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Reddito d'inclusione: fino a 485 euro per disoccupati e famiglie numerose

Giacomo Pelfer
Reddito d'inclusione: fino a 485 euro per disoccupati e famiglie numerose

Il sussidio che parte a settembre amplia la platea dei beneficiari. Si passa da 3000 a 6000 euro di Isee. E in tanti possono averlo

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L’elenco dei requisiti necessari, così come gli importi precisi sono ancora tutti da stabilire, ma è certo che la platea dei beneficiari sarà destinata quanto meno a raddoppiare rispetto a quanto avviene oggi con il Sostegno per l’inclusione attiva (il cosiddetto Sia). Il Governo ha tracciato la strada pochi giorni fa, firmando un memorandum che fissa alcuni paletti per il nuovo Reddito di inclusione sociale (cosiddetto Rei), il sussidio contro la povertà delle famiglie destinato ad entrare in vigore entro settembre.

Una misura che porterà alcune centinaia di euro ogni mese (fino a un massimo di 485) nelle tasche di circa 400mila famiglie italiane — secondo i calcoli del governo — per un totale di oltre un milione 700mila persone coinvolte. Rispetto all’attuale sussidio, infatti, il Rei introduce due importanti novità: da un lato l’innalzamento della soglia di accesso Isee da 3 a 6mila euro, in modo da non escludere a prescindere i proprietari di prima casa, dall’altro stabilendo come soglia alternativa l’indice della situazione reddituale (Isr), che fotografa i redditi disponibili al netto di spese di affitto o condominiali. Alla fine, quindi, non saranno pochi i cittadini che per la prima volta potrebbero avere i “numeri” per ricevere l’aiuto.

Di conseguenza, in attesa dei decreti attuativi previsti per maggio, chiamati a dettagliare requisiti e procedure, si può cominciare fin da adesso a drizzare le orecchie. Per chi ancora non lo avesse fatto, il consiglio è di procurarsi il calcolo dei propri indici Isee e Isr, che si possono richiedere ai Caf, agli uffici Inps o a professionisti abilitati. Sul nuovo Rei, del resto, si respira attesa e curiosità, a cominciare dagli uffici comunali e dalle Società della Salute che, nei prossimi mesi, saranno chiamati a gestire l’assegnazione del contributo, fissando con i beneficiari una sorta di accordo che prevede in cambio il rispetto di alcuni “impegni”. Cerchiamo quindi di capirne di più.

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CHE COS’È. Previsto dal decreto legge contro la povertà, il Rei si inserisce nel dibattito degli ultimi anni sul cosiddetto “reddito di cittadinanza”, con l’obiettivo di rivoluzionare il sistema dell’intervento pubblico contro l’indigenza. Non si tratterà, infatti, di un contributo a pioggia una tantum, ma di un sussidio mensile vincolato ad alcuni impegni.

COSA SI CHIEDE IN CAMBIO. L’idea è quella di un accordo tra il cittadino e gli enti locali (attraverso le politiche sociali dei Comuni o le gestioni associate delle Società della Salute), creando un percorso personalizzato che prevede di accettare lavori o seguire corsi di formazione, in modo da accompagnare la persona verso l’autonomia lavorativa e reddituale. Per riuscirsi, è stato anche previsto di mantenere il contributo, almeno per alcuni mesi, a quelle famiglie che grazie a un impiego dovessero salire sopra la soglia prevista.

CHI POTRÀ OTTENERLO. Per rientrare nel Rei, infatti, occorre un Isee al di sotto dei 6mila euro, il doppio rispetto alla soglia del Sia. In alternativa potrà essere ammesso al contributo anche chi non supera i 3mila euro di Isr, ovvero la sola parte reddituale dell’Isee senza considerare beni mobili e immobili.

I REQUISITI. Non si conoscono, invece, le condizioni che il Governo potrebbe fissare per ammettere alcune categorie. Di sicuro bisognerà essere residenti in Italia da un certo numero di anni da quantificare, ma non è chiaro se la misura sarà riservata, come avviene oggi per il Sia, alle sole famiglie con almeno un figlio minore, con un disabile, un disoccupato e ai nuclei con un solo genitore. «Se così fosse — spiega Monica Ghiribelli della Società della Salute del Valdarno Inferiore — è chiaro che gli anziani, ad esempio, sarebbero pressoché esclusi. La sensazione è che si voglia andare verso un sistema più ampio, anche se i requisiti del Sia, probabilmente, resteranno prioritari anche per il Rei».

CHI SONO I PIÙ TITOLATI. Sicuramente le famiglie numerose, magari con una situazione monoreddito, sono le più accreditate ad ottenere il bonus. «I parametri di riferimento tengono sempre conto della scala di equivalenza determinata dal numero dei componenti — fa notare Riccardo Perosa , responsabile area Caf Cgil di Pisa — . Tra i nostri utenti, ad esempio, ci sono lavoratori con un Isr da 15mila euro ma che si ritrovano con un Isee sotto i 6mila perché in casa sono in cinque. Possono rientrarci disoccupati o cassintegrati, ma si tratta sempre di capire cosa fa il coniuge e se ci sono dei figli a carico o meno». In generale, però, è praticamente impossibile stabilire dei casi tipo: «Perché alla base — spiega Perosa — c’è una progettualità intorno alla singola persona che spetta agli enti locali, attraverso il concatenarsi di diversi fattori».

COME SI CALCOLA. Quel che è certo, per ora, è che l’importo sarà stabilito in funzione dell’Isr. Il bonus, in pratica, dovrebbe coprire il 70 per cento della differenza tra l’effettiva disponibilità della famiglia e la soglia limite di 3mila euro: pertanto, più basso sarà l’indicatore della situazione reddituale e maggiore sarà l’importo che spetterà. A

QUANTO AMMONTERÀ. Per conoscere le cifre con esattezza occorre attendere il decreto del governo, anche se il bonus sarà sicuramente superiore al Sia, oggi fissato in 80 euro mensili per ogni componente. Per ora si sa che il nuovo Rei non potrà superare la soglia massima di 485 euro. Per avere un quadro più completo bisognerà quindi aspettare ancora qualche settimana. A quel punto sarà cura del nostro giornale fornire le informazioni in modo più dettagliato.

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