Il Tirreno

Toscana

Vodafone e Telecom nel mirino 

di Ilaria Bonuccelli

Antitrust apre un’istruttoria per le tante segnalazioni di pratiche commerciali aggressive dal 2014

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ROMA. Pratiche commerciali scorrette. E pratiche commerciali aggressive. Di nuovo alla carica, Antitrust. Questa volta, l’Autorità garante della concorrenza informa Telecom e Vodafone di aver avviato «un’istruttoria» in ragione «del significativo numero di istanze di intervento pervenute in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazioni dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione dei divieti di discriminazioni e clausole vessatorie».
In parole semplici, Antitrust ha ricevuto tante segnalazioni per telefonate commerciali moleste, per contratti attivati (anche per via telefonica), senza consenso, a causa del telemarketing aggressivo: proprio come sostiene Il Tirreno ormai da sei mesi, con la propria campagna. Una battaglia che cerca di portare alla riforma, almeno, del Registro delle opposizioni, l’unica forma (oggi inefficace) di tutela degli utenti dalle chiamate commerciali indesiderate. Il Tirreno chiede uno scudo universale contro il telemarketing: un registro aperto a tutte le numerazioni assegnate in Italia (circa 115 milioni) e non solo ai numeri pubblicati negli elenchi telefonici, come avviene oggi.
In questo momento, solo 1 milione e mezzo di numeri ha una protezione (parziale) dalle telefonate commerciali. Con la riforma reclamata da Il Tirreno (e in discussione da novembre al Senato, in commissione Lavori pubblici) diventerebbe impossibile effettuare telefonate per proporre contratti o promozioni, senza il consenso esplicito dell’abbonato.
Proprio quello di cui si sta occupando Antitrust che in base «alle segnalazioni pervenute da numerosi consumatori - scrive sul proprio bollettino del 24 aprile Vodafone e Telecom (che non replicano) - risulta che da gennaio 2014 e almeno fino a gennaio 2017 la vostra società abbia posto in essere una significativa attività di telemarketing consistente nel contatto, mediante l’uso del telefono o con l’ausilio di un operatore, fra l’azienda (o soggetti da essa incaricati) e la sua clientela effettiva o potenziale, ai fini di vendita, di ricerche di mercato o di comunicazione promozione». Le telefonate - prosegue Antitrust - sono «effettuate sull’utenza privata fissa o mobile per sollecitare acquisti o sottoscrizione di contratti di varia natura».
Da qui l’avvio dell’iter per verificare se ci siano gli estremi per la violazione di due articoli del Codice del Consumo: il 20 (Pratiche commerciali scorrette) e il 26 (Pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive). Fra i comportamenti di questo articolo, infatti rientrano le «ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza»; « omettere sistematicamente di rispondere alla corrispondenza, al fine di dissuadere un consumatore dall’esercizio dei suoi diritti contrattuali» o ancora «informare esplicitamente il consumatore che, se non acquista il prodotto o il servizio saranno in pericolo il lavoro o la sussistenza del professionista». Comportamenti non infrequenti nelle telefonate moleste che arrivano anche in orari vietati. Ma il Parlamento non approva la riforma del Registro delle Opposizioni. Le lobby valgono più dei cittadini.

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