Il Tirreno

Toscana

«Mamma, papà vuole  ucciderti con l’ascia» 

di Ilaria Bonuccelli
«Mamma, papà vuole  ucciderti con l’ascia» 

La fuga di Rosa, picchiata e minacciata davanti ai figli

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LIVORNO. «Mamma, ieri sera papà voleva venire ad ammazzarti con un’ascia». Gli occhi spaventati, la voce di calma innaturale. Nasconde l’orrore. Rosa (nome di invenzione) impiega secondi ad afferrare i sacchi della spazzatura. Ci infila un cambio per i figli. Poi scappa. Lontano da casa. In un’altra regione. In Toscana. Via dalle botte, dalle minacce. In cerca di una caserma che raccolga la denuncia contro suo marito. Nel suo paese non l’ha trovata. Per questo ci uccidono le donne. Per questo c’è un’indagine in corso.
LA STORIA NORMALE
La fuga dalla violenza, però, dura poco. Il tempo di chiedere il trasferimento di iscrizione dei figli a scuola. L’indirizzo nuovo doveva restare “protetto”. Invece qualcuno lo spiffera all’ex. Succede nei paesi. Così Rosa un giorno se lo trova davanti alla porta. E l’incubo ricomincia. Come è cominciato, quando sembrava una «normalissima storia d’amore». Prima delle accuse e del procedimento per stalking e violenza domestica, con un processo ancora da celebrare. La giustizia coi tempi che non collimano con la sicurezza.
Rosa incontra giovanissima suo marito. Si sposano. Per lavoro, fanno i pendolari dell’amore. La rabbia esplode all’improvviso, un giorno, dopo un aperitivo. «In auto mi tira uno schiaffo: “Quel cameriere ti ha dato un’occhiata di troppo”. “Ma che dici? Non ho notato niente”. E allora arriva lo schiaffo». Poi, qualche giorno dopo la visita a sorpresa coi fiori: «Scusa è stato un momento, la rabbia». Il primo perdono che apre la porta all’escalation della violenza.
BOTTE IN GRAVIDANZA
E DAVANTI AI FIGLI
«Non ha più smesso di picchiarmi. Mi picchiava durante la gravidanza, poi anche davanti ai bambini. Sempre peggio perché aveva perso il lavoro: solo impieghi saltuari e tanto alcol. I bambini piangevano quando mi pestava. Più di una volta il grande si è messo in mezzo, ma non si fermava: picchiava anche lui». La violenza non si ferma. Studia forme nuove, ogni giorno. Psicologiche e grossolane.
STAI PUNITA, SENZA AUTO
«A un certo punto - riprende Rosa - ha iniziato a togliermi l’auto per punirmi. Mi serviva per andare a lavorare, ma niente. Così mi alzavo alle 5 per andare a piedi e non tardare. Dieci chilometri al giorno, per quasi 15 anni. Sono arrivata a pensare di meritarmelo».
Rosa resiste anche a questo. E ai pugni in testa «perché non si vedevano». «Una volta, però, mi ha rotto un braccio e si è inventato che me lo ero fratturato in un incidente. In quel caso l’ho coperto: ho detto ai miei che avevamo avuto un incidente. Idem al pronto soccorso». Che fa finta di crederci.
Poi un altro “incidente”. Dopo una cena a casa di amici. I bimbi in auto. Lui è ubriaco. «Guidava e l’auto finiva nell’altra corsia. Gli ho proposto di fare cambio. Mi ha preso la testa e me l’ha sbattuta sul cruscotto. Mi ha rotto il naso. A casa ho messo a letto i bambini, ho messo a letto lui, poi da sola sono andata al pronto soccorso. Ho segnalato che ero stata aggredita dal mio compagno. E, impaurita, ho domandato che cosa sarebbe accaduto. Mi hanno risposto: “Stia tranquilla non succede nulla”.
DENUNCE IGNORATE
Infatti non è accaduto nulla. Non si è visto né un poliziotto né un carabiniere. E oggi che c’è un procedimento in corso queste denunce ignorate sono agli atti».
Denunce, sì. Perché non è l’unica richiesta di aiuto ignorata. Rosa decide di scappare una mattina dopo l’ennesima aggressione. Una sera il marito la va a cercare nella struttura sanitaria dove lavora. «Mi aggredisce, ma non arriva a farmi male perché interviene una collega. Per fortuna le telecamere della struttura riprendono la scena. Lui se ne va, io finisco il turno. Quanto torno a casa mio figlio, mi dice: “Ieri sera papà voleva ammazzarti con un’ascia”. Ho capito che non potevamo restare un attimo di più in quella casa». Così la fuga con il cambio d’abito nei sacchi neri della spazzatura. Prima il passaggio in caserma: «Mi sto allontanando coi miei figli perché mio marito mi vuole uccidere». La risposta è terribile, racconta Rosa: «Mi rispondono di sporgere denuncia nel paese dove mi sarei fermata. “Noi facciamo finta che non ci siamo mai visti”. Io li ho denunciati, perché non mi hanno protetta. Ora mi risulta che ci sia un’indagine interna sul comportamento di questi carabinieri».
Non tutti sono così «anche se so che a molte donne nelle mie condizioni sono accaduti episodi simili». Rosa, comunque, fugge. Si rifugia dalla sorella. Con l’associazione Salvamamme di Roma riesce a trovare una sistemazione. «Pensavo di essere al sicuro.
TI VENGO A PRENDERE
Invece, dopo una ventina di giorni, mi arriva un messaggio terribile: “So dove sei e vi vengo a prendere. Il gelo. E una nuova fuga. Questa volta in Toscana. «Ero sicura che non mi avrebbe trovato. Qui abitano i miei, con i quali mi aveva costretto a rompere i rapporti. Invece, riesce ci scova. Due giorni dopo la richiesta del nulla osta per l’iscrizione a scuola dei bambini, me lo sono trovato davanti casa, in Toscana».
Inutile la richiesta di intervento dei carabinieri, sostiene Rosa: «Suo marito è qui per vedere i suoi figli. È inutile fare tarantelle. Fatelo entrare in casa». Da allora - sostiene Rosa - non c’è più pace. «Prende i bambini, li spaventa. Dice che presto mamma verrà rinchiusa perché è pazza e che loro saranno messi in una struttura. Ho presentato denunce e ho ottenuto un divieto di avvicinamento. Da me non si fa più vedere ma coi bambini è un’altra questione. Ho chiesto aiuto agli avvocati: mi dicono che più di tanto non possiamo fare. Solo aspettare il processo. Che nessuno fissa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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