Il Tirreno

Toscana

Ucciso da un rapinatore dilettante

di Paolo Nencioni

Omicidio di Prato, l’ipotesi della Procura: «I professionisti non ammazzano per pochi spiccioli»

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PRATO. Nessun regolamento di conti, nessuna rissa tra balordi finita nel sangue: Leonardo Lo Cascio, morto dissanguato giovedì sera davanti al Tribunale di Prato, ha avuto il solo torto di essere un uomo passato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Che poi quel posto, sulla carta, proprio sbagliato non dovrebbe essere: siamo di fronte al simbolo della giustizia, dove la sera la gente porta fuori il cane mentre il traffico del viale della Repubblica ancora scorre copioso.

Eppure è proprio qui, tra il marciapiede e il tronco di un albero, che Leonardo, 38 anni, portiere di notte al vicino Art Hotel, prima delle 22 ha esalato l'ultimo respiro, colpito alla giugulare dal trincetto di un assassino che secondo il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, non è un rapinatore “professionista”, perché «i rapinatori di solito mica ammazzano così, per pochi spiccioli». Dieci o 20 euro, quelli che mancano dal portafoglio abbandonato durante la fuga dal killer, oltre al cellulare, sparito insieme all'arma del delitto.

Dovrebbe essere un posto relativamente sicuro il piazzale Falcone e Borsellino. Certamente più sicuro di certe stradine di Chinatown dove gli orientali ogni giorno pagano pegno ai banditi di strada, o del Macrolotto industriale dove è buona norma non passare in bicicletta dopo una certa ora. Ma così evidentemente non è stato ed è per questo che l'omicidio di Leonardo Di Cascio ha colpito la città più di tanti altri che lo hanno preceduto. Risse tra balordi, appunto, spacciatori giustiziati da altri spacciatori, mariti gelosi che perdono la testa. No, stavolta la percezione è che sarebbe potuto capitare a chiunque, magari a uno di quelli che portano fuori il cane. E che ora intasano di commenti i social network chiedendosi dove andremo a finire, se non sia meglio armarsi e chiamando in causa il Palazzo, dal sindaco al governo.

L'idea che in queste ore si sono fatti gli inquirenti, dal sostituto Egidio Celano ai carabinieri del capitano Vitantonio Sisto, se vogliamo è ancora più preoccupante. L'omicida potrebbe essere un cane sciolto, uno di quelli che non sono “conosciuti alle forze dell'ordine”, uno che ha perso la testa e dunque anche difficile da contenere e prevedere. Una telecamera di sorveglianza vicino al luogo dell'omicidio ha inquadrato un uomo che si allontana togliendosi i vestiti forse insanguinati, potrebbe essere nordafricano ma chissà. Se ha fatto l'errore di non gettare il cellulare della vittima potrebbero anche prenderlo presto.

La sensazione è che il dramma fosse dietro l'angolo. Martedì sera, nel giro di due ore, altrettanti cinesi sono stati aggrediti vicino alla stazione di Borgonuovo. Il primo è stato ferito gravemente a un braccio da un nordafricano armato di coltello che voleva il portafoglio; il secondo ha reagito all'aggressione mentre la figlia di 5 anni è scappata ed è stata ritrovata nascosta tra le auto in sosta. Poteva finire così anche stavolta, senza il morto, se quell'unico colpo di trincetto non avesse preso Leonardo Lo Cascio alla giugulare. Ma questo non significa che sia stata una tragica fatalità.

Il sindaco Matteo Biffoni si è sentito in dovere di ricordare che dai giardini di piazzale Falcone e Borsellino non sono arrivate particolari segnalazioni di attività pericolose e che lì davanti passano spesso le volanti della polizia, non foss’altro perché la Questura è in fondo alla strada.

Ogni tanto ci si ferma anche una camionetta dell’esercito, quella dell’operazione Strade sicure. Che poi tanto sicure non sono.

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