Il Tirreno

Toscana

La Cina a portata di mare per Livorno e Piombino 

di Mauro Zucchelli
La Cina a portata di mare per Livorno e Piombino 

Il ministro: «I due porti toscani fondamentali nel progetto “La via della seta” Sono vicini alle ferrovie e noi manderemo le merci sull’Alta velocità nel 2018»

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LIVORNO. «La riforma della portualità era attesa da vent’anni: bisogna smetterla col fatto che porti distanti anche solo 20 chilometri si strappino l’un l’altro briciole di traffico mentre il grosso della “torta” lo conquistano i porti del Nord Europa o quelli del Nord Africa. Dietro l’aggregazione nelle Autorità di Sistema c’è quest’idea: evitiamo di sbranarci fra noi, smettiamola di programmare investimenti ognuno per sé». Il ministro Graziano Delrio — oggi a Livorno per il Forum in vista del G7 Trasporti a Cagliari — parte da qui per rispondere a chi gli chiede se, al posto della “riformona”, pur di farla passare si è dovuto accontentare di una “riformina”. Poi aggiunge: «Bisogna fare insieme e fare semplice. Le semplificazioni stanno funzionando: là dov’erano 112 procedimenti amministrativi ecco che ora abbiamo un unico sportello; là dov’erano comitati portuali pletorici ecco una sorta di consiglio d’amministrazione».
Ma i porti hanno anche bisogno di accessibilità. Soprattutto dal mare.
«Grazie alla collaborazione con il ministero dell’Ambiente e il sottosegretario Silvia Velo, sta marciando anche un’altra semplificazione: quella dei dragaggi».
E l’accessibilità via terra?
«Le merci devono spostarsi non più via camion ma sul “ferro” dei binari ferroviari, come fa tutta l’Europa per ridurre l’inquinamento e la congestione stradale. Come si fa? Portando le linee ferroviarie dentro i porti. Livorno è un esempio straordinario di un investimento di questo tipo. Vedrete quando poi sarà realizzato lo “scavalco” ferroviario fino all’interporto».
C’è pure una accessibilità dei “fogli”…
«L’abbiamo migliorata molto premendo sull’acceleratore della digitalizzazione burocratica: siamo primi al mondo per i tempi di sdoganamento».
Tradotto: lei dice che la riforma sta viaggiando…
«È una riforma così complessa: lo sta facendo a un ritmo che giudico soddisfacente. Tutto rose e fiori? No, ma dipende dall’impegno di tutti se riusciamo a fare davvero dell’Italia il grande molo proteso nel Mediterraneo a disposizione dell’Europa».
Ma la riforma centralizza le decisioni sulle grandi opere: il modello europeo invece sembra andare verso Authority-spa più autonome che operano sul mercato con gli strumenti del mercato.
«Guardi che già oggi le Autorità di Sistema hanno amplissimi margini di manovra: sulle concessioni, sulle alleanze, sui contatti internazionali. Il ministero non si sostituisce ai presidenti delle Autorità di Sistema: hanno piena libertà ma in un quadro coordinato. Io non dico a ciascuna Authority con chi allearsi dal punto di vista commerciale, ma voglio evitare sia guerre fratricide sia investimenti che guardano solo a logiche localistiche. L’autonomia resta, ma viene coordinata».
La Cina guarda all’Italia per la “Via della Seta”: cosa significa?
«Il nostro Paese ha un ruolo importantissimo in questo progetto cinese: glielo dico dopo essermi impegnato in prima persona in Vietnam, Iran, Giappone e Cina. In particolare mi riferisco all’Alto Tirreno: non parlo solo del corridoio Genova-Rotterdam ma anche delle potenzialità che esprimono Livorno e Piombino grazie ai collegamenti ferroviari. La Via della Seta non è solo un omaggio amarcord alla storia: i cinesi finalmente cominciano a guardarci come approdo delle loro merci».
Ma con quale schema infrastrutturale? Dal porto di Livorno ci si può agganciare all’ “alta velocità” delle merci a Firenze per poi puntare verso nord: ma verso Lugano (Monte Ceneri) o verso il Brennero?
«Vogliamo far andare le merci sull’Alta Velocità non fra vent’anni ma già nel 2018, e Livorno ha la fortuna di poter scegliere: entrambi i corridoi sono importanti perché servono zone ricche d’Europa».
I trafori svizzeri bucano la barriera alpina: non ci difenderà più dalla concorrenza dei grandi scali nordeuropei. O siamo all’altezza di quello standard o ci mangeranno…
«È esattamente così. Stiamo lavorando sui tunnel alpini. Ci siamo prefissi di rispettare i tempi del Brennero e quelli del Terzo Valico alle spalle di Genova. Il governo ha finanziato i corridoi in maniera importante. I tempi? Siamo in linea con gli altri Paesi: anzi, forse qualcosina avanti».
Le Fs si sono rimesse in sesto puntando sull’Alta Velocità a scapito di pendolari e cargo. Il trasporto merci su rotaia pare ora tornato strategico.
«Insieme a “ferro-bonus” e “mare-bonus” abbiamo messo in campo la richiesta a Fs di riorganizzare il settore merci: è nato il polo Merci Italia. Per la prima volta sono stati messi sul tavolo 1,2 miliardi di investimenti. È una operazione industriale che darà molto frutto. Ma cresce anche l’investimento dei privati sui cargo-ferro. Il sistema Italia riprende a muoversi su rotaia: è un balzo in avanti in fatto di competitività».
E i pendolari? Hanno pagato il prezzo del risanamento Fs...
«Parliamo di un settore in buona parte di competenza delle Regioni: la collaborazione sta crescendo, ho voluto che fossero chiusi i contratti fra Fs e governatori. E gli investimenti fin da ora non mancano: già acquistati 210 nuovi treni e ne compreremo altrettanti nei prossimi tre anni. È la più grande operazione di rinnovo del parco mezzi mai effettuato nella storia italiana. Vogliamo dare ai cittadini treni puliti e puntuali: una dignità migliore rispetto a quella che abbiamo garantito in questi anni».

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