Attenzione
l’ad di fry chicken
«Si perdono posti di lavoro e prospettive»
«Volevo aprire a Firenze. Ci ho rinunciato: era praticamente impossibile anche prima della decisione di non consentire l’apertura di nuovi locali di somministrazione. Ho scelto di spostarmi a Bologna»...
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«Volevo aprire a Firenze. Ci ho rinunciato: era praticamente impossibile anche prima della decisione di non consentire l’apertura di nuovi locali di somministrazione. Ho scelto di spostarmi a Bologna».
Alberto Langella amministratore delegato di Fry Chicken, il fast food all’italiana che serve pollo e patatine, è chiaramente contrario alla “chiusura” dei centri storici toscani.
La sua posizione che fa eco a quella del presidente di Confimprese Mario Resca («lo stop alle nuove aperture per i prossimi tre anni in Toscana è un vero attentato alla libertà di fare impresa») parte anche dalla consapevolezza che comunque un locale crea posti di lavoro. «Abbiamo avuto molte difficoltà a Firenze - spiega - e abbiamo capito che non ci avrebbero dato le autorizzazioni. Stiamo ancora cercando in Toscana ma è un percorso a ostacoli. Non credo che i nostri locali non rispettino l’identità di una città. E poi, in questo momento di crisi, è giusto rinunciare a 12 posti di lavoro? Credo si stia facendo un danno allo sviluppo del Paese senza entrare nel merito di cosa significhi non rispettare l’identità di un centro storico». (i.r.)
Alberto Langella amministratore delegato di Fry Chicken, il fast food all’italiana che serve pollo e patatine, è chiaramente contrario alla “chiusura” dei centri storici toscani.
La sua posizione che fa eco a quella del presidente di Confimprese Mario Resca («lo stop alle nuove aperture per i prossimi tre anni in Toscana è un vero attentato alla libertà di fare impresa») parte anche dalla consapevolezza che comunque un locale crea posti di lavoro. «Abbiamo avuto molte difficoltà a Firenze - spiega - e abbiamo capito che non ci avrebbero dato le autorizzazioni. Stiamo ancora cercando in Toscana ma è un percorso a ostacoli. Non credo che i nostri locali non rispettino l’identità di una città. E poi, in questo momento di crisi, è giusto rinunciare a 12 posti di lavoro? Credo si stia facendo un danno allo sviluppo del Paese senza entrare nel merito di cosa significhi non rispettare l’identità di un centro storico». (i.r.)
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