La manifestazione
«Mi minacciava con l’acido e io l’ho rivoluto»
Iris racconta due anni di violenza domestica L’ex compagno ha terrorizzato tutta la famiglia
FIRENZE. Buttata per terra, la nonna non si arrende. A 93 anni agita il bastone. «Prova a picchiarmi, io non ho paura». Fissa negli occhi il marito violento della nipote. Iris (nome di fantasia) invece, trema. È giovane e piena di paura. Teme che il marito non si fermi. Che ammazzi la nonna. «La vecchia», la chiama lui con disprezzo. I suoceri li ha già buttati fuori di casa a legnate. Colpi con un tronco di leccio e via andare. Chissà dove può arrivare.
TI TAGLIO LA GOLA
Iris lo impara presto, in due anni di matrimonio. Il marito può arrivare al sequestro di persona. All’umiliazione, alle minacce di morte. «Una volta ha spaccato un bicchiere da vino, un baloon, e ha avvicinato un pezzo di vetro al collo per tagliarmi la gola. Ho evitato di essere assassinata perché ce l’ho fatta a divincolarmi: nel tempo sono diventata brava a sgattaiolare». Oggi riesce a parlare della violenza subita. Non è ancora serena, ma sta uscendo dall’incubo. «Sono convinta che la mia esperienza possa aiutare tante donne che stanno vivendo quello che io ho vissuto, per tanto tempo, senza riuscire a liberarmi». Per questo si racconta. Senza rete.
I SUOCERI SFRATTATI
Iris si fidanza con l’ex marito «perché mi trasmette un forte senso di protezione». Negli anni di fidanzamento proseguono senza incidenti. I problemi subito dopo il matrimonio: «Abbiamo preso casa con i miei genitori. Un disastro. Poco dopo lui ha cacciato i miei di casa, mostrando il suo vero volto: quello di un uomo violento e prepotente. “Se non ti va bene, te ne vai anche tu” - mi disse - “ma sappi che tutto quello che c’è qui dentro è mio”».
LE MINACCE
Un colpo, per Iris. Durante il fidanzamento non avverte alcun segnale “leggibile” di violenza: «Ogni tanto mi lasciava e ci rimettevamo insieme se io lo tornavo a cercare: sembrava una sua concessione». Il tipo con la terza media che fa un favore all’interprete, laureata in lingue. La differenza culturale riempita con la prepotenza. «Poi con le botte e le minacce. Le minacce persino contro le studentesse alle quali davo lezioni. “Oggi devi riscuotere: se non chiedi i soldi, ci penso io alla mia maniera”. Provavo a spiegare che il pagamento avveniva a fine lavoro, ma non c’era modo di convincerlo».
BOTTE ANCHE ALLA NONNA
Per questo, la donna si costringe a chiedere soldi in prestito alla nonna: «Fingevo che fossero quelli delle lezioni. Poi alla nonna li restituivo, di nascosto. Sapevo che si sarebbe infuriato. Infatti una volta si accorse di questo sistema e mi picchiò: “Mi hai mentito. Non riesci neppure a riscuotere dal tuo lavoro. E ora ce n’è pure per tua nonna”. La prese a spintoni, la buttò per terra. Ma lei tentò di difendersi: sul pavimento, agitava il bastone. Era una quercia, non aveva paura».Iris, invece, sì. Aveva assistito alle legnate ai genitori. Alle bastonate al cane per non farlo entrare in camera. «Per salvare la nonna, ho dovuto mandarla via. Dire che non la volevo più in casa. Ma lei insisteva: “Non me ne vado”. Urlava a mio marito: “La deve smettere di fare il prepotente, di picchiare mia nipote”. Alla fine, però, se ’è andata». Ma la famiglia non l’abbandona. «Mia madre ha vissuto mesi con il terrore che quell’uomo mi ammazzasse. Ma i carabinieri le hanno detto che non poteva sporgere denuncia a mio nome. L’altra mia nonna, cattolica praticante, tutti i giorni mi supplicava: “Separati. Qui non c’è religione che tenga. Questo qui ti ammazza”. Tutti si erano resi conto del pericolo che stavo vivendo, meno che io».
LE OFFESE ALLA RELIGIONE
Neppure le offese suonano come campanello d’allarme: “Non sei buona a nulla”. “L’unico lavoro che ti puoi cercare è lavare la scale la mattina alle 6, quando non ti vede nessuno”. “Se a letto con te non ci vengo io, non ci viene nessuno”. La demolizione dell’autostima. La violenza psicologica. Sempre più grave: «È arrivato a strapparmi i libri. Ha tentato anche di strapparmi la tesi di laurea. Mi sono opposta. Quella l’ho salvata». Non è sempre andata così bene, con le violenze.
IL COLTELLO PIANTATO
NEL TABLET
«Gli episodi sono innumerevoli. Ma ce n’è uno che mi spaventò a morte. Avevo un tablet che usavo anche per leggere. Un giorno lo avevo appoggiato sul tavolo: mi colse di sorpresa e ci piantò un coltello in mezzo. Era così. L’ira all’improvviso. Una volta, mentre stavo cucinando, gli raccontai che ero stata a trovare mia madre e mi picchiò con un mestolo nella testa, dove sapeva di non lasciare lividi». Ogni volta sempre più crudele. Fino al sequestro, per punizione.
IL SEQUESTRO
«Un giorno rientro a casa e trovo la roba dei miei genitori al cassonetto. Un mendicante si prova le scarpe di mio padre. Supplico mio marito di riportare tutto in casa. Voglio chiamare i miei genitori per farli venire a riprendersi le loro cose. Niente. Non voleva. Invece, da sola le riporto in giardino, mentre è in casa. Quando esce mi prende a botte e poi mi trascina in una dependance della casa: mi ha rinchiusa lì, per ore. Senza bagno».
TI SFREGIO CON L’ACIDO
Neppure questo allontana la donna. Neppure la minaccia estrema: “Vedi questa bottiglietta? Contiene acido. Ora ti sfregio”. Anche in quel caso, la donna riesce a scappare. Deve trovare un’ascia e una mannaia sopra l’armadio di camera per decidere di rivolgersi a un centro anti-violenza. «Non per denunciarlo. Volevo aiuto per diventare una buona moglie. Pensavo di meritarmi le botte. Mi hanno accolta e hanno fatto finta di assecondarmi: mi hanno convinta a parlare con un ispettore. Sono state la mia salvezza».
«NON LO ARRESTATE»
L’uomo, infatti, viene arrestato per maltrattamenti. «Ma io sono andata in questura a supplicare che me lo restituissero. Invece in carcere non me lo facevano neppure vedere. Lui diceva: “Sono cambiato”, voglio uscire. E alla fine l’ho riavuto. La situazione è andata bene per un mese. Poi ha ricominciato a picchiarmi. Io, però, ero cambiata. E ho chiesto la separazione. Lui non accettava. E un giorno si è presentato dove lavoravo. Per l’ultima minaccia: “Ti stacco la testa dal collo”. Solo che c’erano testimoni. Hanno chiamato la polizia e di nuovo è stato arrestato». Un provvedimento cautelare. Un altro. «Ora non so che fine avvia fatto il processo. Lui non lo sento da un po’. Ha un’altra».
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