo diretto delle stesse aziende farmaceutiche e anche di pilotare le pubblicazioni scientifiche. Quando un’azienda amica doveva, ad esempio, fare ricerca su un nuovo farmaco, l’organizzazione - secondo l’accusa - forniva 5-6 pazienti e faceva i test senza avvisare i diretti interessati né la commissione etica. Il medico, intercettato dal Nas, avrebbe detto: «Non faccio il boss, sono io e basta, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe».
Fanelli era venuto anche in Toscana e su di lui interviene il M5s: «Lanciò qui il 22 gennaio 2016 la rete dei Centri Hub al centro dell’inchiesta, quel “network del dolore” chiamato Pinhub. Aspettiamo i risultati dell’indagine per chiarire il coinvolgimento dei centri Hub di Firenze, Pisa e Siena». Se ci sono.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL TERREMOTO SANITARIO
Altre sei le regioni in cui i carabinieri, guidati dal comandante Gianfranco Di Sario, hanno operato: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Umbria e Lazio. Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ha disposto anche i sequestri preventivi di due società di comodo, secondo l’accusa create ad hoc per riciclare il denaro ricavato dalle attività illecite, e di circa 470.000 euro di beni frutto della presunta corruzione. Emesse anche 5 misure interdittive verso altrettanti indagati (tra cui un dirigente del ministero della Salute, tre dirigenti medici e un imprenditore). Tra le accuse contestate ad alcune delle persone coinvolte, anche l’associazione per delinquere. Una situazione che il procuratore capo di Parma, Antonio Salvatore Rustico, ha definito «una corruzione quasi permanente per atti contrari ai doveri di ufficio», aggiungendo che «il rapporto tra mondo dei medici e imprenditoria farmaceutica è delicato» e che servono più controlli.
LA TOSCANA NELL’INCHIESTA
Molteni e Menarini sono le due case farmaceutiche toscane finite nel mirino del Nas di Parma, con responsabilità giudicate diverse fra la prima e la seconda società. Tra gli ordini di custodia cautelare (tutti ai domiciliari) uno riguarda, infatti, un membro del cda di Molteni. Un noto imprenditore di 48 anni che al momento non è ancora stato rintracciato dai carabinieri in quanto si trova all’estero. Le accuse nei confronti degli indagati delle due società è di aver pagato Fanelli per promuovere i propri farmaci al posto di altri. E i reati contestati sono corruzione e comparaggio, reato specifico nell’ambito della salute. Gli indagati toscani sono imprenditori delle case farmaceutiche, di società di promozione e medici. Ma su di loro per ora c’è massimo riserbo: le indagini sono ancora in corso. Interpellata sulla perquisizione, la Menarini risponde così: «Non abbiamo commenti in merito».
PERQUISIZIONI A FIRENZE
Per ora, in Toscana l’indagine, in effetti, si è concentrata tra Firenze e Scandicci, sedi delle società coinvolte. Ieri all’alba decine di militari del Nas di Parma, aiutati dai colleghi fiorentini, hanno svolto sei perquisizioni. In primis a Scandicci, negli uffici della Molteni & c. dei fratelli Alitti e poi nella sede della Menarini, a Firenze, in via dei Sette Santi. Perquisita anche la casa di un noto imprenditore fiorentino, presidente della società di comunicazione Pls, specializzata nel mettere in contatto le imprese col mondo medico scientifico. I carabinieri hanno fatto un blitz anche negli uffici della stessa Pls, in via della Mattonaia a Firenze. Allo stesso indirizzo fiorentino, i controlli del Nas sono stati estesi ad altre due società definite “di comodo”: la Doctor Consulting e la Crag Up che, per il Nas, sarebbe proprietaria dello yacht Pasimafi V, di due auto (una Porsche e una Volkswagen Touran), di terreni e di una villa in provincia di Milano. Beni finiti nelle disponibilità di Fanelli che per l’accusa usava la società di comodo proprio per riciclare.
SOTTO SEQUESTRO
Le prove di questo sistema illecito potrebbero essere anche nei computer, nelle fatture, nelle mail tra aziende, nelle penne Usb e nei dispositivi di memoria, oltre che nelle carte, sequestrati dal Nas nel corso delle perquisizioni in Toscana.
I PAZIENTI-CAVIA
Per i carabinieri, Fanelli avrebbe dato il via al sistema nel 2015, mettendo su una fitta rete di interessi, facendo nascere le società di comodo per il riciclaggio del denaro in beni di lusso. E incoraggiando la crescita di un’organizzazione in grado di fare ricerca non autorizzata su pazienti in strutture di terapia del dolore dell’Università di Parma, di allestire convegni medici con controllo diretto delle stesse aziende farmaceutiche e anche di pilotare le pubblicazioni scientifiche. Quando un’azienda amica doveva, ad esempio, fare ricerca su un nuovo farmaco, l’organizzazione - secondo l’accusa - forniva 5-6 pazienti e faceva i test senza avvisare i diretti interessati né la commissione etica. Il medico, intercettato dal Nas, avrebbe detto: «Non faccio il boss, sono io e basta, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe».
Fanelli era venuto anche in Toscana e su di lui interviene il M5s: «Lanciò qui il 22 gennaio 2016 la rete dei Centri Hub al centro dell’inchiesta, quel “network del dolore” chiamato Pinhub. Aspettiamo i risultati dell’indagine per chiarire il coinvolgimento dei centri Hub di Firenze, Pisa e Siena». Se ci sono.
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