Il Tirreno

Toscana

indagata ex assessora siciliana 

Inchiesta Anas: otto arresti Due toscani ai domiciliari

di Matteo Leoni

FIRENZE. Nuovo colpo di scena nell’inchiesta della procura di Firenze sul sistema di tangenti all’interno del compartimento Anas della Toscana. A farne le spese, dopo gli arresti a fine 2015 dei...

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FIRENZE. Nuovo colpo di scena nell’inchiesta della procura di Firenze sul sistema di tangenti all’interno del compartimento Anas della Toscana. A farne le spese, dopo gli arresti a fine 2015 dei vertici societari, sono stati otto imprenditori, finiti agli arresti domiciliari. Per loro, residenti in Toscana, Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna, l’accusa sarebbe quella di corruzione nell’ambito delle procedure di assegnazione di appalti e commesse del compartimento Anas di Firenze.
Ai domiciliari anche i due toscani Alessandro Pini, legale rappresentante della ditta Elettricità Renai con sede nel Mugello, e il direttore tecnico Moreno Farsi. E non finisce qui, perché l’inchiesta condotta dal Ros dei carabinieri è arrivata fino alla Regione Sicilia, dove ieri sono state effettuate perquisizioni. Tra gli indagati l’ex assessora regionale Ester Bonafede. Nell’inchiesta risulterebbe coinvolto anche il marito, l’ex magistrato Carmelo Carrara, per anni in procura a Palermo, poi eletto sindaco di Terrasini e attualmente avvocato. Bonafede, architetto, non sarebbe coinvolta in quanto ex assessore regionale, ma come tecnico, in merito a presunti illeciti relativamente a finanziamenti regionali per la realizzazione di un albergo a Sambuca di Sicilia. Perquisizioni e acquisizioni documentali anche in Lombardia, Roma e Abruzzo, nei confronti di altri indagati.
I reati contestati sarebbero quelli di associazione a delinquere, corruzione ed estorsione. Tra i lavori finiti nel mirino degli investigatori, quelli sulla statale Aurelia nel tratto di Migliarino, sulla statale 67 Tosco-Romagnola e sulla statale 62 della Cisa (in provincia di Massa Carrara) e sulla statale 325 in Val di Setta e Val di Bisenzio in provincia di Prato. Il sistema di corruzione messo in atto dall’ex capo di compartimento Anas Toscana Antonio Mazzeo, e dall’ex capo servizio amministrativo Roberto Troccoli, arrestati nel settembre 2015, secondo l’accusa funzionava così: gli imprenditori indagati pagavano una percentuale del 3% sui lavori che venivano assegnati, percentuale che poteva anche salire se i lavori erano particolarmente importanti. Oltre al denaro, cene nei migliori ristoranti di Firenze e non solo, vacanze pagate in hotel di lusso e promesse di avanzamenti di carriera. Ai domiciliari anche Marcantonio Pinto Vraca, 47 anni di Castell’Umberto (Messina), un faccendiere che per i pm era il “socio occulto” dell’imprenditore Gianfranco Recupero, 49 anni, di Milazzo (Messina), anche lui ai domiciliari. Pinto Vraca, secondo l’accusa, sarebbe il collegamento dell’inchiesta che avrebbe portato a indagare anche l’ex assessora Bonafede e un funzionario della Regione Sicilia.

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