Il dolore
Malattie congenite la costa a rischio
di Stefano Taglione e Alfredo Faetti
Studio sulle nascite fra il 1992 e il 2011: a Piombino Livorno e Massa Carrara casi più alti della media toscana
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MASSA. Chi abita a Livorno, Piombino e Collesalvetti ha più probabilità di avere un figlio con malformazioni congenite rispetto a chi vive nel resto della Toscana. A dirlo sono i ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, coordinati dal dottor Fabrizio Bianchi, che in un convegno organizzato ieri all’hotel Nedy di Marina di Massa dall’Ordine dei medici provinciale ha illustrato i risultati aggiornati del progetto “RiscRipro_Sentieri”, affidato dall’Istituto superiore di sanità al Consiglio nazionale delle ricerche pisano.
Lo studio prende in considerazione alcune delle aree industriali più importanti d’Italia e della nostra regione, i cosiddetti “Siti di interesse nazionale”. In Toscana sono quattro: Livorno-Collesalvetti, Piombino, Massa Carrara e l’ex discarica delle Strillaie, nel Grossetano (ma non è stato analizzato). Zone nelle quali dal Dopoguerra ad oggi – secondo i ricercatori – è successo qualcosa. E quel qualcosa è legato all’inquinamento. Un inquinamento che, numeri alla mano, avrebbe peggiorato le condizioni di salute di chi ci vive. È da qui che il dottor Fabrizio Bianchi – il responsabile del progetto – vuole partire per «proseguire la sorveglianza, lo svolgimento di approfondimenti analitici e di azioni di prevenzione, come le bonifiche».
I numeri. Dal 1992 al 2011, a Livorno e Collesalvetti, sono nati 27.511 bambini e 745 di loro hanno registrato anomalie congenite, come difetti al cuore, al sistema urinario, ai genitali o all’apparato digerente. A Piombino – sempre nello stesso periodo – sono venuti alla luce 4.660 fra maschietti e femminucce, 143 dei quali (il 3,1%) con difetti congeniti. Percentuali che all’apparenza possono sembrare ridotte, ma che al contrario allarmano gli addetti ai lavori, visto che la media toscana delle “anomalie” è pari al 2%. Il sito di interesse nazionale di Massa Carrara, invece, si trova leggermente sopra la media (2,1%) a causa delle 438 malformazioni su 20.752 nati. L’area apuana ingloba i due principali comuni della provincia: Massa e Carrara.
Parlano gli esperti. Secondo Fabrizio Bianchi – direttore dell’Unità di ricerca in epidemiologia ambientale e registri di patologia della Fondazione Gabriele Monasterio – «le malformazioni in eccesso, in Toscana, riguardano in particolare l’apparato digerente (+66%) e urinario (+49%)». A Livorno i casi più frequenti riguardano arti, cuore, genitali e anomalie cromosomiche, mentre a Piombino cuore e organi genitali. «In generale nei Siti di interesse nazionale della nostra regione – spiega Bianchi – sono emerse criticità quantitativamente simili a quanto osservato in altre aree come Mantova, Taranto, Manfredonia, Priolo e Gela». «Farò un approfondimento con l’Agenzia regionale di sanità – ha spiegato ieri l’assessora regionale alla Salute, Stefania Saccardi, commentando i dati nella sede del Tirreno – e vorrei istituire un gruppo che si occupi di studiare i rapporti fra medicina e ambiente».
