Sicurezza
Quando la vita bussa nella stanza della morte. È il vagito della Vittoria
La bimba nasce nella shock room dell’ospedale di Livorno Lo staff del pronto soccorso in lacrime: di gioia e non di lutto
LIVORN0. «Una botta di vita» laddove di solito si lotta per la vita, spesso ricevendo morte. Ma venerdì 21 aprile, nella shock room del pronto soccorso di Livorno, non è una mattina come le altre: tra le braccia di medici e infermieri, le stesse fra le quali appena un mese e mezzo fa è morto un giovane di neanche 17 anni, vittima di un incidente stradale, nasce Vittoria. 2 chili e 980 grammi di gioia. Un entusiasmo che si contagia a ritmo crescente da un camice all’altro tra lo staff coordinato dal primario Alessio Bertini. La piccola livornese, dopo nove mesi esatti nel pancione di mamma Valeria Giusti, aveva fretta di scoprire la luce. Ed è noto, le femmine sono puntuali e precise...
La piccina aveva così tanta premura che non ha permesso alla madre di arrivare nel reparto di maternità. È nata prima, in pronto soccorso. E già mentre la donna, operatrice socio sanitaria alle Cure palliative dello stesso ospedale livornese, appena sveglia, era nel bagno di casa a lavarsi, l’impaziente Vittoria ha fatto capolino con la testina. «È stato allora che ho capito che sarebbe nata a breve - racconta la madre, livornese di 41 anni - Ero sola, mio marito Luca era andato a portare il nostro primogenito Lorenzo, 4 anni, all’asilo. E aveva lasciato le porte dell’appartamento e del palazzo aperte per permettere alla squadra dell’ambulanza di entrare senza intoppi, in caso di necessità. In quei pochi minuti, con le acque già rotte, mi sono sentita abbandonata, perduta. Non vedevo l’ora che arrivasse l’ambulanza, temevo che la piccola venisse al mondo lì, ai piedi della vasca: una spinta e lei sarebbe nata. Sì, ho avuto paura».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15241058:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15241058:1652382595/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma i volontari inviati dal 118 arrivano in 5 minuti esatti. Valeria in qualche modo riesce a scendere la scale del condominio e si fa trovare per la strada. «Camminavo come una papera, ma ce l’ho fatta - dice Valeria, carattere forte, lucido e razionale - Ho valutato che essere trasportata per le ripide scale di casa con la barella sarebbe stato ancora più problematico. Quando i soccorritori mi hanno visto già sul marciapiede, mi hanno detto: “Che ci fai qui?” Poi nel percorso ho stritolato la mano del medico, soffrivo ed ero preoccupata».
Ma ogni sentimento negativo svanisce nel nulla di fronte alla vita che si impone su tutto con forza, tenacia, prepotenza. Gli occhioni blu di Vittoria sono un trionfo di tenerezza. E il suo vagito risuona nella shock room come la campanella della ricreazione dopo il più temuto dei compiti in classe. Ad accogliere Vittoria con un applauso di puro cuore c’è una folla: tutto il personale del pronto soccorso, tirocinanti e oss compresi, è riunito in quella stanza troppo spesso teatro di sofferenze e grandi delusioni. Basta guardare in faccia gli infermieri per capire la pioggia di emozioni che zampilla senza freni mescolandosi alle lacrime di gioia. «È stata un’esperienza unica - dice l’infermiera Giuliana Gracci - perché noi non siamo abituati a vedere la vita, ma a combattere per salvarla. Alla fine abbiamo pianto tutti dalla felicità. La mamma ha avuto un grande self control e ha fatto tutte le cose giuste nel momento giusto». La collega Claudia Alderigi ha ancora gli occhi lucidi: «Ho pianto a fontanella per tutto il tempo! La nascita di Vittoria è stata per noi una carica pazzesca, ci ha cambiato la giornata. C’eravamo tutti, là dentro, pronto soccorso al completo più ostetrica, ginecologa e pediatra». Un parto esemplare. «Ci ha riempito il cuore - dice con occhi sognanti Alessandra Andorlini - La shock non è una stanza per le nascite, tutt’altro. Di recente abbiamo avuto morti dure, ragazzi giovani... Stavolta ha vinto la vita».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15241052:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15241052:1652382595/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
È stata l’ostetrica Scilla Lubrani a prendere fisicamente la piccina. «Quando le ho detto che la bimba era già mezza fuori - dice Valeria - Scilla non ci credeva, ma appena mi ha tastato se ne è resa conto e l’ha fatta nascere in 15 minuti!». Unica nota stonata: il babbo, Luca Vinciguerra, musicista, figlio del noto artista Antonio Vinciguerra, non ha fatto in tempo ad assistere al parto. «Mi sono precipitato in ospedale con le borse e sono andato in maternità, ma non c’era nessuno. Allora sono sceso in pronto soccorso: lei piangeva, poi mi ha sorriso». E si sa, le donne sono avanti...
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
