La manifestazione
Il professor prattichizzo
Tocco dal pc e poi compro sul web
A Siena nasce il tatto virtuale per tastare gli oggetti al di là del video
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SIENA. Potremo toccare gli oggetti che vogliamo comprare su Internet, restando comodamente seduti davanti al computer. Ma non solo: qualsiasi medico, senza muoversi dal suo ambulatorio, sarà in grado di misurare il battito cardiaco dei pazienti allungando la mano da chilometri di distanza. Il tutto grazie a un’invenzione “made in Toscana”, che l’università di Siena ora, da semplice brevetto, vuole trasformare in prodotto commerciale.
Ad annunciarlo il professor Domenico Prattichizzo, 51 anni e docente ordinario di Robotica e automazione all’ateneo senese, che dopo essersi laureato in Ingegneria elettronica all’università di Pisa, dove ha anche completato un dottorato, ha proseguito nella sua grande passione, diventando nel 2013 coordinatore di un super progetto (si chiama Wearhap) finanziato per 7,7 milioni di euro dall’Unione europea e finalizzato proprio alla realizzazione di sistemi robotici indossabili dagli esseri umani. «Il nostro lavoro – spiega Prattichizzo – è il primo del genere in tutto il mondo. Grazie ai dispositivi indossabili, che possono già comunicare via wireless con telefonini o computer, le persone percepiscono ciò che, a causa della distanza, non possono ancora avere fra le mani. Siamo in grado di trasmettere il tatto».
Nel team senese, di cui ha parlato anche la rivista Science, operano cinque ricercatori e il professore, proprio in queste settimane, sta lavorando alla creazione di una startup in modo da trasformare le sue ricerche (ormai alla conclusione) in prodotti commerciali di grido. «L’azienda si chiamerà Weart – spiega il docente, che insegna anche all’Istituto italiano di tecnologia di Genova – e il nostro obiettivo è vendere un’idea innovativa, per la quale per altro abbiamo già depositato due brevetti. Per farlo servono dei finanziamenti e ci siamo già mossi per cercarli: speriamo di farcela. Devo ringraziare gli ex studenti e dottorandi Francesco Chinello e Claudio Pacchierotti». Secondo Prattichizzo c’è molto interesse, nel mondo, su queste tecnologie. «Anche perché i dispositivi – sottolinea – si distinguono per la loro comodità: pesano appena 50-100 grammi e li può indossare veramente chiunque».
Ma come potrà cambiare la nostra vita se le idee del professore senese sfonderanno sul mercato? «Gli ambiti – rimarca Prattichizzo – sono molteplici. Se, ad esempio, io non riesco ad andare a comprare una poltrona, potrei mandare al mio posto un amico a tramite i ditali indossabili, perché si tratta proprio di ditali e oggetti da tenere in mano, potrei sentirne la consistenza, il materiale e scegliere non solo vedendoli, ma anche sentendoli al tatto». Le frontiere della robotica, quindi, abbracciano tutta la Toscana. Dall’università di Pisa, all’ateneo senese, alla Scuola superiore Sant’Anna. Non a caso, nel progetto Wearhap, c’è anche quest’ultima. «La Toscana è sempre più terra di tecnologia robotica – conclude il docente senese – e i nostri ricercatori sono all’avanguardia nel mondo. Dobbiamo proseguire su questa strada».
Stefano Taglione
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ad annunciarlo il professor Domenico Prattichizzo, 51 anni e docente ordinario di Robotica e automazione all’ateneo senese, che dopo essersi laureato in Ingegneria elettronica all’università di Pisa, dove ha anche completato un dottorato, ha proseguito nella sua grande passione, diventando nel 2013 coordinatore di un super progetto (si chiama Wearhap) finanziato per 7,7 milioni di euro dall’Unione europea e finalizzato proprio alla realizzazione di sistemi robotici indossabili dagli esseri umani. «Il nostro lavoro – spiega Prattichizzo – è il primo del genere in tutto il mondo. Grazie ai dispositivi indossabili, che possono già comunicare via wireless con telefonini o computer, le persone percepiscono ciò che, a causa della distanza, non possono ancora avere fra le mani. Siamo in grado di trasmettere il tatto».
Nel team senese, di cui ha parlato anche la rivista Science, operano cinque ricercatori e il professore, proprio in queste settimane, sta lavorando alla creazione di una startup in modo da trasformare le sue ricerche (ormai alla conclusione) in prodotti commerciali di grido. «L’azienda si chiamerà Weart – spiega il docente, che insegna anche all’Istituto italiano di tecnologia di Genova – e il nostro obiettivo è vendere un’idea innovativa, per la quale per altro abbiamo già depositato due brevetti. Per farlo servono dei finanziamenti e ci siamo già mossi per cercarli: speriamo di farcela. Devo ringraziare gli ex studenti e dottorandi Francesco Chinello e Claudio Pacchierotti». Secondo Prattichizzo c’è molto interesse, nel mondo, su queste tecnologie. «Anche perché i dispositivi – sottolinea – si distinguono per la loro comodità: pesano appena 50-100 grammi e li può indossare veramente chiunque».
Ma come potrà cambiare la nostra vita se le idee del professore senese sfonderanno sul mercato? «Gli ambiti – rimarca Prattichizzo – sono molteplici. Se, ad esempio, io non riesco ad andare a comprare una poltrona, potrei mandare al mio posto un amico a tramite i ditali indossabili, perché si tratta proprio di ditali e oggetti da tenere in mano, potrei sentirne la consistenza, il materiale e scegliere non solo vedendoli, ma anche sentendoli al tatto». Le frontiere della robotica, quindi, abbracciano tutta la Toscana. Dall’università di Pisa, all’ateneo senese, alla Scuola superiore Sant’Anna. Non a caso, nel progetto Wearhap, c’è anche quest’ultima. «La Toscana è sempre più terra di tecnologia robotica – conclude il docente senese – e i nostri ricercatori sono all’avanguardia nel mondo. Dobbiamo proseguire su questa strada».
Stefano Taglione
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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