Il resto d’Italia. Il lavoro dei ricercatori non si è fermato alla Toscana, ma ha riguardato in tutto 13 Sin italiani, quelli nei quali è stato possibile avviare l’attività di indagine. I dati, però, non sono confrontabili da regione a regione: ognuna, infatti, ha un suo registro sulle malformazioni e non è detto che i criteri di rilevazione siano uguali dappertutto. «In Toscana – spiega Bianchi – da questo punto di vista siamo sicuramente più avanti rispetto ad altre regioni». A Taranto, ad esempio, sono stati registrati 531 casi su 22.274 nati (il 2,4%), ma fra il 2001 e il 2012 e non a partire dal 1992, come a Massa, Livorno e Piombino. I numeri più elevati, a livello assoluto, riguardano invece il litorale domizio-flegreo e l’Agro aversano (77 comuni nelle province di Napoli e Caserta), con 117.364 nascite dal 2004 al 2010, di cui 2.975 con malformazioni congenite (il 3,5%).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo studio prende in considerazione alcune delle aree industriali più importanti d’Italia e della nostra regione, i cosiddetti “Siti di interesse nazionale”. In Toscana sono quattro: Livorno-Collesalvetti, Piombino, Massa Carrara e l’ex discarica delle Strillaie, nel Grossetano (ma non è stato analizzato). Zone nelle quali dal Dopoguerra ad oggi – secondo i ricercatori – è successo qualcosa. E quel qualcosa è legato all’inquinamento. Un inquinamento che, numeri alla mano, avrebbe peggiorato le condizioni di salute di chi ci vive. È da qui che il dottor Fabrizio Bianchi – il responsabile del progetto – vuole partire per «proseguire la sorveglianza, lo svolgimento di approfondimenti analitici e di azioni di prevenzione, come le bonifiche».
I numeri. Dal 1992 al 2011, a Livorno e Collesalvetti, sono nati 27.511 bambini e 745 di loro hanno registrato anomalie congenite, come difetti al cuore, al sistema urinario, ai genitali o all’apparato digerente. A Piombino – sempre nello stesso periodo – sono venuti alla luce 4.660 fra maschietti e femminucce, 143 dei quali (il 3,1%) con difetti congeniti. Percentuali che all’apparenza possono sembrare ridotte, ma che al contrario allarmano gli addetti ai lavori, visto che la media toscana delle “anomalie” è pari al 2%. Il sito di interesse nazionale di Massa Carrara, invece, si trova leggermente sopra la media (2,1%) a causa delle 438 malformazioni su 20.752 nati. L’area apuana ingloba i due principali comuni della provincia: Massa e Carrara.
Parlano gli esperti. Secondo Fabrizio Bianchi – direttore dell’Unità di ricerca in epidemiologia ambientale e registri di patologia della Fondazione Gabriele Monasterio – «le malformazioni in eccesso, in Toscana, riguardano in particolare l’apparato digerente (+66%) e urinario (+49%)». A Livorno i casi più frequenti riguardano arti, cuore, genitali e anomalie cromosomiche, mentre a Piombino cuore e organi genitali. «In generale nei Siti di interesse nazionale della nostra regione – spiega Bianchi – sono emerse criticità quantitativamente simili a quanto osservato in altre aree come Mantova, Taranto, Manfredonia, Priolo e Gela». «Farò un approfondimento con l’Agenzia regionale di sanità – ha spiegato ieri l’assessora regionale alla Salute, Stefania Saccardi, commentando i dati nella sede del Tirreno – e vorrei istituire un gruppo che si occupi di studiare i rapporti fra medicina e ambiente».
Il resto d’Italia. Il lavoro dei ricercatori non si è fermato alla Toscana, ma ha riguardato in tutto 13 Sin italiani, quelli nei quali è stato possibile avviare l’attività di indagine. I dati, però, non sono confrontabili da regione a regione: ognuna, infatti, ha un suo registro sulle malformazioni e non è detto che i criteri di rilevazione siano uguali dappertutto. «In Toscana – spiega Bianchi – da questo punto di vista siamo sicuramente più avanti rispetto ad altre regioni». A Taranto, ad esempio, sono stati registrati 531 casi su 22.274 nati (il 2,4%), ma fra il 2001 e il 2012 e non a partire dal 1992, come a Massa, Livorno e Piombino. I numeri più elevati, a livello assoluto, riguardano invece il litorale domizio-flegreo e l’Agro aversano (77 comuni nelle province di Napoli e Caserta), con 117.364 nascite dal 2004 al 2010, di cui 2.975 con malformazioni congenite (il 3,5%).
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