La manifestazione
FIRENZE
Picchiata e schiavizzata dal marito
Giovane rumena salvata dai negozianti: in carcere i suoi tre aguzzini
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FIRENZE. Ridotta in schiavitù e costretta a chiedere l’elemosina, picchiata se non raccoglieva abbastanza soldi, isolata dalla famiglia e dai due figli piccoli rimasti in Romania. È la storia di una ragazza rumena di 22 anni, che per mesi ha chiesto denaro a un semaforo e davanti a una chiesa di Rifredi, a Firenze. Alla fine, a salvarla sono stati i negozianti della zona, che l’hanno aiutata e convinta a rivolgersi a un’associazione, prima, e poi alla polizia.
I suoi aguzzini, il marito di 22 anni, il suocero 38enne e la nonna acquisita, di 60 anni, sono in carcere. Riduzione in schiavitù in concorso il reato contestato ai tre. Adesso l’incubo è finito. Lei è al sicuro, in una struttura protetta. Costretta a un matrimonio rom combinato dalla famiglia, è stata obbligata all’accattonaggio fin dal primo giorno del suo arrivo in Italia. Il denaro che raccoglieva, circa 70 euro al giorno, le veniva sequestrato. A lei restavano solo i pochi spiccioli che sottraeva alle grinfie del compagno, affidandoli alle due titolari di una paninoteca della zona, quelle che poi l’hanno aiutata a liberarsi. Il coraggio di chiedere aiuto non l’aveva mai trovato, per paura di perdere i due figli piccoli, rimasti in Romania con la madre del compagno. Con lui, sposato non ufficialmente ma secondo il rito rom, viveva in un’ex fabbrica abbandonata in via Pistoiese, alla periferia della città. Quando, al termine di una giornata passata in strada, chiedeva di poter tenere qualche soldo per sé, lui minacciava di fare del male sia a lei che ai figli.
Spesso alle minacce seguivano i fatti. La picchiava spesso, procurandole lividi e gonfiori al capo e al volto. Una volta lei voleva andare in ospedale, ma lui glielo aveva impedito colpendola ancora più forte fino a farla cadere a terra quasi priva di coscienza. Il giorno dopo le botte era di nuovo in strada, a chiedere l’elemosina. Le due titolari della paninoteca a poco a poco hanno guadagnato la fiducia della ragazza e lei un giorno ha raccontato tutto, dicendo di come veniva picchiata dal marito.
Una volta la videro arrivare con un grosso bernoccolo. Il compagno, che le aveva dato un cellulare, glielo aveva rotto in testa quando si era accorto che lo usava per contattare i figli. A picchiarla era anche suo fratello, estraneo a questa vicenda, che una volta gli ruppe la mascella con un pugno. Lo scorso gennaio la donna ha trovato il coraggio di denunciare le angherie e da un giorno all’altro è scomparsa dalla strada, affidata a una struttura protetta. Il compagno e i familiari, all’oscuro di tutto, hanno denunciato la sua sparizione e si sono presentati nel quartiere per cercarla. Alla fine di questa triste vicenda le negozianti hanno anche consegnato alla polizia una busta con 250 euro, ciò che la giovane aveva affidato loro per sottrarlo ai familiari.
Matteo Leoni
I suoi aguzzini, il marito di 22 anni, il suocero 38enne e la nonna acquisita, di 60 anni, sono in carcere. Riduzione in schiavitù in concorso il reato contestato ai tre. Adesso l’incubo è finito. Lei è al sicuro, in una struttura protetta. Costretta a un matrimonio rom combinato dalla famiglia, è stata obbligata all’accattonaggio fin dal primo giorno del suo arrivo in Italia. Il denaro che raccoglieva, circa 70 euro al giorno, le veniva sequestrato. A lei restavano solo i pochi spiccioli che sottraeva alle grinfie del compagno, affidandoli alle due titolari di una paninoteca della zona, quelle che poi l’hanno aiutata a liberarsi. Il coraggio di chiedere aiuto non l’aveva mai trovato, per paura di perdere i due figli piccoli, rimasti in Romania con la madre del compagno. Con lui, sposato non ufficialmente ma secondo il rito rom, viveva in un’ex fabbrica abbandonata in via Pistoiese, alla periferia della città. Quando, al termine di una giornata passata in strada, chiedeva di poter tenere qualche soldo per sé, lui minacciava di fare del male sia a lei che ai figli.
Spesso alle minacce seguivano i fatti. La picchiava spesso, procurandole lividi e gonfiori al capo e al volto. Una volta lei voleva andare in ospedale, ma lui glielo aveva impedito colpendola ancora più forte fino a farla cadere a terra quasi priva di coscienza. Il giorno dopo le botte era di nuovo in strada, a chiedere l’elemosina. Le due titolari della paninoteca a poco a poco hanno guadagnato la fiducia della ragazza e lei un giorno ha raccontato tutto, dicendo di come veniva picchiata dal marito.
Una volta la videro arrivare con un grosso bernoccolo. Il compagno, che le aveva dato un cellulare, glielo aveva rotto in testa quando si era accorto che lo usava per contattare i figli. A picchiarla era anche suo fratello, estraneo a questa vicenda, che una volta gli ruppe la mascella con un pugno. Lo scorso gennaio la donna ha trovato il coraggio di denunciare le angherie e da un giorno all’altro è scomparsa dalla strada, affidata a una struttura protetta. Il compagno e i familiari, all’oscuro di tutto, hanno denunciato la sua sparizione e si sono presentati nel quartiere per cercarla. Alla fine di questa triste vicenda le negozianti hanno anche consegnato alla polizia una busta con 250 euro, ciò che la giovane aveva affidato loro per sottrarlo ai familiari.
Matteo Leoni
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