Sicurezza
L’altra bustarella lasciata nel locale
Il commercialista vede arrivare i finanzieri e butta via la seconda tangente
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GENOVA. Un’altra busta, con 2.500 euro in contanti all’interno, spunta nell’indagine della Guardia di finanza sul caso Securpol/Agenzia delle Entrate di Genova che lunedì scorso a Recco, fuori dal ristorante Manuelina, ha portato a quattro arresti, tra cui quello del lucchese Walter Pardini. La presunta ulteriore tangente era destinata al commercialista genovese Stefano Quaglia, considerato l’intermediario nell’affare tra la Securpol e lo stesso Pardini, ex numero uno delle Entrate liguri. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Quaglia aveva la busta con i 2.500 euro in tasca quando c’è stato il blitz della Finanza. Ma alla vista dei militari, il commercialista se ne è disfatto. E la presunta tangente è stata poi recuperata dai militari proprio nel ristorante: è stato il titolare Cesare Carbone a consegnarla.
Quella lettera, nelle mani di Quaglia ci era finita qualche ora prima. Le fiamme gialle hanno ricostruito nel dettaglio la vicenda. L’antefatto è che il commercialista incontra nel suo studio genovese i tre consulenti della società Securpol group (Francesco Canzano, Massimo Alfano e Luigi Pelella), la srl che da tempo si sta adoperando per risolvere un grosso debito fiscale attraverso una transazione. Quell’incontro viene filmato dai finanzieri: nei video si nota Alfano avvicinarsi a Pelella e ricevere una busta bianca. Poi andare verso Canzano, che gliene dà un’altra. Sembra il gioco delle tre carte, una sorta di rituale: la prima delle due buste viene appoggiata sul tavolo, e Quaglia se la mette in tasca.
Poi i quattro si avviano verso il locale Manuelina di Recco, che ha un hotel annesso dove Pardini spesso si ferma a dormire. L’ex numero uno dell’agenzia delle Entrate è con la collega Eleonora Mennella. È con un sms che Pelella invita Pardini a uscire dal ristorante. E secondo la Finanza è in quel momento che al manager toscano, livornese adottato da Lucca, dove ha una villa Montuolo, viene consegnata la busta. La stessa che nel corso della cena sporge dalla sua tasca e che viene fotografata dagli inquirenti appostati fuori dal locale. Appena uscito dal ristorante, Pardini viene fermato dalle fiamme gialle in quella busta, che viene subito sequestrata, ci sono 7.500 euro.
Anche Quaglia viene perquisito: in tasca non ha nulla, ma poi interrogato dai finanzieri ammette tutto. La sua busta ce l’ha Carbone, il titolare del ristorante, ed è lui poi a consegnarla agli inquirenti. Dentro ci sono 2.500 euro in contanti, somma che secondo l’accusa Quaglia ha ricevuto come compenso per la sua collaborazione nell’ambito della transazione fiscale della Securpol.(l.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Quella lettera, nelle mani di Quaglia ci era finita qualche ora prima. Le fiamme gialle hanno ricostruito nel dettaglio la vicenda. L’antefatto è che il commercialista incontra nel suo studio genovese i tre consulenti della società Securpol group (Francesco Canzano, Massimo Alfano e Luigi Pelella), la srl che da tempo si sta adoperando per risolvere un grosso debito fiscale attraverso una transazione. Quell’incontro viene filmato dai finanzieri: nei video si nota Alfano avvicinarsi a Pelella e ricevere una busta bianca. Poi andare verso Canzano, che gliene dà un’altra. Sembra il gioco delle tre carte, una sorta di rituale: la prima delle due buste viene appoggiata sul tavolo, e Quaglia se la mette in tasca.
Poi i quattro si avviano verso il locale Manuelina di Recco, che ha un hotel annesso dove Pardini spesso si ferma a dormire. L’ex numero uno dell’agenzia delle Entrate è con la collega Eleonora Mennella. È con un sms che Pelella invita Pardini a uscire dal ristorante. E secondo la Finanza è in quel momento che al manager toscano, livornese adottato da Lucca, dove ha una villa Montuolo, viene consegnata la busta. La stessa che nel corso della cena sporge dalla sua tasca e che viene fotografata dagli inquirenti appostati fuori dal locale. Appena uscito dal ristorante, Pardini viene fermato dalle fiamme gialle in quella busta, che viene subito sequestrata, ci sono 7.500 euro.
Anche Quaglia viene perquisito: in tasca non ha nulla, ma poi interrogato dai finanzieri ammette tutto. La sua busta ce l’ha Carbone, il titolare del ristorante, ed è lui poi a consegnarla agli inquirenti. Dentro ci sono 2.500 euro in contanti, somma che secondo l’accusa Quaglia ha ricevuto come compenso per la sua collaborazione nell’ambito della transazione fiscale della Securpol.(l.l.)
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